Si fa per ridere (4)

Le risate degli italiani

Abbiamo accennato in apertura ai monologhi di Benigni e alle sue battute su Berlusconi. Ma…  gli italiani sanno ridere? Fino a poco fa si sarebbe detto di sì, pareva che gli italiani prendessero tutto per ridere e niente sul serio. Lo stesso Berlusconi aveva condito i suoi tanti anni di governo con barzellette, scenette e boutades per strappare risate e sorrisi, mentre celebri comici sono diventati trascinatori di folle e fondatori di movimenti politici, come Beppe Grillo. E tanti comici, così come tanti programmi di satira, hanno rappresentato per anni un’opposizione e una critica più agguerrita delle opposizioni politiche istituzionali.

Ma ultimamente la risata italiana, più che da ironia e comicità nasce da scetticismo e cinismo, per via delle vicende politiche del Belpaese che spesso superano la satira, rendendola inutile. Il personaggio inventato da Antonio Albanese, il politico corrotto e senza scrupoli Cetto La Qualunque, è diventato presto datato e superato dalla realtà, dai veri politici al parlamento o al governo. Le cronache hanno rivelato una realtà ancora più grottesca e paradossale di quella ipotizzata da Albanese.

Anzi, farsi imitare e farsi parodiare sembra essere diventato un punto d’onore. L’imitazione che Maurizio Crozza fece del senatore Antonio Razzi, passato anni fa con disinvoltura e opportunismo dal centrosinistra di Di Pietro alla destra di Berlusconi per interessi personali e per lucro (“Te lo dico da amico: pensa a farti la grana…”), era diventata una “macchietta” ridicola ma di tale successo che lo stesso Razzi iniziò lui stesso a imitare la propria parodìa fatta da Crozza.

Riassumendo, possiamo dire che la risata, o meglio il bisogno di ridere, esiste in natura come espressione di gioia e felicità per un appagamento avvenuto o pregustato e per condividerla, e in un modo o nell’altro la si trova in tutte le forme animali.  Ma nell’uomo, così come molti altri fenomeni della nostra specie, la risata si è sviluppata, evoluta e infine degenerata seguendo lo stesso nostro percorso sociale e culturale. L’allegria, la comicità, l’umorismo, la satira, l’ironìa, sono emerse nella cultura umana nel corso dei secoli e da espressioni ancestrali di emozioni e sentimenti si sono evolute a strumento di aggregazione sociale, ad arma di difesa e poi arma di offesa.

Sembra di seguire lo stesso percorso di altri campi della cultura umana, come la tecnologia che dai primi utensili creati per la caccia e la pura sopravvivenza si è evoluta nella fabbricazione di armi sempre più letali, per guerre sempre più micidiali e globali.

Persino uno sport così amato e popolare come il calcio ha subìto questa involuzione: da innocente gioco con la palla tra giovani spensierati si è trasformato in pochi decenni in un business miliardario, pretesto di violenze, scandali e corruzione.

A proposito di corruzione, che dire della politica? L’organizzazione statale era sorta migliaia di anni fa per regolare la vita comunitaria di popolazioni che si erano stabilite in villaggi, dopo che il passaggio all’agricoltura e all’allevamento le aveva convertite da nomadi in stanziali. Da questo nobile intento iniziale, il governo delle prime comunità si è via via trasformato in fonte di privilegi, lotta di potere e di conquista, oppressione, sfruttamento, fino a ridursi alla politica che conosciamo, che non ha quasi più nulla della nobiltà originale. Tanto che oggi la classe politica, più che ordine e disciplina, fa ormai venire in mente piuttosto frode e disonestà.

Come a quell’automobilista che, mentre parcheggiava a Roma vicino a Montecitorio, al Vigile che gli diceva: “Scusi, non può lasciare qui la macchina, c’è il passaggio dei Deputati” rispose tranquillo: “La ringrazio, ma non c’è problema: sono assicurato contro il furto”.

Tengo a precisare, se ci fosse qualche politico che legge, che si fa per ridere!

(4 – Fine)