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Benedetta follia – di simona fasulo pieri

Ho fatto un errore. Succede e non posso dolermene più di tanto. Ho scelto il film sbagliato. Centellino i titoli perché il cinema costa e il tempo e i soldi sono pochi. Quindi ieri sera ho sbagliato, ma mi sono fidata dei nomi degli sceneggiatori, che sono gli stessi di Lo chiamavano Jeeg Robot, Guaglianone e Menotti. E poi, mi sono detta, va bene che Verdone ultimamente non si distanzia molto dai cinepanettoni vanziniani, ma bisogna dare fiducia a un regista che ai suoi tempi ha dato nuova linfa alla commedia all’italiana.
Ho sbagliato e devo chiedere scusa solo a me stessa, ma questo Benedetta follia di Verdone, pur avendo bella fotografia, attori discreti, ambienti divertenti e colori strepitosi è brutto, banale, volgare. La trama è questa: lui viene lasciato dalla moglie per un’altra donna, al suo negozio di arredi sacri manca una commessa e gli piomba tra capo e collo la Pastorelli, cubista inseguita da cattivoni romani cui deve dei soldi. Lei lo aiuterà a cercare l’anima gemella nelle app d’incontri, lui la aiuterà prestandole dei soldi. E il finale, il cui risvolto familiare si comprende all’apparizione della donna giusta – è scontatissimo. Ma non è questo il punto. Si tratta pur sempre di una commedia, solo che si poteva fare con più garbo.
Ilenia Pastorelli è una bellissima ragazza coatta che in Jeeg Robot era una delizia e qui invece è una bellissima ragazza coatta, e per mostrarci chiaramente che è bellissima e coatta, il regista ha deciso di filmarla in succinti pagliaccetti da lap dance e in un costumino da spiaggia ridicolo, per la serie più carne mettiamo in mostra più il film fa soldi.
Se vogliamo continuare a parlare di questo aspetto, ma poi in fondo il film sta tutto qui, non sto a raccontare che cosa pensano i due sceneggiatori (maschi) della sessualità femminile oggi, ma certo è sconfortante: cellulari vibranti che scompaiono in bui anfratti femminili, alcolizzate senza mutande e ex mogli improvvisamente diventate lesbiche che decidono non si sa perché di tornare alla carica per riconquistarsi un uomo mediocre, forse devoto, ma noioso e baciapile, la macchietta verdoniana per antonomasia insomma.
Sarò sincera: a tratti ho anche riso e ho trovato divertente il siparietto coreografico durante il viaggio da ecstasy del vecchio protagonista.
Sono uscita dal cinema con una gran massa di persone, tra cui tanti ragazzini, perché questo film passa per un prodotto per famiglie, come i cinepanettoni, e invece è brutto, banale, volgare. Eppure, ne sono certa, Verdone è molto più intelligente e preparato dei film che fa. E lo sono anche gli sceneggiatori e gli attori. Quindi è un prodotto pensato per dei fruitori specifici, gli italiani. Evidentemente, secondo un vecchio pensiero – quello sì, brutto banale e volgare – gli italiani sono così. E all’uscita dalla visione del film ho pensato proprio questo: forse dobbiamo ripartire da qui e ribaltare questo vecchio pensiero che ha fatto tanti danni, per poi ricominciare a scrivere un cinema (una TV, una letteratura, un pensiero) migliore.

GENERE: Commedia
ANNO: 2018
REGIA: Carlo Verdone
ATTORI: Carlo Verdone, Ilenia Pastorelli, Maria Pia Calzone, Lucrezia Lante della Rovere, Paola Minaccioni, Elisa Di Eusanio, Francesca Manzini, Piero Concilietti, Anna Ferraioli, Ciro Scalera, Margherita Di Rauso, Valentina D’Ulisse, Federica Fracassi
PAESE: Italia
DURATA: 109 Min
DISTRIBUZIONE: Filmauro di Luigi e Aurelio De Laurentiis

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