Il nome da sposata

Da tempo un vento maligno per la libertà delle donne sta soffiando sul nostro paese. I dati parlano chiaro, assai più chiaro di qualsiasi opinionista o scribacchino del sociale. I sovranisti vogliono essere sovrani anche in casa. La vicenda delle nuove tessere delle elettrici femmine su cui, oltre al loro nome e e cognome, c’è anche quello del marito la dice lunga.

Che significa? Che le mogli ridiventano proprietà dei loro mariti, almeno dal punto di vista legale, perché  hanno bisogno di essere schedate anche col cognome dell’uomo con cui sono sposate. Succede lo stesso ai mariti? No. Sulle schede elettorali degli uomini, e in genere su nessuno dei loro documenti, è segnalato il cognome della donna con cui sono convolati a giuste nozze.

Nelle unioni tra coppie dello stesso sesso nessuno dei due è costretto ad aggiungere accanto al proprio il cognome dell’altro, e per quello dei figli, si decide di comune accordo quale si sceglierà.

Il cognome con cui le donne sono nate, da sempre finisce in secondo piano, perché i figli per il diritto di famiglia devono assumere quello del padre, antico retaggio in cui le donne, per avere un posto nella società, dovevano essere sposate. Da decenni le donne sono la parte più produttiva del paese, fanno almeno due lavori – quello fuori e quello a casa – allevano figli se decidono di averne, eppure guadagnano sensibilmente di meno rispetto agli uomini e nella carriera spessissimo restano al palo, e solo per questione di sesso. Alle donne viene tolto molto e da sempre. Certi cognomi scompaiono del tutto perché non ci sono figli maschi a portarli. Il vecchio e brutto detto : “Auguri e figli maschi” racconta il piacere che si provava a nascere femmine in famiglie patriarcali. Ma credevamo che molte cose fossero cambiate, e in meglio. Ora ci ritroviamo a dover portare al seggio elettorale la tessera che ci definisce come “moglie di”. Non basta essere cittadine?

Sembra una questione da poco, ma non lo è. Ed è un atto del nostro governo guidato da persone miopi e, per usare un eufemismo, poco aperte verso le minoranze e le diversità.

Fermo restando che le donne non sono diverse e non sono di sicuro la minoranza, che per fortuna generalmente non combattono con le armi della violenza cui sono avvezzi i maschi, mi sembra giusto che abbiano gli stessi diritti degli uomini, partendo da quelli basic: mantenere il proprio cognome, non avere paura di girare per strada da sole, potersi muovere in autonomia senza essere costrette ad avere un marito, un compagno, un uomo accanto insomma, che funga da protettore di una specie più debole.