Comunicazioni virali

Se non la pensiamo come l’altra metà degli italiani – cioè se siamo mediamente umani, se ci ripugnano le commedie che fa quel leghista coi capelli a bananina baciando santini e rosari, se riteniamo folle il suo comportamento aggressivo e manipolatore, è bene che lo diciamo in giro. Come, direte voi, rischiando di prenderci improperi nel migliore dei casi? Sì, perché no? Fintanto che siamo in democrazia possiamo esprimere il nostro pensiero liberamente e con pacatezza dire ai vicini d’ombrellone quanta preoccupazione alberga nel nostro cuore per la piega violenta che sta prendendo il paese. Possiamo anche far sapere loro che esiste una bella fetta del paese che non è rappresentata magari degnamente, ma che è pronta a opporsi alla deriva illiberale.. Non basteranno le nostre parole certo che no, ma saranno intanto un piccolo balsamo per noi che le pronunciamo e per la signora dell’ombrellone nella fila dietro che non osa dirle.

Parlare coi vicini, cercare di centrare il problema, rispondere se strattonati dialetticamente con un sorriso totamente scevro di ironia (che è controproducente, usata in maniera volgare anche dal leghista dai capelli a bananina, quindi percettibile ormai dai più) e effondere serenità sempre. Contro la paura che hanno diffuso a piene mani costoro, si ha il dovere civico di mostrarsi sani, aperti, persino gioviali. Non è l’odio che può vincere, non ha senso alcuno praticarlo.

E sono anche d’accordo con chi dice che bisogna trovare una comunicazione nuova per la cosiddetta opposizione, per noi tutti insomma, sbandati o con bandiera.  Se i sovranisti mentono ogni giorno, sbandierando continuamente opinioni diverse, costruiscono ad arte fake news e sono completamente privi di pudore, forse è iniutile continuare a battere i piedi giurando che abbiamo ragione noi, che la verità non è quella, che la storia li seppellirà. E ancor meno guardare la questione con aria snob credendo che non ci riguardi veramente. C’è bisogno di qualcosa di nuovo, di adatto alla platea, che possa conquistare anche chi è in bilico, e magari anche chi ha già scelto ma può cambiare direzione. E mi chiedo: ci sarà un curatore di immagine, un influencer, un ufficio stampa in grado di trovare un modo per ribaltare il gioco sporco che stanno facendo coloro che apparentemente hanno già vinto? Forse c’è ma costa troppo? Beh, il paese si presterebbe a spendere qualcosa per trovarlo, ovunque egli sia. A Hollywood? A Parigi? A Dubai? A Napoli? Va cercato e trovato al più presto. Lo voglio da domani mattina al lavoro, lo voglio in giro per ombrelloni a raccontare la storia vera che c’è dietro questo ribaltone italico, voglio sentirlo pronunciare parole virali fatte di normalità buona e sana che contagino l’Italia, da sud a nord e viceversa. E voglio vederle, quelle parole, scivolare sulla pettinatura bislacca di Mr Bananina e entrargli dalle orecchie. Anche lui, alla fine, contagiato da quella bella malattia che guarisce odio e falsità.

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Simona Fasulo

Si occupa delle rubriche "La sdraio", "A proposito di donne" e "Leggerescrivere" Simona ha imparato a scrivere a quattro anni, copiando le lettere dell'alfabeto dai compiti in classe delle zie insegnanti, a sette ha cominciato a scrivere i suoi pensieri. Presto ha fatto della sua abitudine un mestiere. Ha scritto per i giornali, per la radio, per la televisione. Ha smesso cento volte senza smettere mai. Ha usato la forma orale delle parole per tanto tempo, lavorando a Radio Rai; la forma scritta, immaginando decine di personaggi da far vivere nei suoi originali radiofonici, o nei racconti da leggere in diretta nei suoi programmi. Nel 2000 ha cominciato a scrivere per la lunga serialità televisiva, e ha messo le sue parole al servizio di idee collettive, imparando un altro mestiere, perché i mestieri della scrittura sono infiniti. Nel frattempo insegnava ai volenterosi aspiranti sceneggiatori e narratori alcune regole della scrittura. Ha scritto decine di racconti. Quelli scritti per la sua rubrica di cibo e letteratura su Radio Uno (“Pepe, Nero e gli altri”) sono stati pubblicati nel 2000 da Mursia nella collana Golosia. Dal 2013 conduce un laboratorio di lettura e scrittura nel carcere di Rebibbia. Negli ultimi anni ha dato immagine alle sue parole scrivendo e realizzando documentari per Rai Storia. Da Anna Magnani a Roberto Rossellini, da Vittorio Emanuele Orlando a Antonino Caponnetto, da Goliarda Sapienza a Alba de Céspedes, hanno ripreso vita italiani trascurati dall'Italia, che però l'Italia hanno contribuito a farla.

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