Fonte ADNKRONOS

Dl Ristori, governo accelera su quarto round 

Il governo accelera il lavoro sul nuovo, quarto round di ristori, estesi alle categorie escluse dalle tre edizioni di aiuti delle ultime settimane per le attività colpite dalle restrizioni per contenere la seconda ondata del Covid. La tabella di marcia è serrata perché il dl è chiamato anche a rinviare le scadenze tributarie del 30 novembre (acconti Irpef, Irap e Ires e il Modello redditi) dunque andrebbe approvato in Consiglio dei ministri in tempo per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale al più tardi domenica 29 novembre.  

Al Tesoro e al Mise si susseguono le riunioni a livello tecnico e politico per trovare la quadra tra le risorse disponibili e il progetto di ampliare i beneficiari a categorie che hanno ricevuto gli ultimi sostegni con il decreto Rilancio approvato a maggio anticipando una prima tranche di aiuti alle partite Iva e agli autonomi. Le coperture sono garantite dal nuovo scostamento di bilancio da 8 miliardi che le Camere voteranno domani, un extradeficit che per la verità si rende necessario anche per emendare tutto il set di ristori al momento in 'stand-by' de facto alle commissioni Bilancio e Finanze del Senato.  

L'esame del primo decreto Ristori da 5 mld complessivi, al quale è stato accorpato il ristori bis da 2,8 mld come emendamento, al quale è stato a sua volta accorpato il ter da 2 mld come subemendamento procede a rilento in attesa dell'approdo del dl quater per capire il perimetro delle risorse economiche e quindi il margine per gli emendamenti.  

Intanto sul tavolo del governo resta il nodo del tetto delle perdite per stabilire la platea dei soggetti interessati. "Stiamo lavorando per rendere più ampia la platea di soggetti economici" valutando "di assumere un calo di fatturato di almeno il 33% come parametro su cui basare sia la proroga della scadenza del 30 novembre per gli acconti Irpef-Ires-Irap, sia la proroga delle scadenze di dicembre legate all'Iva e ai contributi, sia la proroga dei versamenti della rata di dicembre della rottamazione ter e del saldo e stralcio", afferma Vincenzo Presutto (M5S), relatore del Dl Ristori all'esame della Commissione bilancio del Senato.  

 

Rinvio scadenze fiscali e credito imposta affitti oggi in Cdm 

Nel Cdm di oggi, che dovrebbe varare il decreto legge ristori ter, saranno approvate delle ''norme di sostegno: il credito d'imposta sugli affitti e il rinvio di scadenze fiscali''. Lo afferma il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, intervenendo al programma di La7 Omnibus. 

 

Covid, Bankitalia: "Misure governo hanno impedito 600mila licenziamenti" 

Nel 2020 lo shock pandemico avrebbe potuto causare ulteriori 200mila licenziamenti, portando quindi il totale a circa 700mila unità. Si può valutare che le misure di estensione della cassa integrazione, il sostegno alla liquidità delle imprese e il blocco dei licenziamenti varate dal governo abbiano impedito circa 600mila licenziamenti nell'anno in corso. E' quanto stima la Banca d'Italia in una nuova pubblicazione della serie 'Note Covid-19', nella quale ricorda che in condizioni normali, in assenza dello shock collegato al coronavirus, nel 2020 in Italia si sarebbero avuti circa 500mila licenziamenti per motivi economici, come nel 2019, a fronte di 1,3 milioni di nuove assunzioni e trasformazioni. 

Il blocco dei licenziamenti, confermato dal dl ristori fino al 31 gennaio, "evita - ricorda l'istituto di via Nazionale - che i lavoratori si trovino nella condizione di dover cercare un nuovo impiego in un momento particolarmente difficile, soprattutto in caso di lockdown". 

"L’ampia copertura garantita dalla cassa integrazione per Covid e dalle altre politiche avrebbe potuto prevenire la gran parte dei licenziamenti addizionali dovuti alla crisi" innescata dalla pandemia "(circa 200 mila), mantenendo il numero di licenziamenti nel 2020 sui livelli dell’anno precedente anche a prescindere dalla normativa anti Covid". 

I settori maggiormente colpiti, scrive nella nota la Banca d'Italia, "sono quelli con un peso nel complesso relativamente ridotto di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato o impiegati in piccole imprese. Il quadro sarebbe stato assai peggiore se la crisi, nella sua prima fase, avesse colpito in misura maggiore i settori nei quali il lavoro stabile è relativamente più diffuso, come l’industria manifatturiera". 

"Le stime - concludono da via Nazionale - suggeriscono che un’interruzione simultanea sia della Cig-Covid sia del blocco dei licenziamenti dovrebbe essere valutata con estrema cautela al fine di evitare possibili brusche cadute".  

Manovra, la bozza: proroga credito imposta per investimenti al Sud al 2022 

Prorogato fino al 31 dicembre 2022 il credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno. Lo prevede una bozza della Legge di Bilancio che modifica la data diffusa precedentemente di fine dicembre 2021. 

Prevista anche la proroga del credito d'imposta potenziato per le attività di ricerca e sviluppo nelle aree del Mezzogiorno nel 2021 e 2022. Al fine di incentivare più efficacemente l'avanzamento tecnologico dei processi produttivi e gli investimenti in ricerca e sviluppo delle imprese operanti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, il credito d'imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo spetta per gli anni 2021 e 2022 nella misura del 25 per cento per le grandi imprese che occupano almeno duecentocinquanta persone, il cui fatturato annuo è almeno pari a 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio è almeno pari a 43 milioni di euro, in misura pari al 35 per cento per le medie imprese, che occupano almeno cinquanta persone e realizzano un fatturato annuo di almeno 10 milioni di euro, e nella misura del 45 per cento per le piccole imprese che occupano meno di cinquanta persone e realizzano un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro. 

 

Manovra, ecco la bozza oggi in Cdm 

Gli articoli della Legge di Bilancio scendono a 228, dai 248 di una bozza circolata ieri. E' quanto emerge da un'ultima bozza della Finanziaria che l'Adnkronos ha potuto visionare. Ecco le misure previste dalla nuova bozza che dovrebbe approvare oggi il Cdm. 

ASSEGNO UNICO - "Il Fondo assegno universale e servizi alla famiglia" è "incrementato di 3.012,1 milioni di euro per l'anno 2021 e di 5.500 milioni di euro annui a decorrere dal 2022". 

FONDI PER ASSUNZIONI INPS - "Per le esigenze di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica da Covid-19, al fine di assicurare il presidio delle funzioni relative all’invalidità civile e delle attività medico-legali in materia previdenziale e assistenziale affidate, l’Inps è autorizzato, per il biennio 2021-2022, in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali, ad assumere, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, mediante procedure concorsuali pubbliche, per titoli ed esami, 189 unità di personale nella qualifica di medico di primo livello per l'assolvimento delle funzioni medico-legali di propria competenza, nei limiti della vigente dotazione organica".  

IMPRESA FEMMINILE - Secondo la bozza, anche il ministero delle Pari Opportunità, insieme al Mise e al Mef, viene coinvolto nell'istituzione del fondo per l'Impresa femminile. 

SUD - Secondo la bozza, è prorogato fino al 31 dicembre 2022 il credito di imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno. Nella bozza diffusa precedentemente era indicato come termine fine dicembre 2021. Prevista anche la proroga del credito d'imposta potenziato per le attività di ricerca e sviluppo nelle aree del Mezzogiorno nel 2021 e 2022. Al fine di incentivare più efficacemente l'avanzamento tecnologico dei processi produttivi e gli investimenti in ricerca e sviluppo delle imprese operanti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, il credito d'imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo spetta per gli anni 2021 e 2022 nella misura del 25 per cento per le grandi imprese che occupano almeno duecentocinquanta persone, il cui fatturato annuo è almeno pari a 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio è almeno pari a 43 milioni di euro, in misura pari al 35 per cento per le medie imprese, che occupano almeno cinquanta persone e realizzano un fatturato annuo di almeno 10 milioni di euro, e nella misura del 45 per cento per le piccole imprese che occupano meno di cinquanta persone e realizzano un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro. 

E ancora, nella bozza previste fino a 2.800 nuove assunzioni a tempo determinato nel Mezzogiorno per le politiche di coesione. Dal primo gennaio 2021 le amministrazioni pubbliche che rivestono ruoli di coordinamento nazionale e le Autorità di gestione, gli organismi intermedi o i soggetti beneficiari delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia possono assumere personale non dirigenziale in possesso delle professionalità legate alle politiche di coesione con contratto di lavoro a tempo determinato, nel limite massimo di 2.800 unità, e di una spesa massima in ragione d’anno pari a 126 milioni annui per il triennio 2021-2023, di durata corrispondente ai programmi operativi complementari e comunque non superiore a trentasei mesi.  

Arrivano al sud gli ecosistemi per l'innovazione. "Al fine di favorire, nell’ambito dell’economia della conoscenza, il perseguimento di obiettivi di sviluppo, coesione e competitività dei territori nelle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, è promossa la costituzione di Ecosistemi dell’innovazione, attraverso la riqualificazione o la creazione di infrastrutture materiali e immateriali per lo svolgimento di attività di formazione, ricerca multidisciplinare e creazione di impresa, con la collaborazione di università, enti di ricerca, imprese, pubbliche amministrazioni e organizzazioni del terzo settore". 

Per la costituzione di tali strutture, con delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica, su proposta del Ministro per il Sud e la Coesione territoriale, sono assegnate al Ministero per l’Università e la Ricerca, nell’ambito del Piano Sviluppo e Coesione (PSC) di competenza, risorse nel limite massimo di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione per il ciclo di programmazione 2021-27. Al finanziamento degli interventi possono contribuire anche le risorse relative ai fondi strutturali europei per il ciclo di programmazione 2021-27, nonché ulteriori risorse assegnate all’Italia nel contesto delle decisioni assunte dal Consiglio Europeo del prossimo luglio. 

ARRIVA ISTITUTO ITALIANO PER LA CYBERSICUREZZA - Nasce la Fondazione denominata 'Istituto Italiano di Cybersicurezza' (Iic), con lo scopo di promuovere e sostenere l’accrescimento delle competenze e delle capacità tecnologiche, industriali e scientifiche nazionali nel campo della sicurezza cibernetica e della protezione informatica, nonché di favorire lo sviluppo della digitalizzazione del Paese, del sistema produttivo e delle pubbliche amministrazioni in una cornice di sicurezza e il conseguimento dell’autonomia, nazionale ed europea, riguardo a prodotti e processi informatici di rilevanza strategica, a tutela dell’interesse della sicurezza nazionale nel settore. E' quanto si legge in nella bozza della manovra nella quale si precisa che "è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro a decorrere dall’anno 2021".  

La Fondazione, si legge, "pianifica, elabora, sviluppa, promuove e supporta iniziative e progetti di innovazione tecnologica e programmi di ricerca riguardanti la sicurezza delle reti, dei sistemi e dei programmi informatici e dell’espletamento dei servizi informatici, in coerenza con la strategia nazionale di sicurezza cibernetica, e supporta le istituzioni nazionali competenti nella materia della protezione cibernetica e della sicurezza informatica, anche ai fini della partecipazione alla definizione degli standard internazionali nel settore; promuove la consapevolezza dei rischi informatici presso le Istituzioni, le imprese e gli altri utenti di prodotti e servizi informatici".  

Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, sentito il Cisr, si legge ancora, "sono nominati un commissario unico e un collegio dei revisori, e ne sono definiti i compiti. Il commissario unico, fino all’approvazione dello statuto e all’entrata in funzione degli organi dallo stesso previsti, adotta con i poteri dell’organo monocratico ogni atto occorrente per assicurare la costituzione e il funzionamento delle strutture amministrative della Fondazione, nonché gli atti necessari per l’avvio e lo svolgimento delle attività istituzione dalla Fondazione". Per l’espletamento dei propri compiti il commissario "è autorizzato ad avvalersi di personale, nel limite massimo di 20 unità di personale di livello non dirigenziale appartenente alle amministrazioni pubbliche, collocato in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o analoga posizione prevista dall'ordinamento di appartenenza, ad esclusione del personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario delle istituzioni scolastiche. All'atto del collocamento in fuori ruolo è reso indisponibile per tutta la durata dello stesso un numero di posti nella dotazione organica dell'amministrazione di provenienza equivalente dal punto di vista finanziario". 

NIENTE COMITATO NAZIONALE PRODUTTIVITA' - Salta il comitato nazionale per la Produttività previsto dalle bozze della legge di Bilancio circolati nei giorni scorsi. Nell'ultimo testo l'articolo risulta cancellato.  

NASCE LA FONDAZIONE PER IL FUTURO DELLE CITTA' - Nasce la Fondazione per il futuro delle città (Ffc) che è finalizzata alla realizzazione di un centro di ricerca specializzato nello studio delle piante come fonte di possibili soluzioni da applicare alla salvaguardia dell'ambiente e al miglioramento dei nostri centri urbani. Lo statuto della fondazione, concernente anche l’individuazione degli organi della Ffc, della composizione e dei compiti, è approvato con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, sentiti i ministri dell’Università e della ricerca, dell’Ambiente e dell’Economia. Questo quanto si legge nella bozza della manovra nella quale si sottolinea che "per l’istituzione e l’avvio dell’operatività della fondazione è istituito un apposito fondo nello stato di previsione della spesa del Mef, per il successivo trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza del consiglio dei ministri, con una dotazione di 5 milioni di euro per l’anno 2021 e 3 milioni di euro annui per gli anni 2022 e 2023".  

STABILIZZAZIONE CONTRATTI LAVORO POST SISMA - Nel 2022 arrivano 52 milioni di euro in più per la stabilizzazione dei contratti a tempo indeterminato negli Uffici speciali per la ricostruzione post-sistema. Per il 2021 sono già previsti 30 milioni. "La disposizione - si legge nella relazione illustrativa - è volta ad incrementare di 52 mln di euro, dal 2022, le risorse del fondo finalizzato al concorso agli oneri derivanti dalle assunzioni a tempo indeterminato del personale con rapporto di lavoro a tempo determinato in servizio presso gli Uffici speciali per la ricostruzione e presso gli enti locali dei crateri del sisma del 2009, del sisma del 2012 e del sisma del 2016, nonché gli Enti parco nazionali. Inoltre, viene posto a carico della presente legge l’onere dei 30 milioni per l’anno 2021". 

BOLZANO - Arriva "una sezione speciale dell'albo dei medici alla quale possono essere iscritti, a domanda, fermi i restanti requisiti, i professionisti che sono a conoscenza della sola lingua tedesca". E' quanto prevede una norma contenuta nella bozza della manovra che autorizzata il presidente dell'Ordine dei medici della Provincia di Bolzano ad istituire "con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente" questa sezione speciale. "L'iscrizione nella sezione speciale autorizza all'esercizio della professione medica esclusivamente nel territorio della Provincia Autonoma di Bolzano", si precisa. 

La disposizione, inoltre, si legge nella bozza del provvedimento, "prevede che per il territorio della Provincia autonoma di Bolzano, la conoscenza della lingua italiana o tedesca costituisce requisito sufficiente di conoscenza linguistica necessaria per l’esercizio delle professioni sanitarie. I controlli linguistici previsti dalla legge sono svolti in conformità a quanto stabilito dalle disposizioni sopra richiamate". 

La disposizione prevede, infine, "che nei servizi sanitari di pubblico interesse l’attività deve essere organizzata in modo che sia garantito l’uso delle due lingue, italiana e tedesca". 

FONDO AREE DISMESSE - Per il finanziamento degli interventi previsti per gli investimenti nelle aree dismesse "è istituito nello stato di previsione del Mef, per il successivo trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Fondo per l’attrazione di investimenti in aree dismesse e/o per beni dismessi, con una dotazione pari a 36 milioni di euro per il 2021, 72 milioni per il 2022, 147 milioni per il 2023".  

La disposizione, si legge nella relazione illustrativa, "prevede che possono essere definiti piani di sviluppo per il finanziamento degli interventi necessari alla rigenerazione, riqualificazione e infrastrutturazione, nonché per l’attrazione di investimenti privati per il rilancio economico, al fine di favorire l'attrazione degli investimenti e la realizzazione di progetti di sviluppo nelle aree dismesse o in disuso, delle infrastrutture e dei beni immobili in disuso appartenenti alle amministrazioni pubbliche. Assegna alla Struttura di missione InvestItalia, il compito di coordinare e supportare le amministrazioni centrali e locali coinvolte nella predisposizione e nella definizione dei piani di sviluppo e di proporre la graduatoria dei piani ai fini dell’accesso al finanziamento da parte del fondo ad hoc per l’attrazione di investimenti in aree dismesse e/o per beni dismessi, istituito nello stato di previsione del Mef per il successivo trasferimento al bilancio autonomo della Presidenza de Consiglio dei Ministri". Inoltre "reca disposizioni finalizzate a favorire lo sviluppo di iniziative di partenariato pubblico-privato. Disciplina il contenuto dei piani di sviluppo e le modalità della loro approvazione ai fini dell’accesso alle risorse del fondo". 

CONTENZIOSI CITTA' DELLO SPORT - È assegnata, nell’anno 2021, la somma di 25 milioni di euro al ministero dell’Università e della ricerca, che costituisce tetto di spesa, al fine del trasferimento della stessa somma all’Università degli Studi di Roma 'Tor Vergata' per la definizione dei contenziosi in essere, con i soggetti affidatari del progetto e dei lavori, connessi alla mancata realizzazione del complesso sportivo polifunzionale denominato 'Città dello Sport'. L’assegnazione avviene contestualmente al trasferimento da parte dell’Università in favore dell’Agenzia del Demanio (e non più della Società pubblica Sport e Salute come figurava in una precedente bozza), del diritto di proprietà dell’area su cui insiste il complesso sportivo polifunzionale denominato 'Città dello Sport', nonché delle opere già realizzate unitamente ai progetti sinora sviluppati per la sua realizzazione, al fine di consentire il completamento delle opere ovvero la revisione dei progetti stessi. L’atto traslativo deve essere stipulato e trascritto in ogni caso entro il 31 marzo 2021. E' quanto si legge nella bozza della manovra visionata dall'Adnkronos. 

All’Agenzia del demanio, e quindi non più alla Società Sport e Salute, "è assegnata la somma annua di 3 milioni di euro per gli anni dal 2021 fino al 2023, ai fini della manutenzione, ordinaria e straordinaria, delle opere realizzate e la messa in sicurezza dell’area trasferita, in vista del recupero funzionale delle opere realizzate".  

La convenzione tra l’Università degli Studi di Roma 'Tor Vergata' e la società assegnataria dei lavori, stipulata il 23 ottobre 1977, deve ritenersi cessata, a tutti gli effetti, alla data di definizione dei contenziosi in essere.  

Coprifuoco anche nel Lazio, torna l'autocertificazione 

Coprifuoco nel Lazio dalle 24 alle 5, incremento dei posti letto, potenziamento dell'offerta sanitaria e potenziamento della didattica digitale integrata. E' stata firmata dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e dal ministro alla Salute Roberto Speranza l'ordinanza "ai fini del contenimento della diffusione del virus Covid-19", "considerato l’evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia e l’incremento dei casi sul territorio nazionale". 

Al primo punto dell'ordinanza si legge: "Ai fini del contenimento della diffusione del virus Covid-19, si ritiene necessario incrementare la dotazione di posti letto dedicati all’assistenza di pazienti affetti dal virus, identificando strutture pubbliche e private ulteriori rispetto a quella già inserite nella rete Covid, anche parzialmente dedicate e provvedere all’ampliamento dei posti di quelle già inserite in rete".  

"Alla Direzione Salute e integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, in coordinamento con l’Unità di crisi regionale, è demandato il compito di provvedere alla definizione dei trasferimenti di attività tra nodi della rete, necessari all’attuazione del suo potenziamento come sopra ordinato, e conseguentemente al riassetto complessivo dell’attività assistenziale derivante dalle riconversioni di presidi, con correlata riallocazione, anche parziale, dei livelli di finanziamento assegnati. La Direzione Salute e integrazione sociosanitaria della Regione Lazio, in coordinamento con l’Unità di crisi regionale, disporrà l’eventuale e necessario adattamento dell’assetto complessivo dell’offerta assistenziale in linea con l’evoluzione dell’emergenza Covid-19".  

Al secondo punto dell'ordinanza gli spostamenti limitati in orari notturni. "Sul territorio della Regione - si legge - dalle 24 alle 5 del giorno successivo sono consentiti esclusivamente gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative (a titolo esemplificativo il tragitto domicilio, dimora e residenza verso il luogo di lavoro e viceversa), gli spostamenti motivati da situazioni di necessità o d’urgenza, ovvero per motivi di salute. La sussistenza delle situazioni che consentono gli spostamenti in tale arco temporale incombe sull’interessato tenuto ad attestarlo con dichiarazione resa ai sensi degli articoli 46, 47 e 76 del D.P.R 28 dicembre 2000, n. 445". Torna dunque l'autocertificazione, strumento ormai ben conosciuto agli italiani dal tempo del lockdown. 

Ancora, potenziamento della didattica digitale integrata nelle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado e nelle Università. "Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado incrementano il ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari al cinquanta per cento degli studenti, con esclusione degli iscritti al primo anno - si legge - Le Università incrementano il ricorso alla didattica digitale integrata per una quota pari al settantacinque per cento degli studenti iscritti, con esclusione delle attività formative che necessitano della presenza fisica o l’utilizzo di strumentazioni (quali, ad esempio, le attività nei laboratori scientifici, le attività formative da esercitare necessariamente presso servizi clinici secondo piani definiti dalle strutture preso le quali vengono svolti, le attività di tirocinio dei corsi di laurea di area sanitaria non procrastinabili".  

Il potenziamento della Rete Covid, attraverso l'incremento dei posti letto nelle strutture pubbliche e private, ha effetto dalla data di pubblicazione, gli spostamenti in orario notturno saranno invece limitati dalla mezzanotte di venerdì 23 ottobre per trenta giorni. Effettivo, infine, dal 26 ottobre - e sempre per trenta giorni - il potenziamento della didattica digitale integrata nelle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado e nelle Università. 

“Con questo nuovo provvedimento viene rimodulata l’intera rete ospedaliera regionale ampliando e rafforzando i posti dedicati al Covid-19 seguendo l’andamento della curva epidemiologica” dichiara Zingaretti. “In questi mesi - prosegue il governatore - il nostro lavoro è stato costante, non ci siamo mai fermati e grazie alla collaborazione di tutti nel Lazio solo ad ottobre sono stati effettuati 300mila tamponi, oltre 15mila in media al giorno e siamo la prima regione in Italia per numero di casi testati in proporzione alla popolazione”. 

“Continuiamo a monitorare costantemente la situazione e stiamo lavorando a implementare e incrementare l’azione di screening, per questo – conclude Zingaretti - stiamo avviando una manifestazione di interesse per individuare strutture private in grado di eseguire almeno 5mila tamponi al giorno”. 

Anche in Lombardia scatta il coprifuoco 

Nessuna ordinanza di coprifuoco è invece allo studio della Regione Piemonte. Lo precisa una nota in cui si legge che in merito alle notizie su una imminente introduzione del coprifuoco "la Regione Piemonte non ha in programma alcuna ordinanza in tal senso". 

"Le misure attualmente in vigore sono state assunte ieri sera con le ultime ordinanze che prevedono misure rigorose, ma chirurgiche per colpire laddove l’assembramento è reale, cioè il trasporto scolastico e le aree dei grandi centri commerciali - evidenzia la nota - non quindi un blocco generalizzato, ma mirato e integrato poi dai sindaci laddove necessario". "Eventuali altre restrizioni verranno prese in considerazione in base all’evoluzione del quadro epidemiologico", conclude la nota.  

 

 

Covid, mondo locali e ristorazione scende in piazza  

Il mondo dei locali e della ristorazione scende in piazza mercoledì prossimo (28 ottobre). Un’iniziativa organizzata da Fipe Confcommercio per ''ricordare il valore economico e sociale del settore e chiedere alla politica un aiuto per non morire'' di Covid. I gestori dei locali occuperanno contemporaneamente le piazze di 10 città italiane capoluoghi di regione: Firenze, Milano, Roma, Verona, Trento, Torino, Bologna, Napoli, Cagliari, Palermo (oltre a Bergamo). Secondo l'associazione a fine anno ''chiuderanno 50.000 imprese, con oltre 350.000 addetti che perderanno il posto di lavoro”. 

Obiettivo dell'iniziativa: ricordare i valori economici e sociali della categoria, che occupa oltre un milione e duecentomila addetti e chiedere alla politica di intervenire in maniera decisa e concreta per salvaguardare un tessuto di 340mila imprese che prima del Covid-19 nel nostro Paese generava un fatturato di oltre 90 miliardi di euro ogni anno. 

“Comprendiamo l’emergenza sanitaria e la gravità del momento, ma è impensabile che l’unica ricetta proposta per contrastare la pandemia sia quella di chiudere tutto o di generare una psicosi di massa'', sottolinea la Fipe. ''Coniugare sicurezza e lavoro è possibile e deve essere l’obiettivo principale del governo e della politica tutta. In questi mesi gli imprenditori della ristorazione e dell’intrattenimento hanno investito tanto in sanificazioni, dispositivi di protezione per lavoratori e clienti e misure di sicurezza all’avanguardia", facendo ''sacrifici importanti''. Questo mondo, conclude Fipe, chiede ''con forza la possibilità di sopravvivere. In assenza di aiuti economici purtroppo queste imprese soccomberanno''.  

Dopo la nuova ordinanza della Regione Lombardia, che entra in vigore da domani, e che impone il coprifuoco dalle 23 alle 5, Lino Enrico Stoppani, presidente della Fipe di Confcommercio, esprime rabbia e malcontento: "E' il colpo di grazia su un settore già in ginocchio, non so come ne usciremo. Stimiamo 470 milioni di perdita al mese per ogni mese in cui questa ulteriore limitazione dovesse riguardare le nostre attività".  

Un'ulteriore mazzata per un settore della ristorazione e bar, che con il lockdown e la lenta ripresa successiva ha già perso 24 miliardi di euro su 86 di fatturato. Per non parlare delle 50mila imprese a rischio chiusura, che adesso rischiano di vedere i numeri impennarsi drasticamente: "Adesso i nodi vengono al pettine - dice Stoppani all’Adnkronos - e se si aggiungono ulteriori limitazioni, il quadro sarà ulteriormente peggiorativo”. L’ordinanza della Lombardia “non ci fa piacere – spiega Stoppani - perché appesantisce ulteriormente un settore che sta già scontando i gravissimi danni derivati sia dalla chiusura obbligata durante il lockdown e dalla lenta ripresa, che nel mondo del pubblico esercizio è condizionata sia dalla mancanza del turismo internazionale sia dall’ampio uso dello smart working, con le attività di ristorazione in generale che sono a regime al 50-60% rispetto alla fase pre-Covid”. 

Quindi osserva: “Pensare di porci contro le ordinanze che sono lineari nell’obiettivo di preservare ulteriori contagi sembra da irresponsabili ma non lo siamo. Rispettiamo i provvedimenti ma occorre fare due considerazioni. Pensavamo che dopo l’esperienza passata, in cui ci aspettava di convivere con la situazione sanitaria, la politica fosse capace di gestire la situazione senza ammazzare il sistema economico di questo Paese. Per quanto riguarda l’efficacia di questi provvedimenti, il mio è un giudizio di parte ma rinnovo delle perplessità”. Per il numero uno di Fipe a parlare sono i numeri: “Se i contagi fossero nei ristoranti – osserva - i numeri si sarebbero impennati molto prima di settembre. Anche il Tribunale di Berlino ha dichiarato di recente che non c’è correlazione tra l’aumento dei contagi e la frequentazione dei ristoranti. Accetto questi provvedimenti se sono accompagnati da misure compensative, come gli indennizzi per mancati fatturati”. 

Il settore, sottolinea Stoppani, esprime disappunto “nel fatto che sia inaccettabile e poco rispettoso che in un Paese civile ci siano quattro provvedimenti di limitazione delle attività di pubblico esercizio emanati nel giro di una settimana. Prima il dpcm di lunedì, poi l’ordinanza della Regione Lombardia che anticipava alle 18 la possibilità di somministrazione di cibo e bevande, poi il secondo dpcm di domenica scorsa e a seguire la seconda ordinanza di Regione Lombardia”. Bar e ristoranti, rimarca ancora Stoppani, chiedono solo una cosa: certezze. “Tutti questi provvedimenti – conclude - disorientano i consumatori azzerando quel poco di sentiment al consumo che ancora era rimasto”. 

Palestre e piscine, controlli dei Nas 

A quanto apprende l'Adnkronos Salute sono in corso controlli dei Carabinieri del Nas in piscine, palestre e altre attività per verificare l'attuazione delle misure di contenimento contro Covid-19. Questa estate i Nas si erano concentrati sulle aree turistico-balneari e sulla ristorazione, come è emerso anche dalla presentazione dei risultati dell'operazione Estate Tranquilla. Ora continua l'attività di controllo sulla ristorazione e si è intensificata quella su piscine e palestre.  

Sileri: "Lockdown chirurgici dove sistema non regge"  

"Dobbiamo vivere di settimana in settimana, e monitorando la situazione. Saranno necessari lockdown chirurgici laddove il sistema, in base anche al numero di casi crescenti, non regge. Se il sistema non regge è meglio una pausa di due settimane. Non dico nazionale, parlo di situazioni locali. Può essere una città, un comune, una regione, si vedrà in corso d'opera". Ne è convinto il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto oggi ad 'Agorà' su Rai3. "Con le misure prese con questo Dpcm non credo che caleranno i contagi, ma ne sarà limitata la salita in modo tale che il sistema possa accettare ricoveri ed essere sostenibile". 

La chiusura, sottolinea Sileri, "non è legata solo ai casi, ma è un processo che parte da quella che è l'organizzazione territoriale di risposta: tamponi, posti letto, terapie intensive, capacità di contact tracing, trasporti, andamento del contagio. E' un flusso che parte dall'organizzazione locale e arriva fino al punto finale, che a volte rappresenta il fallimento dei percorsi precedenti che è la terapia intensiva. Alla chiusura si arriva attraverso l'analisi di tutto questo sistema. E' chiaro che deve esserci confronto e discussione. Ci sarà l'aperturista e chi vuole chiudere e solo attraverso questo confronto si guarda al problema in toto". Ma il viceministro puntualizza: "Laddove non sei pronto è giusto fare un passo indietro e resettare il sistema. Quindi anche chiusure di due o tre settimane possono essere giuste in determinate aree del Paese". 

 

Ricciardi: "Lockdown mirati subito, non aspettare Natale" 

"Io non parlerei di Lombardia, ma per esempio di Milano. Non parlerei di Campania, ma parlerei di Napoli e di alcune aree metropolitane, comincerei a preoccuparmi per Roma. Sicuramente il Piemonte è un'altra area. Io farei degli interventi mirati rafforzando le decisioni" nazionali "ma purtroppo in questa fase chiudendo alcune attività in maniera chirurgica". A sottolinearlo è Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute per l'emergenza Covid-19 e ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università Cattolica di Roma, durante il suo intervento ad 'Agorà' su Rai3.  

"In generale - spiega - le misure prese vanno bene per tutto il Paese. Ma ci sono delle aree dove la curva esponenziale" dei contagi "è talmente forte che per evitare che tra due settimane vengano prese d'urgenza" altre misure "è assolutamente necessario farlo ora. Più che di regioni parlerei di aree specifiche del Paese, e credo che questa fase debba essere caratterizzata da interventi mirati, proporzionati quasi chirurgici".  

"La situazione - prosegue Ricciardi - è preoccupante perché di fatto l'epidemia soprattutto in alcune aree del Paese ha cominciato a crescere in modo esponenziale e questo, come abbiamo imparato dai mesi precedenti, significa che dopo un certo punto il raddoppio dei casi si ha ogni due o tre giorni. Tu ti puoi trovare a inizio settimana con mille casi e alla fine delle due successive con 3-4-5 mila casi".  

L'esperto puntualizza: "Condivido le misure del governo per il territorio nazionale, nel senso che il governo ha messo una sorta di mattonella più alta rispetto al passato e questo va bene nel Paese, perché ci sono aree che ancora non hanno una crescita esponenziale. Ma non è sufficiente in aree specifiche del Paese, per cui c'è necessità di integrare queste misure. Perché, quando tu hai una città che ha già migliaia di casi, significa che sei alla vigilia di una pressione enorme sui tuoi sistemi sanitari e questo lo devi evitare. Nel momento in cui questi casi diventano clinici e vanno in ospedale possono provocare quelle stesse situazioni che abbiamo visto a marzo e che vogliamo scongiurare".  

"Il Natale dipende da quello che decidiamo in questo momento - sottolinea Ricciardi - E' in questo momento che si prepara il Natale. Io ritengo che certi lockdown mirati vadano fatti subito, non bisogna aspettare Natale. Un'epidemia si combatte con i comportamenti delle persone e con il tracciamento, ma quando vai oltre 10-11mila casi non riesci più a tracciarli" i contagi "e allora devi contenere". 

In certe aree, sottolinea l'esperto durante il suo intervento ad 'Agorà' su Rai3, la situazione "è tale che tu devi fare un lockdown. Mirato, ma deve essere fatto. Se noi prendiamo tempestivamente, adeguatamente, proporzionatamente le misure giuste, avremo un Natale quasi normale. Se invece temporeggeremo e non le prenderemo, vedremo nelle prossime due settimane un aumento esponenziale dei casi soprattutto in alcune aree del Paese. E poi dovremo prendere delle decisioni durissime molto più tardi e servirà molto più tempo. Oggi bastano magari due settimane, ma quando si va più avanti, due settimane non bastano più".  

E "ogni intervento ritardato significa casi gravi fra due settimane. Io lo dico dal primo momento che un'unica catena di comando e di comunicazione sarebbe quella che garantisce un'immediatezza delle decisioni in un momento in cui c'è un virus terribile che purtroppo approfitta delle divisioni tra regioni e dell'eterogeneità della decisione per diffondersi. Sarebbe stato meglio averla, però il governo credo non l'abbia voluta fare per rispetto ai decisori locali e per prendere decisioni insieme a loro. E credo che questa sia ancora una disponibilità forte da parte del governo, ma non c'è dubbio che di fronte a delle situazioni importanti sarebbe il caso di intervenire quanto prima". 

Dpcm, stop sport di contatto amatoriali e competizioni dilettanti 

Conferma dello stop agli sport di contatto a livello amatoriale e delle competizioni dilettantistiche. Restano intatte le disposizioni sul numero degli spettatori. E' quanto prevede il nuovo Dpcm. "Lo svolgimento degli sport di contatto, come individuati con provvedimento del Ministro dello Sport, è consentito" soltanto per quanto riguarda "gli eventi e le competizioni riguardanti gli sport individuali e di squadra riconosciuti di interesse nazionale o regionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato italiano paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali".  

"L’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto sono consentite solo in forma individuale e non sono consentite gare e competizioni. Sono altresì sospese tutte le gare, le competizioni e le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere ludico-amatoriale". 

Per gli eventi e le competizioni "è consentita la presenza di pubblico, con una percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1000 spettatori per manifestazioni sportive all’aperto e di 200 spettatori per manifestazioni sportive in luoghi chiusi".  

Dpcm, le misure per scuola e università  

Scuola in presenza, possibilità di forme flessibili di didattica e modulazione degli ingressi per le scuole superiori prevedendo ingressi non prima delle 9. E' quanto dispone il nuovo Dpcm. 

"Fermo restando che l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, per contrastare la diffusione del contagio, previa comunicazione al Ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza" si legge nel testo.  

"Modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9.00. Allo scopo di garantire la proporzionalità e l’adeguatezza delle misure adottate è promosso lo svolgimento periodico delle riunioni di coordinamento regionale e locale".  

Dal Ministero dell'Istruzione si apprende che "le misure per la scuola contenute nel Dpcm non entreranno in vigore da oggi, ma fra qualche giorno, per garantire una migliore organizzazione. Nelle prossime ore il Ministero dell’Istruzione darà indicazioni più specifiche alle scuole e alle famiglie". 

Quanto alle università, "sentito il Comitato Universitario Regionale di riferimento, predispongono, in base all’andamento del quadro epidemiologico, piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari in presenza e a distanza in funzione delle esigenze formative tenendo conto dell'evoluzione del quadro pandemico territoriale e delle corrispondenti esigenze di sicurezza sanitaria ed, in ogni caso, nel rispetto delle linee guida del Ministero dell’università e della ricerca".  

Dpcm, tutte le misure 

Questo il Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte e dal ministro della Salute, Roberto Speranza, con le misure per il contenimento dell'emergenza coronavirus. 

Art. 1. Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale.  

1. Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 ottobre 2020 sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 1, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente: “2-bis. Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private.”; b) all’articolo 1, comma 4, dopo le parole “possono essere utilizzate” è inserita la seguente “anche”; c) all’articolo 1, comma 5, le parole “delle mascherine di comunità” sono sostituite dalle seguenti “dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie”; d) all’articolo 1, comma 6: 1) la lettera e) è sostituita dalla seguente: “e) sono consentiti soltanto gli eventi e le competizioni riguardanti gli sport individuali e di squadra riconosciuti di interesse nazionale o regionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato italiano paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali; per tali eventi e competizioni è consentita la presenza di pubblico, con una percentuale massima di riempimento del 15% rispetto alla capienza totale e comunque non oltre il numero massimo di 1000 spettatori per manifestazioni sportive all’aperto e di 200 spettatori per manifestazioni sportive in luoghi chiusi, esclusivamente negli impianti sportivi nei quali sia possibile assicurare la prenotazione e assegnazione preventiva del posto a sedere, con adeguati volumi e ricambi d’aria, a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia frontalmente che lateralmente, con obbligo di misurazione della temperatura all’accesso e l’utilizzo della mascherina a protezione delle vie respiratorie, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva, enti organizzatori. Le regioni e le province autonome, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori, possono stabilire, d’intesa con il Ministro della salute, un diverso numero massimo di spettatori in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi e degli impianti; con riferimento al numero massimo di spettatori per gli eventi e le competizioni sportive non all’aperto, sono in ogni caso fatte salve le ordinanze già adottate dalle regioni e dalle province autonome, purché nei limiti del 15% della capienza. Le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra, sono consentite a porte chiuse, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni Sportive Nazionali;”. 

2) la lettera g) è sostituita dalla seguente “g) lo svolgimento degli sport di contatto, come individuati con provvedimento del Ministro dello Sport, è consentito nei limiti di cui alla precedente lettera e). L’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relative agli sport di contatto sono consentite solo in forma individuale e non sono consentite gare e competizioni. Sono altresì sospese tutte le gare, le competizioni e le attività connesse agli sport di contatto aventi carattere ludico-amatoriale; 

3) alla lettera l), dopo le parole “sono consentite” sono aggiunte le seguenti “dalle ore 8,00 alle ore 21,00”; 

4) alla lettera n), il quinto periodo è sostituito dai seguenti “Sono vietate le sagre e le fiere di comunità. Restano consentite le manifestazioni fieristiche di carattere nazionale e internazionale, previa adozione di Protocolli validati dal Comitato tecnico-scientifico di cui all' art. 2 dell'ordinanza 3 febbraio 2020, n. 630, del Capo del Dipartimento della protezione civile, e secondo misure organizzative adeguate alle dimensioni ed alle caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro;”; 

5) dopo la lettera n) è aggiunta la seguente: “n-bis) sono sospese tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza; tutte le cerimonie pubbliche si svolgono nel rispetto dei protocolli e linee guida vigenti e a condizione che siano assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico; nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni; è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza;”; 

6) la lettera r) è sostituita dalla seguente: “r) fermo restando che l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, per contrastare la diffusione del contagio, previa comunicazione al Ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999 n. 275, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9.00. Allo scopo di garantire la proporzionalità e l’adeguatezza delle misure adottate è promosso lo svolgimento periodico delle riunioni di coordinamento regionale e locale previste nel Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione per l’anno scolastico 2020/2021(cd. “Piano scuola”), adottato con D.M. 26 giugno 2020, n. 39, condiviso e approvato da Regioni ed Enti locali, con parere reso dalla Conferenza Unificata nella seduta del 26 giugno 2020, ai sensi dell’articolo 9, comma 1, del decreto legislativo n. 281 del 1997. Sono consentiti i corsi di formazione specifica in medicina generale nonché le attività didattico-formative degli Istituti di formazione dei Ministeri dell'interno, della difesa, dell'economia e delle finanze e della giustizia. I corsi per i medici in formazione specialistica e le attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie e medica possono in ogni caso proseguire anche in modalità non in presenza. Sono parimenti consentiti i corsi abilitanti e le prove teoriche e pratiche effettuate dagli uffici della motorizzazione civile e dalle autoscuole, i corsi per l'accesso alla professione di trasportatore su strada di merci e viaggiatori e i corsi sul buon funzionamento del tachigrafo svolti dalle stesse autoscuole e da altri enti di formazione, nonché i corsi di formazione e i corsi abilitanti o comunque autorizzati o finanziati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. In presenza di un particolare aggravamento della situazione epidemiologica e al fine di contenere la diffusione dell’infezione da Covid-19, sentito il Presidente della Regione o delle Regioni interessate, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti è disposta la temporanea sospensione delle prove pratiche di guida di cui all’articolo 121 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 da espletarsi nel territorio regionale e la proroga dei termini previsti dagli articoli 121 e 122 del citato decreto legislativo in favore dei candidati che non hanno potuto sostenere dette prove. Sono altresì consentiti gli esami di qualifica dei percorsi di IeFP, secondo le disposizioni emanate dalle singole Regioni nonché i corsi di formazione da effettuarsi in materia di salute e sicurezza, a condizione che siano rispettate le misure di cui al «Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione» pubblicato dall'INAIL. Al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa. Le riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado possono essere svolte in presenza o a distanza sulla base della possibilità di garantire il distanziamento fisico e, di conseguenza, la sicurezza del personale convocato. Il rinnovo degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche può avvenire secondo modalità a distanza nel rispetto dei principi di segretezza e libertà nella partecipazione alle elezioni. Gli enti gestori provvedono ad assicurare la pulizia degli ambienti e gli adempimenti amministrativi e contabili concernenti i servizi educativi per l'infanzia. L'ente proprietario dell'immobile può autorizzare, in raccordo con le istituzioni scolastiche, l'ente gestore ad utilizzarne gli spazi per l'organizzazione e lo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, non scolastiche né formali, senza pregiudizio alcuno per le attività delle istituzioni scolastiche medesime. Le attività dovranno essere svolte con l'ausilio di personale qualificato, e con obbligo a carico dei gestori di adottare appositi protocolli di sicurezza conformi alle linee guida di cui all'allegato 8 e di procedere alle attività di pulizia e igienizzazione necessarie. Alle medesime condizioni, possono essere utilizzati anche centri sportivi pubblici o privati”; 

7) la lettera t) è sostituita dalla seguente: “t) le università, sentito il Comitato Universitario Regionale di riferimento, predispongono, in base all’andamento del quadro epidemiologico, piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari in presenza e a distanza in funzione delle esigenze formative tenendo conto dell'evoluzione del quadro pandemico territoriale e delle corrispondenti esigenze di sicurezza sanitaria ed, in ogni caso, nel rispetto delle linee guida del Ministero dell’università e della ricerca, di cui all’allegato 18, nonché sulla base del protocollo per la gestione di casi confermati e sospetti di covid-19, di cui all’allegato 22; le disposizioni di cui alla presente lettera si applicano, per quanto compatibili, anche alle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica;”;  

8) la lettera ee) è sostituita dalla seguente: “le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5,00 sino alle ore 24,00 con consumo al tavolo, e con un massimo di sei persone per tavolo, e sino alle ore 18.00 in assenza di consumo al tavolo; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l'attività di confezionamento che di trasporto, nonché, fino alle ore 24,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze; le attività di cui al primo periodo restano consentite a condizione che le Regioni e le Province autonome abbiano preventivamente accertato la compatibilità dello svolgimento delle suddette attività con l'andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e che individuino i protocolli o le linee guida applicabili idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi; detti protocolli o linee guida sono adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali e comunque in coerenza con i criteri di cui all'allegato 10; continuano a essere consentite le attività delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, nei limiti e alle condizioni di cui al periodo precedente; è fatto obbligo per gli esercenti di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo, sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti”; 

9) alla lettera ff) dopo la parola “siti” sono aggiunte le seguenti “nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade,”; 

e) l’allegato 8 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 ottobre 2020 è sostituito dall’allegato A al presente decreto. 

f) all’articolo 3, comma 1, dopo la lettera a) è inserita la seguente: a-bis) al fine di rendere più efficace il contact tracing attraverso l’utilizzo dell’App Immuni, è fatto obbligo all’operatore sanitario del Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale, accedendo al sistema centrale di Immuni, di caricare il codice chiave in presenza di un caso di positività; 

Art. 2. Disposizioni finali: 1. Le disposizioni del presente decreto si applicano dalla data del 19 ottobre 2020, ad eccezione di quanto previsto dall’articolo 1, comma 1, lettera d), n. 6, che si applica a far data dal 21 ottobre 2020, e sono efficaci fino al 13 novembre 2020. 

2. Restano salvi i diversi termini previsti dalle disposizioni del presente decreto. 3. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione. 

Viminale: "Attività motoria si può fare senza mascherina se isolati"  

''Disporre l’intensificazione dei servizi e delle attività finalizzate ad assicurare il rigoroso rispetto'' delle misure di contenimento del coronavirus contenute nel dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte il 13 ottobre scorso. E' quanto si legge in una circolare inviata ai prefetti dal Viminale e firmata dal capo di gabinetto Bruno Frattasi. La circolare ripercorre tutte le nuove disposizioni.  

In particolare, si legge nel testo, dall’obbligo di utilizzo della mascherina ''non vanno ricomprese alcune attività svolte all’aperto che, in ragione del loro particolare dispendio energetico, sono invece riconducibili all’attività sportiva e, quindi, parimenti esentate" come ''jogging, footing, trekking, nordic walking o altre forme di camminata sportiva" potranno continuare ''a svolgersi senza utilizzo della mascherina, purché ciò avvenga in condizioni tali da garantire il rispetto della distanza interpersonale di almeno due metri" per ogni attività sportiva.  

Sono esentati dall'obbligo di indossare la mascherina ''i conducenti di biciclette, anche a 'pedalata assistita', per i quali ricorrono, dato l’impegno fisico richiesto dall’uso del mezzo, condizioni non dissimili".  

In ogni caso, si legge nella circolare, ''al fine di valutare la sussistenza o meno dell’obbligo di utilizzo della mascherina'' vanno valutate le ''caratteristiche dei luoghi'' o le ''circostanze di fatto” che garantiscano “in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi”, fermo restando ''il diverso obbligo, che non conosce eccezioni, di avere sempre con sé tale dispositivo di protezione''.  

Perciò, si legge, anche ''l’attività motoria, al pari di ogni altro tipo di attività, purché effettuata nelle condizioni suddette, è esonerata dall’obbligo di utilizzo della mascherina". Nella circolare viene riportata ''la raccomandazione, che rappresenta un’indicazione prudenziale'', a utilizzare ''i dispositivi di protezione individuale delle vie respiratorie anche all’interno delle abitazioni private, allorché si sia in presenza di persone non conviventi''. 

"Tale utilizzo in ambito privato - spiega la circolare - rappresenta una misura di profilassi il cui rispetto resta affidato al senso di responsabilità dei singoli, atteso il riscontrato legame fra l’aumento dei contagi e le dinamiche relazionali che si sviluppano nel contesto amicale o in quello riferito a familiari non conviventi". 

"Un’ulteriore misura, sia pure di carattere non prescrittivo e con finalità prudenziali, è stata introdotta con riferimento alle abitazioni private per le quali è fortemente raccomandato di evitare feste, nonché di ricevere persone non conviventi in numero superiore a 6" si legge nella circolare. 

''Nel confermare la sospensione delle attività che abbiano luogo in sale da ballo, discoteche e locali assimilati, all'aperto o al chiuso'', il dpcm del 13 ottobre, aggiunge ''il divieto di svolgimento di feste, nei luoghi al chiuso e all’aperto". Nel testo, si legge nella circolare, ''si precisa che nell’ambito del divieto rientrano i luoghi pubblici e aperti al pubblico, nonché i luoghi privati, con esclusione del proprio domicilio o dimora". 

La stessa disposizione consente, in via di eccezione, si legge ancora nel testo, ''che possano tenersi feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose, con la partecipazione massima di 30 persone nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti. Tra le cerimonie civili vanno sicuramente ascritte, a titolo esemplificativo, i matrimoni e le unioni civili, mentre le cerimonie religiose comprendono, sempre a titolo di esempio, quelle contemplate dalle confessioni religiose".  

"Trattandosi di un precetto che non prevede un regime transitorio, ne consegue che eventuali feste conseguenti a cerimonie civili o religiose programmate prima dell’entrata in vigore del medesimo dpcm per un numero di partecipanti superiore a 30, dovranno tenersi nel rispetto del numero massimo ora consentito'', si legge nel testo.  

 

Anci per orari scaglionate scuole, Boccia: "Richiesta puntuale" 

L'Anci per il presidente Antonio Decaro spinge per lo scaglionamento degli orari degli ingressi nelle scuole. Questo uno dei punti di confronto, a quanto si apprende, nella conferenza Stato-Regioni. Per il presidente Anci "l'opzione migliore per evitare gli assembramenti a scuola e sul trasporto pubblico locale è scaglionare gli ingressi a scuola, spostando almeno di un'ora gli ingressi delle scuole superiori".  

"Vanno individuate -ha detto Decaro, secondo quanto si riferisce- le linee del tpl sovraccariche e verificare dove le regioni stanno destinando le nuove risorse (ncc, bus privati o altre aziende di trasporto regionali)". Una sollecitazione a cui il ministro Francesco Boccia non si è sottratto: "La richiesta avanzata da Decaro sullo scaglionamento orario degli ingressi a scuola è molto puntuale, i sindaci hanno contezza di quello che accade nei loro comuni e sanno se ci sono delle ore in cui il traffico è congestionato o ci sono delle linee di autobus sovraffollate", ha detto Boccia a quanto si apprende.  

"È necessaria un po' di flessibilità da parte di tutti gli attori in campo. È evidente che i territori non sono tutti uguali, è consigliabile per le Regioni non penalizzare i piccoli borghi o i piccoli centri che non hanno le stesse problematiche di alcune zone delle città metropolitane, assumendo decisioni unilaterali. Ascoltare i sindaci prima di decisioni importanti è fondamentale".  

Covid, Bassetti: "Opportuno coprifuoco per Genova, Milano e Roma"  

"L'ipotesi del coprifuoco dopo le 22 potrebbe essere una soluzione alternativa al lockdown, ma solo in alcune situazioni e non su base nazionale. Penso a Milano, all'area di Genova, a Roma e anche nel Lazio. Sicuramente potrebbe essere uno strumento per limitare la circolazione notturna, quando è più difficile il controllo del territorio e c'è anche più leggerezza nei comportamenti da rispettare". Lo afferma all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, e componente della task force Covid-19 della Regione Liguria.  

Secondo Bassetti "va fatto qualcosa, la situazione epidemiologica è rapidamente peggiorata e non ci aspettavamo di vedere numeri così importanti così presto. E' stata anticipata la previsione dei casi di 3-4 settimane con una brusca accelerazione".  

"Vedo troppi atteggiamenti lassisti in giro rispetto alle misure da tenere - sottolinea poi - Gente che non indossa la mascherina o la tiene giù. Tutti devono remare dalla stessa parte, non è possibile che si pensi che questo virus sia il problema sempre di quello vicino a noi". 

"Ora è il momento in cui essere più duri: c'è un incremento significativo dei contagi e delle ospedalizzazioni che possono creare un problema di tenuta del Ssn. Siamo lontani dai numeri di marzo e aprile, ma dobbiamo fare qualcosa. I cittadini e le istituzioni devono allearsi, non perdiamo altro tempo".  

 

Covid, Londra passa a rischio 'Alto' 

A partire dalla mezzanotte di venerdì Londra passera al Livello 2 (su 3) di allarme e per 9 milioni di persone scatteranno nuove misure restrittive, per contenere i contagi da coronavirus. La decisione è stata confermata dal sindaco Sadiq Khan. I londinesi si apprestano ad affrontare un "inverno difficile", ha detto Khan, "nessuno vuole le restrizioni, ma sono necessarie".  

In base al nuovo sistema a tre livelli di allarme - medio, alto e molto alto - introdotto nei giorni scorsi dal governo Johnson, oltre al mantenimento della 'Regola del sei', in vigore sia per gli incontri nelle abitazioni che nei giardini privati, sono previste per i londinesi una serie di ulteriori misure di contenimento.  

Le attività lavorative e commerciali potranno continuare ad operare, ma nel rispetto delle regole di sicurezza anti Covid, mentre rimangono chiusi discoteche e altri locali simili. Per gli esercizi commerciali che vendono cibo e alcolici per il consumo all'interno dei propri locali è imposta la chiusura tra le 22 e le 5, mentre per le attività takeaway è consentita la vendita anche dopo le 22, anche con servizio di consegna. Scuole, università e luoghi di culto rimangono aperti, così come continuano ad essere consentiti matrimoni e funerali, ma con un limite al numero dei partecipanti. E' inoltre raccomandato di evitare spostamenti inutili, evitare i trasporti pubblici e le ore di punta.  

Bonaccini: "Pronti a lockdown parziali"  

Bisogna esser pronti a lockdown parziali, anche molto parziali: credo che sia molto difficile pensare di decidere un lockdown generalizzato per il nostro Paese, si rischierebbe di passare dalla pandemia sanitaria alla pandemia economica e sociale". E' quanto sostiene Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e governatore dell'Emilia-Romagna, intervenendo al programma 'L'aria che tira' su La7. 

Per Bonaccini, "bisogna tenere quotidianamente monitorata la situazione, darsi da fare per tracciare il più possibile i cittadini ed esser pronti a iniziative restrittive molto mirate, nel caso in cui la curva dovesse aumentare".  

Il governatore osserva che "quei Paesi dove ci sono quelli che decidono da soli, sono quelli che si trovano di più nel dramma coronavirus: Boris Johnson, Bolsonaro, Trump... Diciamo che tutti quelli 'autoritari' stanno messi peggio di noi". 

"I fatti contano più delle opinioni e delle polemiche politiche: dobbiamo lavorare uniti - sottolinea Bonaccini - Insieme, lo Stato con le Regioni, si è fatto un gran lavoro: siamo stati il primo Paese travolto, senza esempi cui poter attingere; ci siamo dovuti inventare i decreti al posto delle ordinanze. E nel 98% dei casi, le centinaia di ordinanze prese dalle Regioni sono state recepite in conformità ai decreti emanati dal governo". 

"Il governo prende le decisioni, spesso condividendole con le Regioni, su cui si può essere più o meno d'accordo; ma mediamente abbiamo quasi sempre trovato unitarietà e unanimità - rileva - Le Regioni hanno poi il potere di restringere ulteriormente i provvedimenti dello Stato". 

Bonaccini evidenzia poi che "nel nostro Paese si è investito troppo poco, negli ultimi quindici anni, sul sistema sanitario pubblico: quello che chiedo è di avere più risorse per la sanità pubblica. Io, che credo nella sanità pubblica e che chiedo più investimenti, non riesco a capire come non si possa decidere oggi di prendere i 36 miliardi di euro del Mes. Ma se non li prendiamo adesso, di fronte a una pandemia sanitaria senza precedenti, quando li dobbiamo prendere? Se non ora, quando?" è la domanda che pone il presidente della Conferenza delle Regioni.  

 

Confcommercio scrive al governo: "Necessaria proroga stop cartelle"  

Da domani ripartono le cartelle fiscali ma, considerata ''la grave crisi di liquidità in cui versano imprese e lavoratori autonomi a causa dell’emergenza economica e sociale dovuta alla pandemia da covid-19'', occorre ''un'ulteriore proroga dell’azione di riscossione dei tributi già iscritti a ruolo''. Confcommercio scrive al governo per chiedere che si intervenga con ''un apposito provvedimento affinché la sospensione dell’azione di riscossione venga prorogata almeno fino al 31 dicembre 2020''.  

 

Fiepet: "Con Dpcm pubblici esercizi in ginocchio, migliaia a rischio chiusura"  

"Con il Dpcm del governo c'è un mix di misure che mettono in ginocchio il nostro settore, quello della ristorazione e della somministrazione. Sono migliaia i locali che lavorano a partire dalle 22 di sera, il 15% dell'intero settore della somministrazione in Italia, chiudendoli alle 24 si dà loro una mazzata terribile, li si condanna alla chiusura definitiva. Cosa fanno aprono alle 22 e alle 24 chiudono, lavorano due ore?". E' amareggiato Giancarlo Banchieri, presidente della Fiepet Confesercenti, la Federazione italiana degli esercenti pubblici e turistici, intervistato da Adnkronos/Labitalia, dopo l'emanazione del Dpcm del governo che prevede la chiusura dei locali alle 24 con il divieto di sosta e consumazione all'esterno dei locali dopo le 21.  

Per Banchieri non è solo la chiusura anticipata dei locali, tra le misure previste dal Dpcm, a colpire il settore. "Con la chiusura dei locali alle 24, il ricorso sempre più massiccio allo smart working, il turismo che è assente, e anche l'effetto scoraggiamento dell'annuncio delle misure del governo, il nostro comparto che conta 300mila aziende e oltre un milione di addetti rischia di avere il colpo finale, dopo aver vissuto i mesi di chiusura del lockdown e i pochi affari dei mesi successivi", spiega ancora.  

Secondo il presidente di Fiepet "certamente la salute pubblica in questo momento viene prima di tutto e serviva fare qualcosa, ma a nostro parere quanto fatto non avrà gli effetti sperati e colpirà solo il nostro comparto. Si poteva raggiungere un compromesso, tenendo aperti i locali anche dopo le 24 permettendo solo il servizio al tavolo, vietando gli assembramenti e facendo rispettare le distanze, che è la cosa importante".  

Anche perché, attacca Banchieri, "la movida c'è ormai da 4 mesi, mentre l'esplosione dei casi è di questi ultimi giorni e quindi credo che i locali non siano gli unici 'colpevoli' di questa impennata dei casi".  

Per il presidente di Fiepet Confesercenti "serve un mix tra restrizioni accettabili e intelligenti, aiuti veri e concreti e dallo Stato, e prestiti dalle banche con termini lunghissimi per la restituzione. Senza tutto ciò si rischia la pandemia economica per il nostro comparto, quello della somministrazione e della ristorazione. Non possiamo resistere ancora tanto in queste condizioni".  

"Rischia di essere - spiega Banchieri - la mazzata finale per noi, anche perché sappiamo bene che sono tanti i mesi di difficoltà che ci attendono e affrontarli senza misure intelligenti, che permettano di frenare il contagio ma anche a noi di continuare di lavorare, sarà come condannare appunto un intero comparto alla fine", conclude Banchieri.  

(di Fabio Paluccio)