La leggerezza di leggere (1)

Lettura è immortalità

 “Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li hai inventati non puoi fare di meglio”   (Umberto Eco)

Scrittura e lettura hanno assunto molte forme diverse nel corso della Storia: dai geroglifici egiziani alle pergamene medievali, dalla stampa mobile di Gutenberg agli e-book odierni… Eppure la funzione è sempre rimasta la stessa, quella di rispondere all’esigenza di spiegare il mondo e di raccontare storie. Esigenza comparsa sin dagli albori dell’umanità: dai cavernicoli riuniti attorno al fuoco ai menestrelli medievali, ai romanzieri dell’Ottocento, fino ad oggi.

La prima pagina di un libro è come una porta aperta che ci invita a entrare in una casa sconosciuta; entrando in questa casa accediamo a un mondo a parte, a una vita alternativa, nella quale ci immergiamo in un viaggio fuori dal nostro tempo e dal nostro spazio.

È scientificamente provato che leggere esperienze equivale a viverle, soprattutto quando ci sentiamo attratti dalla storia di un libro e dei suoi personaggi. Le aree cerebrali che si attivano durante una lettura coinvolgente sono le stesse che si attivano durante un’analoga esperienza diretta, il nostro cervello non distingue se stiamo solo leggendo o proprio vivendo un’avventura. A differenza di un film, che offre passivamente la scena alla nostra vista e al nostro udito, la lettura “costringe” il cervello a creare da sé e immaginare tutto quanto descritto sulla pagina. Per la nostra mente quindi è come se quelle esperienze le stessimo vivendo dal vivo. Una specie di “realtà virtuale” specifica per il nostro cervello. Leggere equivale quindi davvero a vivere molte vite e a visitare molti luoghi, anche senza spostarci fisicamente. Coi libri possiamo muoverci in ogni epoca e in ogni luogo, esplorare l’intero universo.

L’aforisma iniziale è di Umberto Eco, il grande scrittore, filosofo e semiologo scomparso cinque anni fa. Estimatore dell’oggetto-libro in sé, Eco era anche un grande sostenitore della lettura in generale. Fu lui che affermò, tra l’altro, che coloro non leggono avranno vissuto una sola vita, la propria. Chi legge invece “avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… Perché la lettura è un’immortalità all’indietro”.

Immortalità. Parole di persone i cui corpi sono polvere ma che vivono ancora nei loro libri. I libri sono umanità, legame con gli altri, ci distraggono dalle futilità per connetterci con 5000 anni di civiltà. Nella letteratura scopriamo anche che i nostri desideri, i nostri drammi, i nostri dubbi sono universali, sono appartenuti (e apparterranno) a milioni di altre persone prima e dopo di noi. Non siamo soli.

(1 – Continua)