THE IRISHMAN

La vera storia di Frank Sheeran, l’irlandese che uccise il sindacalista Jimmi Hoffa. Tratto dal libro “I Heard You Paint Housesdel” di Charles Brandt

Frank Sheeran è un veterano della Seconda Guerra Mondiale e un autista di camion quando incontra l’uomo del destino, Russell Bufalino, boss della mafia a Filadelfia, che vede in lui il tratto principale di un buon ufficiale: l’affidabilità. Le famiglie di Frank e Russell stringono un’amicizia che va al di là (ma non al di sopra, come vedremo) del business. Russell è così fiero di Frank che lo presenta a Jimmy Hoffa, il capo del sindacato dei camionisti, più popolare di Elvis e dei Beatles messi insieme. Hoffa è vulcanico e brillante, calcolatore e stratega, ma anche affettuoso e seducente. Frank non è immune al suo carisma e diventa il suo guardiaspalle, il suo consigliere e, forse, il suo miglior amico. Il viaggio di questi tre personaggi attraverso gli Stati Uniti e la Storia americana è la stoffa di cui è fatto il cinema.

Se il personaggio Forrest Gump nel 1994 ci raccontava la Storia d’America incarnando la parte luminosa dell’American Spirit, Martin Scorsese dopo 25 anni narra la stessa Storia dal suo lato oscuro, incarnato da Frank Sheeran. Sheeran è l’esatto opposto di Gump: opportunista il primo quanto disinteressato il secondo, disincantato il primo quanto sognatore il secondo, avido il primo quanto generoso il secondo. Sheeran come Gump è una metafora dello Spirito della Nazione, infatti è sempre attivamente parte di ogni momento decisivo della Storia americana (il trasporto delle armi per l’assalto alla Baia dei Porci, le decisioni della Cupola mafiosa relative all’assassinio dei Kennedy, l’eliminazione fisica del più importante sindacalista della Nazione Jimmy Hoffa), così come Forrest Gump era sempre attivamente parte di altri momenti decisivi (l’ammissione dei primi studenti neri nelle Università bianche, la guerra del Vietnam, lo scandalo Watergate). Il primo contribuisce negativamente a costruire la Storia, il secondo positivamente. E se Forrest Gump si chiude con l’immagine del protagonista seduto da solo, così The Irishman si conclude con l’immagine del protagonista seduto da solo. Ma il primo è proiettato avanti, avendo appena accompagnato il figlio all’autobus che lo porta a scuola, il secondo è proiettato indietro con i suoi rimorsi e la sua gelida solitudine.
Martin Scorsese realizza la sua opera migliore, profonda e vuota, felice e disperata, grandiosa e semplice. The Irishman non è solo una summa irresistibile e suprema del cinema di Scorsese; è anche la celebrazione di un modo di fare e pensare il cinema americano. Scorsese, oggi, incarna non solo la memoria del cinema statunitense, da Griffith in avanti passando per l’adorato Hawks e l’amato Ford, ma rappresenta la dignità di un modo di vivere, pensare e praticare il cinema esploso agli inizi degli anni 70, quando il rinnovamento di Hollywood passava per nomi come Coppola, Spielberg, Bogdanovich, Friedkin, Milius, De Palma.

Un film di Martin Scorsese.
Con Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel, Ray Romano.
Titolo originale The Irishman. Drammatico, durata 209 min. – USA 2019.

Lo trovate su Netflix

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