Re Lear al Teatro Argentina – di Gabriella Montecalvo

Re Lear al Teatro Argentina. Uno Shakespeare classico mai così moderno messo in scena da Giorgio Barberio Corsetti che ci riporta al racconto, alla storia, ai meandri più oscuri dell’inconscio, ai pensieri più inconfessabili dell’essere umano, alle tracce della tragedia greca. Un Lear attuale, nel suo abito di velluto rosso che avviene adesso, fuori dall’ordinario. Non più un uomo vecchio e stanco ma colui che decide di cedere e liberarsi del potere e delle sue responsabilità per vivere e riappropriarsi della sua energia, dello spazio personale, della linfa vitale, della “bizzarra giovinezza” da vivere e condividere con i suoi cento cavalieri. Ed ecco la tragedia: Il potere si frantuma e si insinua nella vita e nell’animo di chi lo ha ricevuto ed ereditato come una specie di veleno che porta alla rottura tra padri e figli, padri e figlie, alla follia di un uomo che non ne ha previsto le conseguenze. E’ la tragedia dei sentimenti, dell’impeto, della rabbia, delle passioni, della fragilità, dei segreti, dell’amore, della follia, della morte, in un progressivo passaggio ed intreccio che vede le generazioni, vittime, senza via di scampo. E’ l’attuale storia di un padre che non ha saputo vedere i figli e quella dei figli che tradiscono. E’ lo sgomento ed il disorientamento che si insinuano nella mente consapevole, fino alla follia, percorrendo una lunga catena di amore, tradimento, dolore e morte. Un Ennio Fantastichini perfetto nella sua parte. Attori dalla forte struttura teatrale ed interpretativa. Una regia essenziale e al tempo stesso forte, prepotente, poetica ed allegorica. Uno spazio scenico scuro, con proiezioni e con pochissimi arredi metallici, sbilenchi e che si calano dall’alto e verso l’alto scompaiono ma di grande effetto. Uno spettacolo vitale da vedere.

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