Vittorio Gassman il mattatore

C’è una serie in onda da due settimane il martedì sera su Rai Storia che s’intitola Storie della TV. Nelle scorse settimane abbiamo visto la nascita del festival di Sanremo – attraverso il Reuccio e la Reginetta, Claudio Villa e Nilla Pizzi, e la vicenda, particolarmente significativa per l’Italia, di Enzo Tortora, lo sfortunatissimo conduttore televisivo vittima di un mastodontico errore giudiziario.

Stasera c’è il Mattatore, il grande, insuperabile Vittorio Gassman. Anche lui è il simbolo interessante di un modello di italiano che sembra finito fuori produzione: un uomo che s’impegna veramente, non vende fumo, uno a cui piace condividere con il pubblico quello che ama e lo fa in maniera arguta e intelligente.

Vittorio Gassman in televisione ha avuto un ruolo fondamentale, il Mattatore, programma del 1959, ha aperto la strada a tutto quello che è venuto dopo, come dice il critico televisivo Aldo Grasso che di questa serie è il nume tutelare, ha “inventato” il contenitore e la commistione dei generi.

In scena dall’inizio alla fine, Gassman nel Mattatore fa di tutto: il saltimbanco, l’attore tragico, il comico, l’intrattenitore, porta nel piccolo schermo il cinema, il teatro, il circo, lo sport, il giornalismo, porta gli amici attori, il tutto con l’ausilio di colleghi di vaglia, in primis Paolo Ferrari. Un lavoro enorme, che naturalmente finisce nelle grinfie della censura e che non tutti apprezzano: tra i critici Achille Campanile, per esempio, detestava Gassman, pensava quello che da allora abbiamo sentito dire spesso di lui, che era uno sbruffone egocentrico….

E sì, probabilmente un po’ egocentrico doveva essere, ma quale attore non lo è, almeno un po’?  Ma si faceva perdonare l’ipertrofico ego grazie ad una grande preparazione – “Studiava tutto nei minimi dettagli”, racconta l’amico regista Giancarlo Scarchilli -, e alla dedizione che metteva in tutto quel che faceva – “aveva molte idee, ma voleva carta bianca per realizzarle”- dice la figlia Paola.

A noi che abbiamo visionato ore e ore di materiali televisivi, è piaciuto moltissimo ritrovare il Gassman che vedevamo da bambine, nella Canzonissima del ’72 quando dileggia Baudo e lo sbigottisce portando come ospiti in studio gli inquilini del suo palazzo, gli amichetti della nipotina, i colleghi della produzione cinematografica, gli amici del tennis… e la madre. Baudo lo dice in questa puntata di Storie della TV: “Quando arrivava Gassman era una rivoluzione al Delle Vittorie. Io non sapevo che cosa avrebbe fatto, lui voleva distruggere la TV”. Più che distruggerla, ha dato un calcio a certe convenzioni stantie e l’ha rinnovata, mettendo in primo luogo la sua intelligenza al servizio di tutti.

Porta persino la poesia in TV  – e quando muore sua madre legge a una platea muta e commossa due poesie ostiche, di Boris Vian e di Lawrence Ferlinghetti.  Quante poesie colte e profonde sentiamo leggere in prima serata nei nostri attuali programmi televisivi?

Porta in TV il teatro classico, Otello, Amleto e l’adorato Edmund Kean – quanto teatro vediamo in prima serata nei nostri programmi televisivi?

La puntata va vista, se volete rivedere un grande attore come Vittorio Gassman e farvi un’idea di che cosa trasmetteva la Rai degli esordi e quella più recente, e anche se volete ritrovare una forma di spettacolo di intrattenimento e d’informazione più colta, più educata, più utile e, chissà perché, mi viene da dire, più moderna di quella di oggi.

 

Vittorio Gassman il Mattatore

di Simona Fasulo e Caterina Intelisano

montaggio di Massimiliano Di Fazio

ricerche: Riccardo Bellardini

per la serie Storie della TV

di Alessandro Chiappetta, Enrico Salvatori e Stefano Di Gioacchino

produttore esecutivo: Alessandra Conforti

regia di Matteo Berdini