Roberto Maggi

 

Roberto Maggi (Roma, 1963)

 

Attesa di un’assenza

 

Sul tappeto di preghiera

si consuma la mia veglia

donna mia, enigma

d’ogni epoca in posa sulla soglia

vini d’annata fremono in attesa

calici di voluttà rossa

gorgogliano sulla tavola.

Doneranno caldi pizzichi

all’animo spremuto

su braci raggelate?

All’erta per rumori di speranza:

un trillo della porta

un sasso alla finestra

fantasie in corto circuito

sbriciolate sul muro refrattario.

In ginocchio balbettando

orazioni strappate da lontano

perché l’eco dei tuoi tacchi prenda corpo

ma di te vacuo resta il viottolo

deserto il pianerottolo

ogni gradino un morso di silenzio.

(lug. 1998)

 

 

Per questo ti amo

Ombre

nel silenzio

irrivelati sali d’argento.

Serpeggianti cartoons, vive presenze

penzolanti

in camere oscure.

Tuoi traumi

in flashback

color seppia

tra tanta bellezza

a totalità cromatica.

Miei spezzoni

di polaroid

spellicolate

agghiaccianti

fermi immagine.

Lingue d’autosviluppo rinnegate

e riportate alla luce

dai negativi

del disordine.

Lacrime sparate

dalla rabbia

rabbia che deborda

questo corpo

di terracotta.

Per questo ti amo

ma bohème

sulla barricata

pennelli di crine, tele asperse

tu, mustang forsennato

all’assalto della vita.

(apr. 1998)

 

 

Nulla scompare

Scia compenetrata d’indaco

rimescolata nella bruma

la vedi degradare

schiusa già preda del velo

della dimenticanza

contaminato il tempo di ciò che

bello e vitale, brutto e immorale

fu e non fu;

scomparendo va

senza estinzione

nelle schiume

disseminate

del nostro mare

in divenire.

(lug. 2018)

 

(da Scene da un interno, Terra d’ulivi edizioni)