I libri di Pasqua

La Pasqua per me da bambina era abiti nuovi primaverili. Sento ancora addosso la consistenza del piquet, il tessuto di cotone a disegni geometrici minuscoli, di cui era fatto il vestitino rosso bianco e blu della Pasqua dei sette anni, sento l’odore delle scarpette bianche col cinturino, risento il fruscio del pettine tra i capelli morbidi lavati di fresco, e il tocco di mani esperte che legavano nastri tra le trecce raccolte dietro la nuca in ricordo di un tempo allora già antico, che oggi appare antichissimo. Pasqua era anche il dono di un libro nuovo – fino ai nove/dieci anni illustrato, con la copertina rigida e le pagine che sapevano di buono e i caratteri stampati grandi perché potessero essere riconosciuti subito anche da un lettore alle prime armi come è un bambino.

C’è voluta una giornata prepasquale in campagna, con bambini di oggi tanto piccoli da accettare giochi passati e giovani adulti docili al punto da condividere riti forse fuori moda: l’uovo con gli intarsi colorati e le roselline in rilievo, le pecorelle di zucchero, la colomba con le mandorle. C’è voluto tutto questo impasto tendente al seppia cinematografico – il colore della memoria – per ricordare le sensazioni di un tempo, ma anche perché la realtà vissuta di fresco sembrasse già simile a un ricordo. E’ lo stesso effetto della lettura che a volte sa trasformare le vite altrui nelle nostre, in una specie di osmosi che dissolve la nettezza dei contorni. D’altronde oggi è Pasqua, che significa “passare oltre”. Se gli Ebrei con la festa di Pesach ricordano il passaggio attraverso il mar Rosso dalla schiavitù alla liberazione, per i cristiani Pasqua è la Resurrezione e viene celebrata la domenica che segue il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera perché, come tutte le feste di tutte le religioni, è strettamente legata ai riti agricoli, quindi alla luna.
Ricapitolando, questa rubrica oggi mi è stata ispirata direttamente dalla visione notturna della luna piena che ha immediatamente preso contatto con la mia scintilla di follia. Ma che sia chiaro, questa non vuol essere una confessione di alterazione mentale, piuttosto una segnalazione per tutti: la scintilla di follia vive in ogni lettore doc, perché chi legge assapora le cose con la consapevolezza che, se pure tutto è già stato vissuto e raccontato, può sorprenderci ancora, nella vita come tra le pagine dell’ultimo libro sul comodino.