La gabbia dorata – Camilla Läckberg

 

Faye sembra essere una donna realizzata che vive un’esistenza dorata insieme al marito Jack e alla loro bambina.
Il ricordo della violenza che ha flagellato la sua infanzia e adolescenza affiora ormai di rado e prevalentemente in sogno, i legami con il suo paese di origine, Fjallbacka, li ha recisi quando si è trasferita a Stoccolma per studiare economia, iniziando una vita nuova, cambiando nome e nascondendo a tutti i suoi drammatici trascorsi familiari culminati con il suicidio del fratello e la condanna all’ergastolo del padre per la scomparsa della madre.
Ventenne, bella, ambiziosa e intelligentissima, una volta giunta a Stoccolma non consente a nessuno di ostacolarla nel raggiungimento dei suoi obiettivi, e chi ci prova, come Viktor, un ex fidanzato che ha scoperto i segreti del suo passato e che, rabbioso per essere stato lasciato, minaccia di divulgarli in giro, muore arso vivo nel letto. Una reazione severa, certo, ma pazienza, ormai il lettore “empatizza” con Faye e pensa che in fondo in fondo quel tipo, Viktor, se la sia proprio cercata…
Viktor viene dimenticato subito e non ne emergerà più alcuna traccia nel corso del romanzo, ma il suo triste destino alla fin fine servirà a tracciare la differenza tra azione difensiva estrema e vendetta. E soprattutto, getterà il seme del dubbio sulle condizioni psichiche di quella che ormai è la nostra beniamina, Faye, e questo seme germoglierà vascolarizzando il connettivo di tutta la storia, mantenendo ancora più alto, come se ce fosse bisogno, il livello di tensione e di coinvolgimento del lettore.Quando Viktor muore per un “incidente” divampato, noi sappiamo come, nel suo letto, Faye ha già conosciuto Jack, del quale, e a ragione, Viktor era stato mortalmente geloso, e non impiega molto ad innamorarsene perdutamente. Interrompe l’università per lavorare e mantenerlo, consentendogli di dedicarsi alla fondazione e al lancio di una Società della quale è lei la principale ideatrice, e quando dopo un anno lui diventa milionario, si sposano e mettono al mondo una bambina.
Faye è convinta di vivere la vita che aveva sempre sognato e per la quale si è impegnata molto, arrivando addirittura a domare la propria esuberante intelligenza, sedandola, per valorizzare la modesta personalità del marito e per non scalfirne lo smisurato ego.
Accetta con indulgente superiorità femminea le fantasie pedopornografiche di Jack, non considerando i rischi ai quali è esposta la figlia.
Lo stato di autoindotta narcosi intellettuale, con la convinzione di vivere una vita favolosa all’insegna dell’amore e dell’armonia familiare, però, si dissolvono drammaticamente quando sorprende il marito a letto con una sua giovane collaboratrice. Faye è annichilita e scioccata, e tenta pateticamente di salvare il suo matrimonio.
Lui è ancora smutandato quando lei piagnucola che lo perdona e lo supplica di non abbandonarla. Ma non c’è niente da fare, Jack, sempre svestito, dichiara di amare l’amante e vuole il divorzio, senza riconoscerle alcun sostegno economico, visto che anni prima lei ha rinunciato a qualunque pretesa rispetto alla Società che aveva contribuito a creare per non alterarne gli equilibri interni.
La maestria della Läckberg nel descrivere l’umiliazione straziante della sua eroina non sono in grado di rappresentarvela, ma credetemi, se dopo aver letto quelle pagine si fosse materializzato di fronte a me il personaggio di Faye per chiedermi di aiutarla a rifinire lo scalpo di quel suino di Jack, bè, lo avrei fatto di buona lena.
Vi anticipo tuttavia che Faye non scotennerà il marito, e neanche la sua odiosissima amante.
Elaborato lo shock, si risveglia e rifiorisce. La rabbia accumulata nell’infanzia, rinvigorita dalla rabbia nuova, finalmente può riprendere a defluire, fornendole l’energia fisica ed intellettuale necessarie per la pianificazione della sua rinascita, che non potrà prescindere da una vendetta inesorabile che condizionerà disgraziatamente l’esistenza di quel sudicione di Jack fino alla fine dei suoi giorni.
Vi assicuro che Camilla Läckberg non vi deluderà, il piano messo a punto da Faye e lo splendido finale di questo romanzo delizierà i lettori che stanno dalla sua parte, e offrirà un indeclinabile spunto di riflessione, se non ottimisticamente un deterrente, per i tanti, troppi Jack che con la loro esistenza contaminano il mondo.
“La gabbia dorata” è il secondo romanzo dedicato alla vendetta per i soprusi subiti dai più deboli, nel precedente, “Donne che non perdonano”, con il quale l’autrice ha inaugurato un nuovo percorso narrativo “socialmente più impegnato”, come mi sembra lo abbia definito lei in un’intervista, la Läckberg sfoggia un insospettato quanto irresistibile senso dell’umorismo, che dispiace non abbia profuso anche in questo ultimo.
Ma è l’unico appunto che mi sento di muovere alla Läckberg, che non a caso rientra nel novero degli scrittori contemporanei più letti nel mondo.

La gabbia dorata

Camilla Läckberg

Traduttore: L. Cangemi
Editore: Marsilio
Collana: Farfalle
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 11 aprile 2019
Pagine: 410 p., Brossura
€19,90
EAN: 9788829700165

 

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