La patente elettorale (2)

Democrazia

Governare bene significa fare scelte che al momento possono essere impopolari, ma che hanno effetti positivi nel lungo termine. Significa investire nel futuro, non solo soddisfare nel presente. Come fanno quei genitori che, anziché concedere ai figli tutto ciò che vogliono, rendendoli viziati e impreparati alla vita, li educano cercando anche di imporre regole e sacrifici che sul momento scontentano i ragazzi, ma che alla lunga li formano e li preparano all’avvenire.

I cittadini vanno dunque trattati un po’ come figli adolescenti ed è chiaro che, quanto più un popolo è maturo e preparato, tanto più sarà possibile governarlo guardando al futuro e alle prossime generazioni. La grande differenza è che i figli non possono scegliersi i propri genitori, mentre un popolo elegge i propri governanti. Perciò una società informata e non ingannata da false promesse ha più probabilità di scegliersi governi migliori e prosperare. Un popolo mantenuto nell’ignoranza è un bersaglio più facile per la propaganda populista che, fondata su paura e menzogne, può avere successo a breve termine proprio perché si fonda sull’ignoranza (nel senso di “non conoscenza”) del popolo. I cittadini hanno bisogno di conoscere la verità, per non farsi ingannare e manipolare, per poter scegliere e votare a ragion veduta. Non per nulla, i primi obiettivi da colpire per le dittature sono sempre state le scuole, i libri, i giornali, l’informazione e la cultura in generale.

Quando mancano le basi culturali il voto è dettato più dalla cronaca e dall’attualità che da convincimenti profondi. Ciò che spesso spinge gli elettori a votare in un modo o in un altro verte di volta in volta su singole questioni: porti chiusi o aperti, TAV, MES, reddito di cittadinanza, simpatie o antipatie personali. Mancano progetti a lungo termine, conflitti e problemi non vengono né analizzati né risolti; vengono anzi accentuati e cavalcati, per mostrarsi “uguali” al popolo, avere più consenso e più “likes”.

Il popolo vota dunque in base alle informazioni che riceve e alle promesse che gli vengono fatte. Se gli vengono propinate falsità il voto diventa un danno, porta al governo bugiardi, incapaci e incompetenti. E ci sono molti modi per ingannare gli elettori: controllando i media e diffondendo false notizie, limitando la libertà di stampa, mettendo a tacere opposizioni e voci contrarie, istituendo tribunali speciali, mettendo la Giustizia sotto il controllo politico.

Siamo ancora in democrazia, perché ogni tanto votiamo o possiamo postare qualunque cosa sui social? Davanti alla tastiera del computer o del cellulare abbiamo perso la nostra dimensione sociale. Oggi l’identità civile è stata sostituita da quella emotiva e settoriale, anche perché molti di noi hanno poco tempo e soprattutto scarsa competenza per dedicarsi alla politica in modo serio e approfondito; mentre chi ha forti motivazioni economiche o ideologiche esercita una grande influenza, a proprio beneficio e a scapito dell’interesse comune. L’opinione pubblica può essere plasmata e manipolata, anche grazie all’influenza del denaro e del clientelismo.

La Russia è democratica, perché ogni tanto si va a votare?  E gli Stati Uniti?  Sono considerati la più grande democrazia del mondo e persino la esportano, la democrazia. Ma oggi sono paradossalmente tra le società più squilibrate dell’Occidente, dove senza soldi non solo non si fa carriera in politica, ma non si ha nemmeno diritto alla salute, e dove lobby e multinazionali controllano tutte le decisioni governative, come quelle relative all’ambiente e alle armi. Eppure gli americani credono ciecamente al liberismo del loro Paese, convinti della possibilità della scalata sociale, persuasi che la loro nazione sia ricca di opportunità, anche se in realtà gli USA sono tra le meno “mobili” di tutte le democrazie occidentali.

(2 – Continua)