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la ruota delle meraviglie

 

Stavolta con Woody Allen siamo dalle parti di Tennessee Williams, perché La Ruota delle meraviglie è un drammone americano con tutti i sacri crismi. Uno Zoo di vetro con giovani dai sogni ardenti, mariti traditi, scomparsi forse morti, mogli dalle speranze infrante.
Un vero godimento per gli occhi e per l’intelletto ricollocare ogni immagine, ogni dialogo, ogni frammento nella dimensione da cui proviene: il melodramma. C’è persino la voce fuori campo – il narratore a posteriori – che sovente compare anche nelle opere di stampo diverso dell’autore americano più prolifico del cinema. Allen, insomma, resta se stesso, coi dialoghi affastellati di emozioni analizzate, coi riferimenti letterari e cinematografici a iosa.
D’altronde il narratore, che è uno smagliante Justin Timberlake, perfetto nella parte, è un aspirante scrittore – Mickey – prestato per l’estate del 1950 alla spiaggia di Coney Island dove fa il bagnino e dalla sua strategica postazione al di sopra di tutto, controlla i bagnanti, sì, ma soprattutto si nutre delle vite altrui, come ogni scrittore che si rispetti.
Siamo nel 1950. La guerra appena finita ha squassato un po’ tutto. Ci rendono edotti della voglia di scuotersi di dosso dolori e miserie i colori che Santo Loquasto con le sue scene e Vittorio Storaro con la sua fotografia, hanno scelto per inquadrare la spiaggia di Coney Island, sul cui sfondo campeggia la Wonder Wheel per grandi e piccini. Da subito siamo immersi in tutte le tonalità del rosso e dell’arancione, e il colore e la luce sono elementi fondamentali come la storia e gli attori.
Il “la” alla vicenda lo dà l’arrivo di Carolina, la graziosissima Juno Temple, i cui occhi spenti all’inizio dalla vicenda che la porta al parco di divertimenti, prenderanno a scintillare sempre più via via che il plot avanza. Carolina cerca suo padre che non vede da cinque anni e il padre, il giostraio Humptey – un Jim Belushi che vediamo finalmente fuori delle sitcom -, continuerebbe volentieri ad evitarla se non l’amasse. Lui, vedovo deluso dal comportamento dell’unica figlia che è scappata per sposarsi con un gangster, si è rifatto una vita. La nuova moglie – Ginny – Kate Winslet, bella e procace nelle sue vestagliette e sottovesti da maggiorata italiana degli anni cinquanta, ha abbandonato una carriera da attrice sostituta in teatro per scontare un tradimento e l’abbandono del primo marito e ora arranca in una vita che non sente sua, raccontandosi che sta semplicemente “recitando la parte della cameriera”.
Con Ginny e Humptey vive il figlio di lei, Richie, che ha una decina d’anni, i capelli rossi, è insensibile alle richieste, alle minacce e alle blandizie degli adulti, perché ha due sole passioni: il cinema e il fuoco. Per il cinema ruba i soldi dai vari salvadanai di casa, per il fuoco compone pire artistiche e resta a guardarle bruciare finché non arriva qualcuno a metterlo in fuga.
Ma in ogni narrazione che si rispetti la molla è il desiderio, e tutti i personaggi ne hanno uno: Ginny vorrebbe fuggire col suo nuovo giovane amore per riprendere grazie a lui la sua vera vocazione di attrice, e come nel Tram che si chiama desiderio – sempre Tennessee Williams – la sua ultima scena madre è una grandiosa prova di recitazione sopra le righe, ma si capisce che l’ennesimo fatale senso di colpa le distruggerà per sempre la vita. Humptey desidera solo una vita serena in famiglia, vedere la figlia in salvo e poter andare a pescare con gli amici e la moglie. Carolina vorrebbe essere libera di riprendere ad amare, stavolta magari un bravo ragazzo, e rifarsi una vita lontano dai pericoli. Mickey vorrebbe finire gli studi e scrivere; sul resto ha un po’ di confusione, ma è giovane ancora… E il piccolo Richie, che assomiglia assai a Woody Allen, vorrebbe solo stare seduto tranquillo in una sala cinematografica e godersi le storie dei film…. se poi potesse permettersi anche di accendere qualche focherello qua e là…
Se l’arrivo di Carolina dà il via alla vicenda, la sua partenza ne decreta la fine. Ma intanto gli animi già scossi si sono cimentati con tutta la gamma dei sentimenti: amore, passione, gelosia, invidia, vendetta, fino a ricomporre – diverse – le vite di tutti. Proprio come è d’obbligo nelle trame del melodramma, e come succede – spesso fortunatamente con tempi più laschi – nella vita.
Intendiamoci: La ruota delle meraviglie non è uno dei film di Woody Allen più riusciti, è un esercizio di stile che però fa felice il cinefilo, l’appassionato delle storie familiari forti, che si dipanano restando nel contesto delle emozioni private. Dialoghi e recitazione sono impeccabili.

LA RUOTA DELLE MERAVIGLIE (WONDER WHEEL)
ANNO: 2017
REGIA: Woody Allen
ATTORI: Kate Winslet, Justin Timberlake, Juno Temple, James Belushi, Max Casella, Tony Sirico, Steve Schirripa, Jack Gore
PAESE: USA
DURATA: 101 Min

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