Antropologia dell’abitare

Teatro Tor Bella Monaca

Antropologia dell’abitare.
Ridefinizione tra i margini, controculture, resistenza e capacità abitative informali
con Andrea Staid

Incontro a cura di Giorgio de Finis

Un privilegio per chi ha il denaro per affittarla o comprarla, la casa non è un diritto per tutti. Non dobbiamo dimenticare che anche in Europa per molti secoli la costruzione della propria casa procedeva di generazione in generazione e i passaggi fondamentali erano contraddistinti da importanti rituali. La perdita di contatto tra abitare e costruito ha reso difficile quel processo culturale che consisteva nel rapporto reciproco tra identità e luoghi. I luoghi sono diventati “alienati” proprio come gli abitanti. Ed è nato il senso desolato delle periferie, l’omologazione delle prospettive, il somigliarsi di tutti i quartieri suburbani del mondo e con essi il senso di anonimia. Ma anche in Occidente si muovono pratiche di resistenza e resilienza nel campo dell’abitare soprattutto negli spazi marginali. La controculturaIn questa lezione ricorderemo che in molte se non in tutte le metropoli anche in Occidente ci sono case occupate e tanti sono i movimenti di lotta che si muovono per trovare soluzioni concrete per chi la casa non se la può permettere, questo fenomeno però non è solamente una soluzione a un problema grave come l’assenza del tetto, ma è anche una forma di liberazione sociale e di creazione di “welfare autogestito”, una produzione controculturale.

Andrea Staid è docente di Antropologia culturale e visuale presso la Naba, ricercatore presso Universidad de Granada, dirige per Meltemi la collana Biblioteca /Antropologia