Il flipper è sempre in tilt, i trasporti pubblici romani anche – di Alessandro Gatta

La città va in tilt come un flipper anni 70 al minimo movimento…sindacale.  E  Roma vive il solito venerdì nero causato da alcune sigle nei trasporti. Necessità di nuove regole? Quelle attuali aderiscono ad un contesto produttivo ed industriale ormai passato e sicuramente più chiaro di oggi.  Bisogna quindi pensare a modalità di protesta più adeguate e coerenti.  Come per esempio una  alta percentuale di sigle sindacali richiedenti lo sciopero, o orari di garanzia più  estesi,  o forme che coinvolgano la cittadinanza invece di punirla.

La chiave sta nelle parole Servizio  Pubblico.  Certe attività sono appunto un Servizio. Vuol dire che sono usate per scopi primari , come istruirsi, comunicare, raggiungere il posto di lavoro , curarsi. L’interruzione quindi di un Servizio primario non porta danni  all’industria che lo produce, ma agli utenti. Perché appunto non si tratta di clienti, ma di utenti. Immaginate se una società di telecomunicazioni chiudesse un giorno la sua rete per esempio. Sarebbe il disastro. Eppure parliamo di società private. Ma vendono un servizio vitale, la cui interruzione sarebbe una situazione estrema. Uno sciopero dei trasporti cosi lungo a Roma ha causato smog, gravi perdite di tempo e di vita, incontri mancati, rovinato la vacanza di molti turisti  perfino danni all’Alitalia, per dire. Una perdita di valore collettivo che trascende il significato di un piccolo sciopero di un venerdì  estivo.

Il Servizio è quindi Pubblico, come lo sono i dipendenti  di aziende comunali,  che scioperano in un contesto  di forti garanzie, diversamente da altre situazioni come lo sciopero dei lavoratori di H&M, licenziati nonostante la crescita economica dell’azienda. E questo riflette anche il cambiamento sociale che vede sempre più crescere le fasce di lavoratori precari, instabili, a tempo, e fa solidarizzare meno con i  lavoratori garantiti e al di fuori delle dure logiche di mercato. Ma il paradosso è che i malfunzionamenti  dell’azienda dei trasporti romana, di cui gli scioperi hanno solo una piccola responsabilità,  finiscono per  quasi far ipotizzare la privatizzazione del servizio. A favore o contrari che si possa essere, oggi non si può ignorare la necessità di tecnologie , di investimenti, di modernità, di civiltà nei trasporti urbani come in altri settori. Un esempio per tutti la mancata adozione a Roma  di una delle diverse forme di biglietto elettronico .

Nuove relazioni industriali, nuove concezioni del Servizio Pubblico, nuove categorie di lavoratori, speriamo in nuove modalità di considerare i servizi  e anche lo sciopero nei settori nevralgici. Altrimenti il flipper , dopo troppi tilt, si rovina del tutto.

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