Tutto il dolore del mondo

Ci siamo accorti di un cambio di mentalità nella ragnatela delle relazioni della nostra società anche quando le famiglie italiane hanno iniziato a delegare a terzi, l’assistenza dei propri congiunti che non possono essere autonomi o che in vecchiaia diventano “scomodi” da avere in casa.

Facciamo un passo indietro. La nostra civiltà provienente dalla cultura contadina, era abituata a gestire in famiglia tali situazioni e magari i più ricchi si facevano aiutare da “famigli”. Ma ogni componente aveva un compito preciso. Tutto in una forma naturale, con la consapevolezza che prima o poi sarebbe toccato a noi e i nostri figli avrebbero fatto la stessa cosa per noi. Senza lasciare solo il congiunto.

Dicevamo quindi che oggi non è più così. Si delega tutto al “badante” oppure a strutture terze che sostituiscono in toto la famiglia. Tutto a pagamento e tutto falsamente accogliente per il “paziente” e tutto senza alcuno scrupolo.

Certo la famiglia è cambiata, lavorano ambedue i coniugi in genere e dove invece è disgregata diventa impossibile fare diversamente. Ma è l’unica soluzione? Non lo sappiamo ma sappiamo per esperienza che ciò avviene anche laddove tali problematiche non sono presenti e/o si ha disponibilità di tempo.

Allora ci chiediamo perché cerchiamo di “scaricare” a terzi estranei la gestione di una persona cara in difficoltà?

Forse perché si fugge sopratutto dal dolore che queste persone care ci provocano con il “loro” dolore? O è solo egoismo e incapacità ormai di provare amore?

Li andiamo a trovare la domenica, si fanno pensieri affettuosi, baci e poi si fugge via dimenticando.

Non so di chi sia la frase: “tutto il dolore del mondo se è tuo diventa anche mio”, ma so che una parte bella della nostra società la vive in prima persona. Una parte di “umanità” che lotta per stare vicino ai propri cari in difficoltà e che non mette annunci sui social per cercare posti dove lasciarli. Ospizi si che devono essere “mi raccomando… divertenti” come abbiamo letto su FB su un annuncio di una conoscente e che ci ha spinto a scriverne.

E questa fuga dalle responsabilità si ripercuote anche nei comportamenti sociali e nella incapacità di umana pietas verso il prossimo.

Ma qui è un altro discorso.

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