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Il caso Malaussène (mi hanno mentito)

 

Quanto vi è mancato? Quanto lo avete amato? Quanto ne avete parlato? Quanto lo avete aspettato? Quanto avete gustato le sue diverse forme di stare al mondo – romanzesche, poetiche, teatrali, monologanti? Quanto vi è piaciuto allora il suo modo “sfigato” di rapportarsi alla realtà? E quanto avete apprezzato la sua tribù variopinta e singolare?
Lui non vi ha tradito (quasi) mai, ma a un certo punto e per un bel po’ è sparito, sostituito da altri interessanti esercizi di scrittura del suo autore, Daniel Pennac. Ora è tornato, per restare, perché questa storia che ci racconta non è che una prima puntata.
Sto parlando del capro espiatorio per eccellenza, del factotum delle edizioni del Taglione (più che factotum lo si può definire lo “schiavo” della Regina Zabo), sto parlando di Benjamin Malaussène.
I suoi numerosi fratelli – vi ricordate alcuni dei loro nomi? Verdun, Thérèse, Jérémy, Il Piccolo, Louna, – sono ormai più che adulti. Alcuni si sono riprodotti e c’è una generazione nuova di ventenni alla conquista del mondo. Che è molto cambiato da quando gli attori erano Ben, Julie Corrençon, la sua compagna di vita, e il vecchio poliziotto Van Thian, ora è un mondo più frastagliato, più complicato, che non si srotola tra la Bastille e Belleville, ma guarda lontano, come quello che viviamo quotidianamente e che i nostri figli affrontano tutto intero, tra difficoltà, paure, andate e ritorni. (A proposito, sua madre, che ormai non può più procurargli fratelli nuovi per sopraggiunti limiti d’età, ogni tanto riappare con un nuovo attempato fidanzato.)
D’altronde anche lui, Benjamin Malaussène, ormai ha un’età più che ragguardevole e con Julie non ha cresciuto solo cani pulciosi e lenti, come il vecchio Julius, (hanno avuto una serie di cani, a cui ha imposto sempre lo stesso nome), ma anche un figlio maschio – Signor Malaussène, detto Sigma – che lavora in Africa, agganciato ad una ONG che si occupa di ambiente. Come i suoi cugini, anche Sigma trascorre lunghi periodi all’estero, per studiare e fare esperienza di vita. Tutti tengono i contatti con il padre / zio via internet quasi quotidianamente. L’osservatorio di Malaussène quindi è decisamente più ampio.
E Ben, che la Regina Zabo (ve la ricordate?), molto invecchiata anche lei, incarica di promuovere un nuovo romanzo delle edizioni del Taglione e di proteggerne l’autore che rischia il linciaggio da parte di fratelli adottivi, si trova anche stavolta alle prese con un caso poliziesco: il rapimento inaspettato di Georges Lapietà, uomo d’affari, ex ministro e consulente del gruppo LAVA, consorzio specializzato su scala europea nella fornitura di acqua potabile. Trattandosi di un caso difficile non può mancare il gruppo di poliziotti che abbiamo conosciuto a suo tempo – Silistri, Rabdomant, Legendre, Pastor, Carrega, tutti invecchiati ma ancora potenzialmente vigorosi e acuti.
“Il caso Malaussène – Mi hanno mentito” è la prima puntata di questa saga, che come una vera serie che si rispetti ha un plot avvincente e una scrittura sagace e immersa nel presente, (che viene scandagliato e analizzato con puntualità e sincerità), e ci chiede di restare fedeli. E noi come potremmo sottrarci al ritorno di vecchi amici?
Pennac si conferma un autore intelligente e divertente.

Il caso Malaussène – Mi hanno mentito
di Daniel Pennac
traduzione di Yasmine Melaouah
Feltrinelli

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