Il contagio – di Paolo Montesi

Pasolini e i suoi temi aggiornati ai nostri tempi, una periferia romana, l’intellettuale “frocio” e il giovane amante palestrato con moglie, la giovane coppia che cerca casa, i pestaggi, gli spacciatori, la cocaina a fiumi, il boss che ti fa uccidere per 2000 €.
Il tutto condito con sembianze, movenze e cadenze tipiche di un immaginario stereotipato modo coatto, quasi macchiettistico nella recitazione dalle cadenze eccessive e forzate.
il film inizia e finisce con un’inquadratura di un palazzo di case popolari che somiglia molto al “colosseo quadrato” di mussoliniana memoria che domina l’Eur con la sua bellezza razionalista. Qui i personaggi si muovono per tutta la prima parte del film e ci raccontano con le loro chiacchere i loro problemi, i sogni, le angosce e la loro disperata visione di una vita senza possibilità di riscatto. Qui quindi le origini del “contagio”.
Nella seconda parte il “contagio” si sviluppa cambiando quartiere; si passa a Prati, dove la coppia che ce l’ha “fatta” va a vivere.
Aumenta la posta in gioco per i protagonisti sempre nella malavita romana che sfrutta il sottobosco politico e amministrativo di una roma sempre piu mafiosa ed in mano a mafiosi, il tutto raccontato in modo onirico, distaccato.
Un’affresco insomma di una realta romana senza speranza.
Non troviamo pero nel film la giusta maniera di raccontare e i personaggi e anche i dialoghi sono stereotipati senza un vero approfondimento.

Il contagio è un film drammatico del 2017 diretto da Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, adattamento di una pièce teatrale tratta dall’omonimo romanzo di Walter Siti.
Il film è interpretato da Vincenzo Salemme, Vinicio Marchioni, Anna Foglietta e Giulia Bevilacqua.

Paolo Montesi

Mail: paolo.montesi@rmagazine.it

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