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Ritratto di famiglia con tempesta – di Simona Fasulo Pieri

Una tempesta sta per abbattersi sulla città. La ventiquattresima dall’inizio dell’anno. Yoshiko ne parla con la figlia, mentre scrivono biglietti di ringraziamento a chi ha partecipato al funerale del marito / padre. L’arte della calligrafia, che nelle famiglie giapponesi è evidentemente tradizione preziosa, fa la sua apparizione per prima, a significare la necessità di lasciare un segno tangibile del proprio passaggio. Tangibile e bello, come una bella scrittura.

Il protagonista della storia è il figlio maschio di Yoshiko, Ryota, che sa di scrittura, poiché è autore di un romanzo che ha vinto un premio importante. Prima ancora che entri in scena, la madre ce ne tratteggia il profilo: Ryota, bello e altissimo per gli standard nipponici (l’attore Hiroshi Abe è stato un acclamato modello prima di diventare un notissimo attore), per sbarcare il lunario fa il detective privato, segue mogli e mariti fedifraghi e li ricatta per ottenere compensi che gli permettano di pagare l’assegno di mantenimento del figlio undicenne. In realtà quei guadagni illeciti se li gioca, come faceva suo padre. Non è stato capace di tenersi il successo che lo ha baciato al suo primo (e per il momento unico) libro, né la moglie, che l’ha lasciato per un uomo più serio.

Ryota ama sinceramente il figlio, forse è ancora innamorato della moglie, di sicuro vorrebbe tornare con lei, che gli darebbe il rigore e il senso di realtà che non riesce a trovare in se stesso, ma non fa niente per cambiare il suo atteggiamento nei confronti della vita. È un uomo velleitario, che non sa stare al passo con l’immagine che qualcun altro (la storia, la tradizione) ha disegnato per lui.

Sua madre Yoshiko è consapevole di tutto, ma gli vuole bene e vorrebbe rivederlo sereno con la sua famiglia, per questo prepara una serata a casa sua con il nipote e la ex nuora per cercare di riunirli…. la notte di sicuro saranno costretti a passarla insieme sotto lo stesso tetto, visto che ormai la tempesta è alle porte. La speranza segreta della donna è che la coabitazione coatta travolga le determinazioni a restare ognuno fermo nella propria posizione.

L’acqua e il vento non cambieranno nei fatti la vita della famiglia, ma scuoteranno sentimenti e consapevolezze.

Hirokazu Kore-Eda è alla sua terza opera sulla famiglia (“Father and son”, “Little sisters”) e ha la grazia di raccontarci una storia piccola e comune senza calcare i toni, senza mostrarci liti, mantenendo una formalità costante tipica della terra da cui proviene e in cui opera, e riuscendo però a mostrarci emozioni e sentimenti attraverso gli sguardi, i gesti e i dettagli che compongono la scena: i biglietti della lotteria, la radio a transistor, il vetro della finestra rotto, le copie del romanzo di Ryota, conservate segretamente dal padre morto.

È un film sull’amore, sulla vita, ma è anche la narrazione delicata delle sconfitte di un uomo che non è quello che vorrebbe o che dovrebbe essere. Un uomo fragile, geloso, disonesto, bugiardo che si lascia maltrattare dalle donne – la madre, la sorella, la moglie – per convenienza e per incapacità. Un personaggio che alla fine piace e intenerisce, ma che ci dà anche il senso di quanto siano complicate e difficili le relazioni tra i sessi.

RITRATTO DI FAMIGLIA CON TEMPESTA
Regia di Hirokazu Kore-Eda
Con Hiroshi Abe, Yoko Maki, Kirin Kiki, Yoshizawa Taiyo

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