La leggerezza di leggere (4)

Il migliore amico

I libri sono gli insegnanti più pazienti e i consiglieri più saggi che potremmo mai avere. Sono anche gli amici più tranquilli e fedeli che potremmo trovare: la letteratura è piena di metafore e di paragoni tra l’amicizia e la lettura. Si dice che un buon libro sia il migliore degli amici: ogni volta che se ne legge uno nuovo ci si fa un nuovo amico, mentre rileggere un libro che avevamo amato è come ritrovare di nuovo un vecchio caro amico. Di fatto, per molti di noi i libri sono una piacevole compagnia. Entrando in una stanza piena di libri abbiamo la sensazione che ci parlino, che ci diano il benvenuto. So che non riuscirò mai a leggere tutti i libri che ho nella mia biblioteca, ma non ne ho bisogno: con loro riesco a dialogare anche lasciandoli chiusi sugli scaffali.

I bibliofili hanno poi una venerazione particolare per il libro in quanto oggetto, manufatto che si può poggiare sul tavolo o mettere in tasca, ma che quando viene aperto diventa un mondo intero. C’è chi già si sente felice solo annusando i libri, sfogliandoli e facendo scorrere le dita tra le pagine. Ma non vogliamo idolatrare né il libro né il suo contenuto. Come in ogni cosa, esistono libri belli e libri brutti ma, soprattutto, libri che possono piacerci e libri che possono non piacerci. Molto dipende dai gusti e dalla personalità di ogni individuo, come accade per quei film che vengono fortemente lodati e consigliati dagli amici ma che poi ci lasciano perplessi o sconcertati. Inoltre dobbiamo incontrare le storie al momento giusto: ciò che ci colpisce a vent’anni non è necessariamente quello che ci colpisce a cinquanta, e viceversa. E questo è vero per i libri come per ogni altra cosa. Non è quindi un sacrilegio abbandonare la lettura di un libro che abbiamo iniziato ma che non ci appassiona, non c’è motivo per cui dobbiamo per forza torturarci leggendo un libro che ci annoia. In un mondo dinamico e interconnesso, i libri vengono spesso erroneamente associati alla noia, e per questo molti preferiscono altro alla lettura, come chattare sui social o guardare la televisione. Viene poi dato per scontato che un libro vero, degno di questo nome, debba per forza costare fatica per essere letto. O che coloro che leggono e scrivono libri si sentano eticamente superiori. Esistono anche libri divertenti, leggeri, futili e persino stupidi, ma ciò che hanno in comune è di connetterci con altri mondi, altri spazi e altri tempi dandoci il modo di riflettere e pensare più a lungo che con un tweet o con un like, e al tempo stesso allenando il nostro cervello a crearsi da sé situazioni e scene che altrimenti riceve solo passivamente.

La lettura pertanto non dev’essere necessariamente seria e pesante, al contrario: a saper leggere si diventa leggeri. I buoni libri ci danno un piacere profondo, ci consigliano, discorrono e familiarizzano con noi. Tiziano Terzani disse che i libri sono i migliori compagni di viaggio: parlano quando si ha bisogno di ascoltare, tacciono quando si vuole silenzio. Ci fanno compagnia senza essere invadenti. Ci danno moltissimo, senza chiedere nulla. Meglio di qualunque vero amico in carne e ossa. Forse solo i nostri fedeli animali domestici dimostrano lo stesso affetto e la stessa discrezione che hanno i libri.

E infatti non possiamo non essere d’accordo con Groucho Marx, quando dice che “al di fuori del cane, il libro è il migliore amico dell’uomo; dentro il cane è troppo buio per leggere”.

(4 – Fine)