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“anche senza di te” Intervista a Francesco Bonelli

Ci piace l’idea di avvicinare al nostro blog un nome del cinema che rappresenta un profilo di vita da sempre legato al mondo dello spettacolo, Francesco Bonelli. Nasce a Roma in un ambiente familiare grazie al quale cinema e teatro erano parte integrante della vita quotidiana. Una madre agente di molti attori, uno zio come Luigi Comencini che a soli 12 anni lo inizia al cinema con “Voltati Eugenio”, un esperienza di recitazione che lo condurrà poi alla vera passione, la scrittura e la regia. Prima come assistente alla regia di grandi nomi come Scola (il viaggio di Capitan Fracassa) o Coppola (Il Padrino parte III) poi come coautore di importanti serie televisive (tra cui Papà prende moglie, Caro Maestro), la sua carriera si è poi dedicata al teatro fondando una società di produzione Baloo, destinata alla produzione in sinergia con gli enti teatrali italiani. Seguirà poi un altro progetto importante messo in scena al teatro dell’Orologio a Roma, La magia di Spoon River. Nel tempo, regia, sceneggiatura e recitazione si sono alternate, sovrapposte e affiancate e grazie all’energia e ricchezza artistica, patrimonio naturale di Francesco Bonelli, hanno portato ad una produzione interessante ed ininterrotta. Oggi è l’occasione per avvicinarci all’ultimo lavoro cinematografico di Francesco Bonelli da lui scritto e diretto, Anche senza di Te . Un film drammatico, che inizierà a breve le prime riprese e che vedremo sul grande schermo nel prossimo anno, animato dalla passione e dalle emozioni di una protagonista che riflette nella sua esperienza di vita i nuovi valori e le evidenti difficoltà dei nostri giorni.

RMagazine : Cosa si nasconde dietro questo titolo. Una dichiarazione di forza nel tentativo di andare oltre, al di là degli eventi?

Bonelli: Anche senza di te è un titolo che esprime una ribellione. Quella di una giovane donna che deve scegliere il compagno della propria vita, e che però deve superare la sua dipendenza da un uomo su cui ha investito forse troppo e che probabilmente non la ama. Tutti vorremmo pensarci in rapporti liberi da ricatti dipendenza e bisogni che non hanno niente a che vedere con una scelta di amore. In realtà per tanti, troppi e specialmente per molte donne il rapporto di coppia si risolve con la dipendenza da un uomo dominante e mai veramente capace di considerarle e di comunicare con loro. La mia Bridget Jones si risveglia appena in tempo per una serie di circostanze, salvandosi da un terribile principe azzurro.

RMagazine: Cosa ci vuole trasmettere la protagonista nell’affrontare le vicissitudini della vita?

Bonelli: Nel suo precipitare dall’idea di un’unione rassicurante e falsa, Sara trova tanti piccoli alleati. Formula la sua ricostruzione. E il suo primo alleato è proprio il suo corpo. Che si ammala quando tutto teoricamente andrebbe per il meglio. E poi nelle circostanze più estreme trova risorse formidabili quando si tratta di andare nella giusta direzione. Un altro alleato della nostra protagonista è il suo lavoro, infatti Sara è un insegnante in una scuola elementare dove cerca di portare avanti un protocollo sull’ educazione emotiva dei bambini. Io sono sempre stato affascinato dagli insegnanti di scuola elementare e addirittura di scuola materna perché in quel periodo della vita si possono aprire delle vie e infliggere delle ferite che poi respirano per tutto il corso della nostra vita. Aprire delle vie. Dunque Sara educando i bambini educa anche se stessa a capire ciò che si fa portati da tutta una serie di stimoli esterni e ciò che si fa per una genuina convinzione.

RMagazine; Quanto conta in questa storia il contrasto tra la forza interiore e le sollecitazioni esterne?

Bonelli: L’educazione emotiva è il cuore tematico del film che è tutto giocato in questo equilibrio che si deve sempre ricomporre tra il mondo interiore e le vicissitudini che la vita ci mette davanti

RMagazine: Qual è il ruolo dell’amore quando il mondo non gioca a tuo favore?

Bonelli: In un certo senso questo è anche un film sentimentale una classica commedia d’amore. La vicenda che viene raccontata ci invita a guardare più a fondo nelle persone che ci circondano in cerca di tante caratteristiche che vanno oltre la gratificazione momentanea o la rassicurazione di fronte a un mondo problematico. Ciò che veramente diventa decisivo per Sara è il fatto di trovare nella persona giusta la capacità di comunicare anche nei momenti difficili anche quando la verità è imbarazzante

RMagazine: Cosa c’è dietro questa storia, dove trova le sue origini, quale animo l’ha ispirata e quali speranze.

Bonelli: Per me è un momento molto importante quello in cui si decide di occuparsi di qualcosa perché la scrittura di un film e poi le sue vicissitudini sono processi che durano per molti anni. Mi ricordo molto bene quando ho cominciato a pensare a questo film stavo divorando molti libri che avevano per argomento la neuropsichiatria infantile e un giorno vado a prendere a scuola mio figlio e vedo un gruppo di genitori che parla molto male di un insegnante e allo stesso tempo vedo questa insegnante in cima a un viale dopo 6 ore con i bambini, sfinita e nel caso specifico era un insegnante che io stimo molto invece, perché metteva in primo piano non le nozioni ma proprio l’equilibrio emotivo dei bambini, la loro gioia di venire a scuola, il loro sentirsi a proprio agio stando al mondo. E in quel momento ho pensato di raccontare un film in cui ci si dimenticasse che quella donna era un insegnante ma in cui la si guardasse come una donna con la sua vita sentimentale, con il suo mondo con le sue ferite e con questo mestiere difficile.

RMagazine: nel pensare a questo film che ruolo ha la colonna sonora e nel caso abbia un ruolo importante quale potrebbe essere?

Bonelli: Riguardo alla musica io posso solo esprimere quello che in questo momento sono dei miei orientamenti perché non so quello che veramente potremmo avere. Vorrei che la musica possa in qualche modo interpretare il confine tra lo sguardo di Sara il mondo. In un film la musica è fondamentale, detta il tono emotivo ma anche lo stile del racconto oltre che il genere. Ci sono alcuni cantanti di cui mi piacerebbe avere dei contributi una di questi Chiara Civello.

Raffaella Raspi

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