Artemisia Gentileschi, figlia d’arte e pittora nella Roma del ‘600

Artemisia Gentileschi,  figlia d’arte e pittora  nella Roma del ‘600 (8 luglio 1593 – 31 gennaio 1654)

“Mi ritrovo una figliola femina con tre altri maschi, e questa femina, come è piaciuto a Dio, havendola drizzata nella professione della pittura, in tre anni si è talmente appraticata, che posso ardir de dire che hoggi non ci sia pare a lei, havendo per sin adesso fatte opere, che forse principali Mastri di questa professione non arrivano al suo sapere.”

Orazio Gentileschi

E’ stata la prima donna ammessa all’Accademia delle Arti del disegno di Firenze. Come scrisse lo storico dell’arte Roberto Longhi, che contribuì alla scoperta della pittrice di scuola caravaggesca,  Artemisia Gentileschi fu: “l’unica donna in Italia cha abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità…”. Vogliamo ricordare la figura di questa grande protagonista delle pittura secentesca, in occasione del 427° anniversario della sua nascita, soprattutto attraverso le sue opere. Della vita di Artemisia, figlia del pittore toscano Orazio Lomi, e in particolare del processo per la violenza subita dal pittore Agostino Tassi, si è parlato molto in  opere letterarie (ricordiamo tra le altre “Artemisia” di Anna Banti  e “Artemisia” di Alexandra Lapierre) e cinematografiche (“Artemisia-Passione estrema”, regia di Agnès Merlet, con Valentina Cervi nel ruolo della protagonista). Per l’accertamento della veridicità dell’ accusa contro Tassi Artemisia decise di  sottoporsi persino alla tortura dei “sibilli”, rischiando di perdere per sempre l’uso delle dita.  Dell’artista romana dal tratto pittorico inconfondibile, audace ed espressivo, si è conclusa pochi giorni fa a Palazzo Reale a Milano, una mostra con più di 50 opere e documenti inediti, tra i quali cinque lettere autografe di Artemisia, parte di un carteggio intrattenuto con il gentiluomo fiorentino Francesco Maria Niccolò Maringhi (https://www.palazzorealemilano.it/). Un’esposizione molto attesa, quella che si sarebbe dovuta inaugurare lo scorso aprile, alla National Gallery di Londra, museo che proprio oggi riapre al pubblico. La mostra è stata rinviata “per motivi logistici ed organizzativi legati all’epidemia coronavirus” come ha dichiarato il direttore Gabriele Finaldi (https://www.nationalgallery.org.uk/). Tra le opere della Gentileschi che si possono ammirare in Italia, alcune al momento solo in modo virtuale,   segnaliamo la “Madonna col Bambino” (1610- 1611)  e “Santa Cecilia” (1620 ca.) alla Galleria Spada, di Roma (attualmente chiusa: http://galleriaspada.beniculturali.it/); “Giuditta che decapita Oloferne” (1612-1613) e “Annunciazione” (1630) al Museo Nazionale di Capodimonte, a Napoli  (http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/); “Santa Caterina di Alessandria” (1618-1619) e “Giuditta che decapita Oloferne” (1620 ca.) alla Galleria degli Uffizi, a Firenze  (https://www.uffizi.it/); “Conversione della Maddalena” (1615- 1616), “Giuditta con la sua ancella”(1618-1619) e “Davide e Betsabea” (1635 ca.), a Palazzo Pitti, a Firenze (https://www.uffizi.it/palazzo-pitti); infine l’“Adorazione dei Magi”(1636-1637) nella Cattedrale di Pozzuoli.

Fonte: Mibact