Incontro con Paola Crisostomidis Gatti – di Paolo Montesi

Abbiamo incontrato Paola in un evento ed è nata questa intervista per RMagazine.
Paola ha pubblicato recentemente un bellissimo libro di poesie: “Istanti lunghi come coltelli”.
Potete trovare il libro in tutte le maggiori librerie italiane.

– Cosa rappresenta per te la poesia?
Ho sempre scritto poesie, le prime che ricordo risalgono ai miei dieci anni.
Ritengo che della poesia se ne possa fare l’uso che si vuole. Per me ha una funzione terapeutica, è la mia medicina dell’anima, nei momenti particolari della vita mi è stata vicina come una coperta calda, mi ha aiutata a gestire il dolore e la perdita di punti di riferimento.

– Come è nato questo libro?
Il libro è nato in un periodo di grande sofferenza, avevo perso due persone importanti a breve distanza, dovevo elaborare due lutti contemporaneamente, uno reale e uno sentimentale. Le poesie sono state scritte nell’arco degli ultimi vent’anni, ma dal 2014 c’è stata una concentrazione maggiore grazie, appunto, all’uso terapeutico della poesia.

– Perché ha questo titolo?
Questo libro si chiama Istanti lunghi come coltelli perchè rappresenta l’attesa, l’attesa di un amore che non ritorna, l’attesa di una guarigione dal male di vivere. Ma soprattutto l’attesa per un percorso di rinascita. I coltelli invece feriscono, fanno male come l’attesa.

– È ricorrente nel libro il tema del viaggio, perché? Che valore gli dai?
Il tema del viaggio è ricorrente nelle mie poesie perché ho sempre vissuto senza radici, mio padre era un militare, ogni anno o al massimo due dovevamo cambiare città e ricominciare. E questo da un lato ha creato dentro di me la paura dei legami, una sorta di auto-salvataggio dalla perdita degli affetti, e dall’altro un senso profondo di libertà, di poter ricominciare ogni volta , di non essere legato a nessun luogo, di avere sempre le valigie pronte, il cosiddetto “Viator” della prefazione scritta da Giuliano Ladolfi.

– Sei nata a Messina , Firenze è la tua città d’adozione, vivi a Roma. Quali scelte dietro?
E’ sempre collegato alla necessità del cambiamento che ormai è così radicato dentro di me da non poterne fare a meno. La Sicilia, Firenze e Roma sono un triangolo imprescindibile di destino e di crescita. La prima è il luogo della nascita che secondo me non è mai casuale, sento dentro la passionalità e l’orgoglio siciliano, l’essenza degli abitanti dell’isola che quando sono stanchi di mondo si chiudono in una fortezza imperscrutabile. Firenze è la città dell’anima, non potrei farne a meno, la amo e la odio come un grande amore, è stata la mia maestra di vita e di piacere estetico, ogni suo angolo è per me un’emozione, un ricordo. Roma è la città del lavoro, ma anche dell’accoglienza, qui ho trovato cuori grandi che non mi hanno fatto mai sentire sola. E poi degli affetti forti, mio figlio e mia madre vivono qui.

– In che modo Roma è dentro di te se lo è?
Roma, è dentro di me per un mio bisogno di routine, di regole, di abitudini, perché mentre Firenze è un dolore acuto e una gioia infinita a fasi alterne, Roma mi dà un amore tranquillo, un po’ come un lungo matrimonio dove non ti aspetti grandi emozioni, ma ti senti protetta e perfettamente a tuo agio. E poi io amo la metropoli, il caos, lo smog. Non riesco a pensare e a scrivere nel silenzio. Nel silenzio mi cresce l’ansia dentro.

Paola Crisostomidis Gatti, autrice del libro di poesie “Istanti lunghi come coltelli”

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