A voce alta nella notte

Mi piace leggere ad alta voce. Quand’ero molto giovane per qualche tempo ho letto il giornale ad un signore cieco, per anni poi ho letto cose mie o di altri alla radio e quando mia figlia era bambina le ho raccontato tante favole, filastrocche, poesie, le ho letto decine di libri.
Leggere a voce alta è un gran divertimento: hai davanti una pagina con tutte quelle lettere una dietro l’altra che hanno un senso da capire e da far capire a chi ti ascolta. Occorre dare un’intonazione, cercare una sfumatura di voce consona, saper aggiungere quel quid di tragico, amaro, dolce o sapido affinché l’ascoltatore possa allinearsi alle intenzioni dello scrittore, che passano però attraverso l’interpretazione del lettore. Un doppio salto insomma, delicato per chi legge, intrigante per chi ascolta. Una grande responsabilità per il lettore a voce alta, che può, col suo solo timbro, aggiungere troppo o sottrarre senso.
Forse perché comprendo fino in fondo il valore della lettura a voce alta, gli audiolibri non mi hanno mai conquistata fino in fondo… o forse solo perché non li avevo mai avuti a portata d’orecchio. Intendiamoci: sono cresciuta con la lettura a più voci dei classici proposta per decenni da Radio Rai e ora trasmessa in forma varia da Radio tre. Ma in quel caso il dispositivo di trasmissione era la radio, e l’ascolto era collettivo, anche se fruito in solitudine nell’abitacolo della propria automobile o nel chiuso della propria stanza.

La scorsa settimana però ho avuto l’esperienza vera dell’audiolibro. Ho fatto compagnia a mia figlia che, dopo aver subito un piccolo intervento, doveva stare al buio, e, soprattutto passare la notte tra vari dolori. L’app per audiolibri di cui si era fornita preventivamente era molto vicina alla soluzione perfetta per essere traghettati più o meno sani e salvi verso l’alba.
Abbiamo cominciato con Sergio Rubini che ci ha gentilmente letto Sostiene Pereira: a occhi chiusi abbiamo passeggiato per l’amatissima Lisbona, mangiato dolci, sudato con Pereira, affannando su per le erte di Alfama, abbiamo capito fino in fondo la sua profonda relazione con la moglie in fotografia, ci siamo lasciate sorprendere dall’incontro con colui che, suo malgrado, lo perderà. Verso la fine però, era ormai notte fonda, ci siamo rifiutate di assistre al peggio, e siamo passate all’Arminuta, che invece non avevo ancora letto. Ci è venuta incontro Jasmine Trinca, dalla voce più neutra, meno incisiva, a volte quasi inespressiva, ma il libro è arrivato lo stesso e, nella stanza buia, abbiamo sentito le parole aspre della madre estranea, annusato l’odore del sonno dei fratelli sconosciuti, percepito lo stupore dell’arminuta (“la ritornata”) nel ritrovarsi con una famiglia nuova – quella vera – che non le piace e non le rende giustizia. A un certo punto però abbiamo abbandonato anche lei al suo destino per immergerci nientepopodimeno che nel libro dei libri, Anna Karenina. Grandissima lettrice, Anna Bonaiuto si è imposta nella notte per portarci a pattinare sul ghiaccio con Kitty e Dolly e rammentarci la situazione socio economica della Russia dei tempi, informarci sulle tolette, le sensazioni, i pensieri, le gelosie e le rivalità.
Il sonno andava e veniva, poco prima dell’alba la Bonaiuto era arrivata al 71° capitolo, e forse anche mia figlia, ma per me il tempo non aveva più senso, galleggiavo nel buio tra i personaggi ascoltati e i miei sogni.
Lasciata anche Anna, abbiamo ripiegato su Benjamin Malaussène, ma del Paradiso degli Orchi, lettore Claudio Bisio, ho ascoltato giusto l’incipit, il nuovo giorno era ormai una realtà e dovevo mettermi in moto. Stanca, serena e con un’esperienza da condividere: ascoltare un audiolibro è un po’ come tornare bambini quando non sapevamo leggere e a decifrare quei meravigliosi geroglifici che ci incantavano tanto, era qualcun altro, una sorta di mago, traghettatore di personaggi e storie bellissime.
E’ da qui che inizia la conoscenza, dall’esperienza antica dell’ascolto, quando i nostri progenitori si sedevano attorno al fuoco e qualcuno narrava l’ultima battuta di caccia al tirannosauro.
Dovevano essere racconti terribilmente avvincenti.

Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi (1994)
L’Arminuta, Donatella Di Pietrantonio (2017)
Anna Karenina, Lev Tolstoj (1877)
Il paradiso degli Orchi, Daniel Pennac (1985)

Simona Fasulo

Mail: simofas@gmail.com

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