la stagione della strega

 

Strega, si fa chiamare così Gloria dopo la fuga da casa col suo amico John, che, appena fuori dalle grinfie del padre psicoanalista, prende anche lui un nome nuovo, Roy.

Lei ha solo 17 anni e, in disaccordo esistenziale con la madre borghese e consumista, è sulle tracce del suo, di padre, di cui sa solo che insegna filosofia in una Università newyorchese. Roy invece, ancora indeciso sulla sua tendenza sessuale, scappa dalla chiamata dello zio Sam per evitare la guerra in Vietnam.

E’ il 1969, gli Stati Uniti portano avanti una delle loro prime “guerre di pace”.

Combattere nel nome della pace è come scopare in nome della verginità. Scritta nel bagno degli uomini, metropolitana, fermata di Astor Place. L’unico modo di vincere una guerra è accertarsi che il nemico abbia tutto ciò che gli serve…

appunta Gloria nel suo diario. Perché nel frattempo è scoppiata anche una guerra diversa, del tutto pacifica ma molto inquietante per i benpensanti, quella che vuole mettere fiori nei cannoni  e praticare il libero amore, quella che celebra la fratellanza tra i popoli e lo sballo per raggiungere estasi e conoscenza.

La stagione della strega è un libro scritto nel 1971 in forma di diario. Attraverso le confessioni, le riflessioni, le osservazioni intime della giovanissima Gloria percorriamo quel tempo fatto di illusioni, ma anche di trovate geniali, di ideali grandissimi, di delusioni infernali, quel tempo che molti che oggi hanno tra i sessanta e i settant’anni, da ragazzi hanno sperato diventasse realtà: la rivoluzione pacifica che avrebbe dovuto portare l’umanità all’amore universale.

… l’amore sarà il nuovo petrolio e quando ci abitueremo all’abbondanza che la tecnologia sta producendo per noi, la gente smetterà di accumulare denaro e essere avida. I soldi spariranno completamente, l’amore prenderà il sopravvento e tutto andrà bene.

Il diario di Gloria / Strega (il gioco di parole nella scelta del suo nuovo nome è intraducibile in italiano: witch, strega in inglese, ha lo stesso suono dell’ultima parte del cognome del padre sconosciuto, Hank Glyczwycz)  ci regala una sorta di romanzo di formazione di una diciassettenne che abbandona l’infanzia, la casa, la madre, ritrova suo padre, prova un amore confuso per lui, tenta di conquistarlo prendendosene cura e intanto impara a rapportarsi al mondo con uno sguardo e un linguaggio nuovi. Gloria esce dall’esperienza della fuga cambiata, con una consapevolezza diversa e ormai così adulta da poter affrontare anche la madre.

L’autore è James Leo Herlihy, attore, regista e scrittore di teatro, classe 1927, che nel 1965 aveva scritto il romanzo da cui John Schlesinger trasse una delle pietre miliari del cinema “Midnight cowboy” (“Un uomo da marciapiede“).

Intellettuale impegnato, attivista nelle proteste civili – nel 1968 è tra i firmatari della tax protest, il rifiuto di pagare le tasse per un paese che finanzia la guerra in Vietnam, omosessuale, hippie e pacifista, Herlihy vive a Key West e poi tra New York e Los Angeles nella comunità di artisti e scrittori di Silver Lake. Amico di Truman Capote e Gore Vidal, nonché di Tennessee Williams che è suo amante e mentore, si suicida nel 1993 a 66 anni.

La stagione della strega esce in Italia solo nel marzo scorso, in occasione dell’anniversario di Woodstock, per ricordare quel 1969 così pieno di impulsi nuovi, di voglia di scardinare regole e leggi, il vero anno della rivoluzione. Il punto di vista dell’autore, che si snoda tra le lezioni di Hank, impregnate di un profondo disincanto, i sermoni illuminati di Peter, il guru della comunità che accoglie Gloria e Roy, fa capolino anche in certe puntualizzazioni diaristiche della giovane protagonista, rendendola a volte assai più matura degli adulti che ha intorno.

 

 

 

La stagione della strega

titolo originale: The season of the witch

di James Leo Herlihy

traduzione di Fabio Cremonesi

edizione Centauria, marzo 2019

18,00

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Simona Fasulo

Si occupa delle rubriche "La sdraio", "A proposito di donne" e "Leggerescrivere" Simona ha imparato a scrivere a quattro anni, copiando le lettere dell'alfabeto dai compiti in classe delle zie insegnanti, a sette ha cominciato a scrivere i suoi pensieri. Presto ha fatto della sua abitudine un mestiere. Ha scritto per i giornali, per la radio, per la televisione. Ha smesso cento volte senza smettere mai. Ha usato la forma orale delle parole per tanto tempo, lavorando a Radio Rai; la forma scritta, immaginando decine di personaggi da far vivere nei suoi originali radiofonici, o nei racconti da leggere in diretta nei suoi programmi. Nel 2000 ha cominciato a scrivere per la lunga serialità televisiva, e ha messo le sue parole al servizio di idee collettive, imparando un altro mestiere, perché i mestieri della scrittura sono infiniti. Nel frattempo insegnava ai volenterosi aspiranti sceneggiatori e narratori alcune regole della scrittura. Ha scritto decine di racconti. Quelli scritti per la sua rubrica di cibo e letteratura su Radio Uno (“Pepe, Nero e gli altri”) sono stati pubblicati nel 2000 da Mursia nella collana Golosia. Dal 2013 conduce un laboratorio di lettura e scrittura nel carcere di Rebibbia. Negli ultimi anni ha dato immagine alle sue parole scrivendo e realizzando documentari per Rai Storia. Da Anna Magnani a Roberto Rossellini, da Vittorio Emanuele Orlando a Antonino Caponnetto, da Goliarda Sapienza a Alba de Céspedes, hanno ripreso vita italiani trascurati dall'Italia, che però l'Italia hanno contribuito a farla.

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