Ricordi di Natale (3)

3 – Santa Claus

Ricordo che nel mio primo dicembre fiammingo, ormai 26 anni fa, rimasi piuttosto sconcertato nel vedere i bambini festeggiare l’arrivo dei loro doni con quasi tre settimane di anticipo, consegnati per giunta da un vescovo, anziché dalla figura familiare di Babbo Natale. A quell’epoca non avevo ancora figli, quindi l’impatto con la mia consuetudine familiare restò per fortuna limitato.

Quando i primi coloni olandesi introdussero nel nuovo mondo la figura di San Nicola, gli americani ne crearono un ibrido col Father Christmas inglese. Lo chiamarono Santa Claus, storpiatura dell’olandese Sinterklaas (e pronunciato all’americana: “Sèna Clòs”) e ne spostarono quindi l’arrivo dal 6 dicembre al giorno di Natale.

Un ruolo importante nella trasformazione di San Nicola nel moderno Babbo Natale spetta a Clement Moore, scrittore newyorkese, che nel 1823 rappresentò il santo come un grasso elfo, con la barba bianca, i vestiti rossi orlati di pelliccia, alla guida di una slitta trainata da renne e latore di un sacco pieno di giocattoli. Successivamente, la sua immagine venne diffusa e resa popolare dalla Coca Cola, che l’utilizzò per pubblicizzare la sua bevanda. Le renne derivano da un’altra tradizione, che fa di Santa Claus un personaggio proveniente dal freddo nord (forse addirittura dall’Artide). La renna era un animale sacro agli Scandinavi, associato alla Luna, e venne così collegato a Babbo Natale che giunge di notte.

È a Santa Claus (anzi, a Sèna Clòs) che è legato il mio primissimo ricordo d’infanzia negli Stati Uniti, all’età di tre anni e mezzo.

Ricordo che giocavo con mia sorella, eravamo seduti sulla moquette della nostra camera. L’albero di Natale era di là, in sala, ma le sue lucine ci arrivavano dal corridoio, intermittenti e colorate. A un certo punto udimmo suonare alla porta, avrei voluto alzarmi per andare a vedere chi fosse, ma non volevamo interrompere il gioco e così restammo a giocare, tanto mummy o daddy avrebbero aperto loro.

Sentimmo aprire la porta, ma stranamente non si sentiva nessuno parlare, anzi no, delle voci basse basse, come se qualcuno stesse sussurrando dei segreti, poi si sentì ancora la porta chiudersi e poi silenzio. Quando finalmente ci alzammo e corremmo di là dai genitori, trovammo sotto l’albero due scatoloni, di cui uno con un disegno che riconobbi subito, l’auto a pedali che avevo chiesto a Santa Claus. Sull’altra scatola era raffigurata la bambola che gli aveva chiesto mia sorella, quella che dà i baci quando le si aprono le braccia.  “È stato qui Sèna Clòs  – ci disse la mamma – ha portato adesso i vostri regali perché doveva fare un giro molto lungo e non poteva più passare di qua. Quindi è venuto ora ma è scappato via subito, perché aveva ancora tanti regali da portare agli altri bambini”.

(3 – Continua)