Martin Eden

La trasposizione di un romanzo in immagini è spesso una sfida persa, perché la lettura permette balzi e fantasie oltre ogni possibilità, mentre la visione di un film ha un passaggio in più che piega il nostro sentire all’immaginazione di chi quel romanzo l’ha fatto suo e ne ripropone un taglio personale. E’ una sorta di critica del romanzo declinata per quadri in sequenza.

Di Martin Eden, racconto evergreen di Jack London, sono stati fatti diversi tentativi di trasposizione cinematografica, quella di Pietro Marcello (Bocca di lupo, Bella e perduta) ha le stimmate di un pezzo unico. Non si sa se augurarsi che lo resti o procedere sulla via che il regista ci indica.

Moltissimi sono i punti in comune con l’originale londoniano di questo Martin Eden di Pietro Marcello, ma, direi meglio, di Luca Marinelli che lo incarna sullo schermo mettendoci dentro sapienza cura e emozioni e lo fa suo tanto da farci pensare che senza la sua interpretazione il film resterebbe una mera operazione intellettuale. Ma molte sono anche le divergenze, le invenzioni originali.

Prima di tutto l’ambiente: se il Martin del 1908 – quando fu pubblicato la prima volta a puntate sulla rivista Pacific Monthly – è un marinaio statunitense, di famiglia povera ma con ambizioni di scrittore, Martin/Marinelli, pur mantenendo il nome straniero, viene dai bassi napoletani e condivide con la sorella maggiore un’infanzia fatta di stenti ma anche di allegria, lavoro duro, e poco pochissimo studio. Una Napoli parlata – Marinelli racconta in un’intervista la sua adesione al dialetto partenopeo, la cui riuscita non risulta sempre impeccabile – e mostrata per vicoli e colori tipici raccolti nel tempo. Perché la trovata, che è poi anche il taglio innovativo che complica e non convince appieno,  è non datare a un’epoca precisa il racconto, ma piuttosto fornirci delle suggestioni temporali mostrandoci lotte sociali (e socialiste) dei primi del Novecento e televisori catodici del boom economico degli anni sessanta, abiti e scarpe e comportamenti ancorati nel nostro immaginario agli anni venti/trenta e rock ‘n roll.

Martin si aggira come un fantasma vivo, tra pallidi fantasmi, lui che dà corpo e anima al racconto, con la sua determinazione ambiziosa di diventare scrittore, scavalcando i baratri di ignoranza della gente cui appartiene. Perché, sì, alla fine, la forza del romanzo prorompe anche nel film: è la protervia incessante e inarrestabile della giovinezza, quella che spinge a dire: “Voglio diventare scrittore (o pittore, o medico o astronauta o semplicemente ricco)”  senza saper scrivere recitare guidare astronavi o gestire denaro, forti solo della spinta propulsiva della passione. il personaggio Martin Eden infatti – questo di Pietro Marcello e quello di Jack London -, una volta ottenuto quel che voleva, dopo una faticosa e controversa gavetta, non sa più che farsene e resta intrappolato nella domanda incessante: perché gli stessi racconti prima erano rifiutati e adesso sono ammirati? Una domanda oziosa ma profonda, come quella – presente nel film – a proposito dell’individualismo in opposizione all’ideale del socialismo, o quell’altra a proposito dell’amore che piega desideri e aspirazioni e poi svanisce come polvere.

Martin Eden lo scrittore finisce incastrato in un limbo di non appartenenza: impossibile riconoscersi in una qualsiasi delle categorie umane che ha sotto gli occhi. Nemmeno l’amore che l’ha sostenuto e convinto ha retto all’impatto della vita.

Un film non pienamente riuscito, anche se pieno zeppo di spunti interessanti, stracolmo di musiche giuste e di preziose immagini di repertorio di prestigiosi archivi storici perlopiù staccate dal narrato e quindi spiazzanti. Onirici, perfetti e commoventi i frammenti in bianco/nero bluastro che dipingono i sogni o i pensieri del protagonista, e il veliero che affonda.

 

MARTIN EDEN

Regia: Pietro Marcello

con Luca Marinelli, Jessica Cressy, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi, Carlo Cecchi, Elisabella Valgoi, Carmen Pommella, Denise Sardisco

Sceneggiatura: Maurizio Braucci e Pietro Marcello

Fotografia: Francesco Di Giacomo, Alessandro Abate

Musiche: Marco Messina, Sacha Ricci, Paolo Marzocchi

Montaggio: Aline Hervé, Fabrizio Federico

Scenografia: Luca Servino, Roberto De Angelis

Costumi: Andrea Cavalletto

Durata: 129′

Genere: DRAMMATICO, AVVENTURA

liberamente tratto dal romanzo omonimo di Jack London (Garzanti Editore)

Produzione: PIETRO MARCELLO, BEPPE CASCHETTO, THOMAS ORDONNEAU, MICHAEL WEBER, VIOLA FÜGEN PER AVVENTUROSA, IBC MOVIE, CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON SHELLAC SUD, MATCH FACTORY PRODUCTIONS

Distribuzione: 01 DISTRIBUTION

Data uscita 4 Settembre 2019