La patente elettorale (4)

Non esiste un “diploma” di leadership politica, nelle democrazie elettorali. Chi si candida a governare dovrebbe essere obbligato a presentare un Curriculum Vitae ai cittadini, avere una preparazione e un‘esperienza come per ogni altra professione che si rispetti. Come accade in alcuni Paesi asiatici, dove la classe politica è formata, selezionata e reclutata come i dipendenti di una società privata. Si fa carriera venendo assunti e promossi per meriti e risultati, non a votazione. Ma curricula ed esperienza da soli non bastano: vanno analizzati e valutati con consapevolezza, da “giudici” competenti e preparati.

Vogliamo pertanto lanciare una provocazione. Per guidare un’automobile è necessario superare un esame e ottenere una patente, bisogna conoscere le regole e rispettare il codice della strada: chi guida maldestramente un’auto nella pubblica via rappresenta un pericolo per la società. Allo stesso modo, chi sceglie governanti e parlamentari si assume una responsabilità nei confronti dei propri connazionali: un governo di incapaci e incompetenti è una minaccia sociale per il Paese. Perché non introdurre allora una patente anche per votare? Solo chi supera un esame di “educazione civica e democratica” dovrebbe aver accesso al voto.

Sembrerebbe una proposta antidemocratica, anche perché il suffragio universale è divenuto quasi sacro nelle società democratiche moderne. Ma in realtà a noi sembra molto più ingiusto equiparare il voto con la pancia e con la rabbia di gente impreparata a quello di persone che si informano e riflettono prima di barrare la scheda. A chi obietta che sarebbe impraticabile esigere un “corso di democrazia” con relativo diploma per avere diritto di voto, ricordiamo ancora che ormai quasi ogni abitante della Terra, ogni cittadino maggiorenne guida l’automobile, ha dovuto imparare a farlo e (almeno in teoria) ha sostenuto un esame per ottenere la patente. Una platea pressocché identica a quella dei votanti. Perché non fare allora lo stesso per avere diritto al voto? Magari un duplice corso per assegnare una patente doppia a chi vuol guidare l’auto e vuole decidere come guidare il Paese. Perché, ripetiamo, mandare al governo degli imbecilli può essere altrettanto pericoloso per la comunità quanto guidare senza patente.

In tempi di epidemie e di virus affidiamo la nostra salute alle cure dei medici, e giustamente nessun paziente avrebbe piacere a trovarsi davanti un medico impreparato, a cui fosse stata regalata la laurea in Medicina senza merito. Anche il passeggero dell’aereo sarebbe terrorizzato da un pilota incapace, che avesse ottenuto il brevetto di volo senza essere addestrato. Ma pare che a nessuno preoccupi avere dei governanti inadeguati, che siano stati eletti a seguito di menzogne e imbrogli. La politica è una professione altrettanto difficile e delicata di quella del medico e del pilota, che influisce sulle vite dei cittadini, che richiede conoscenze e competenze e non può essere improvvisata.

Non è dunque solo la scienza a essere anti-democratica, lo è anche il codice della strada, lo è anche la competenza di chi ci cura, di chi ci fa volare a destinazione, o ci eroga un qualunque servizio professionale. Dovrebbe esserlo anche la competenza di chi ci governa, e di chi gli dà l’incarico di governare. Non sarà allora il caso un po’ di rivedere, se non proprio il concetto di “democrazia”, almeno quello di suffragio elettorale? O, per lo meno, di prenderci tutti la patente?

(4 – Fine)