Una vita violenta

Esce nelle sale italiane domani, giovedì 23 maggio, Una vita violenta, titolo volutamente pasoliniano, perché il regista Thierry de Peretti si dichiara appassionato cultore di Pierpaolo Pasolini.

Il film si apre con Stéphane, fuorisede che a Parigi conduce una vita da studente, finché non riceve una telefonata che lo spinge a tornare a Bastia, e per lui ricomincia quello che è stato costretto a lasciare: l’inferno. Un inferno che in un lungo e articolato flashback riviviamo anche noi.

Il protagonista e i suoi giovani amici respirano l’aria violenta della lotta politica fin dall’adolescenza. La sorte vuole che Stéphane finisca in carcere per un reato minore e sarà lì, dall’incontro con i veri combattenti che si formerà l’animo indipendentista dello studente e poi del suo gruppo.

Durante la conferenza stampa romana, de Peretti ha dichiarato di essere personalmente contrario al concetto di identità di un popolo. “L’identità può essere solo intima, individuale”, ha detto, collettivizzata porta automaticamente all’idea aberrante di purezza. “La grande menzogna del nazionalismo è che spesso è solo lo strumento di un interesse privato, e facilmente porta al fascismo e alla guerra”.  Ciononostante “il nazionalismo corso è moderno perché cerca il rapporto col popolo e le istituzioni, e tiene conto delle questioni sociali che sono importanti”. La finalità comunque era fare il punto su questioni vissute da vicino e raccontare la Corsica degli anni della sua giovinezza, la sua generazione decimata da quella sorta di guerra che mise fine alla vita di decine di giovani e giovanissimi, perché era come se ci fossero due mondi – dice – “uno pervaso dagli eventi e dalla confusione e l’altro ossessionato dal sangue, dalla follia e dal territorio”.

La sceneggiatura è ispirata alla figura di Nicolas Montigny, un giovane attivista nazionalista assassinato a Bastia nel 2001. Il flashback che disegna l’escalation di violenza cui sono votati quei giovani per nascita e appartenenza, ci porta in una terra impervia e difficile dove infiltrazioni mafiose e ambiguità statali corrompono le aspettative di un futuro diverso e più pacifico.

Come sempre consiglio la visione del film in lingua originale, per poter godere della lingua corsa, che è sì francese, ma con una serie di reminiscenze dell’italiano che addolciscono e rendono più comprensibili i dialoghi.

 

UNA VITA VIOLENTA Titolo originale: Une vie violente
Regia: Thierry de Peretti
Interpreti: Jean Michelangeli, Marie-Pierre Nouveau, Henri-Noël Tabary, Délia Sepulcre-Nativi, Cédric Appietto;
Distribuzione: Kitchenfilm
Durata: 107′
Origine:  Francia, 2017