PATMOS, PASOLINI, UN RICORDO … PIAZZA FONTANA

Venerdì 12 Dicembre 1969: un ordigno contenente sette chili di tritolo esplode alle 16,37 nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana a Milano. Il bilancio delle vittime è di 17 morti e 86 feriti.

Pier Paolo Pasolini quando riceve la notizia della strage è a casa di Antonioni con Moravia. E’ scioccato. Il giorno dopo nasce la poesia Patmos , è il nome dell’isola greca in cui l’Apostolo Giovanni scrive l’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse.

Pasolini poeta civile ha bisogno di esprimere il suo orrore.

“Patmos”

Sono sotto choc
è giunto fino a Patmos sentore
di ciò che annusano i cappellani
i morti erano tutti dai cinquanta ai settanta
la mia età fra pochi anni, rivelazione di Gesù Cristo
che Dio, per istruire i suoi servi
– sulle cose che devono ben presto accadere –
ha fatto conoscere per mezzo del suo Angelo
al proprio servo Giovanni. [..]

Morti e feriti sono agricoltori e proprietari terrieri venuti quel venerdì a Milano a concludere accordi sui loro terreni, sui loro beni.

Venendo da là
vestivano di grigio e marrone; la roba pesante,
che fuma nelle osterie con le latrine all’aperto.
Poca creanza a farsi ritrovare così[..]

Così si consola la morte, e chi ha la cattiva creanza
di farsi piangere; ridotto a tronconi: cosa inammissibile
in un uomo serio, che si occupa di agricoltura![..]

I versi di Patmos diventano un’orazione civile, le parole del poeta trasudano di turbamento e indignazione per uno dei tanti misteri irrisolti della nostra storia.

La struttura compositiva del poema Patmos, inserito nella raccolta trasumanar ed organizzar, segue il principio di un’alternanza a tre voci.
La tripartizione, s’intreccia lungo tutto lo svolgimento del poema. Le tre voci che concorrono alla composizione sono quella di San Giovanni nella sua Apocalisse, quella del poeta stesso, e quella della cronaca dei fatti di Piazza Fontana.

Pasolini rifiuta la fredda trasmissione delle notizie che trasforma le vite umane in numeri e di ognuno scrive una piccola biografia diventando così terribilmente realista e incisivo.

Pietro Dendena (presente!) 45 anni,
abitava a Lodi in un nuovo edificio di Via Italia 11
con la moglie Luisa Corbellini, la figlia Franca, 17 anni,
che frequenta il corso di segretariato d’azienda,
e il figlio Paolo, 10 anni, alunno di quinta elementare.
Di professione mediatore,
frequentava regolarmente il mercato di Piazza Fontana
non mi meraviglierei da letterato schizoide
che comparisse tale e quale in un olio del Prado
né che avesse un debole per l’Inter;[..]

Quanto a Paolo Gerli, 77 anni (presente)
ci son portichetti a Lodi a sesto acuto,
e le piccole osterie micragnose sanno di vestiti bagnati
riscaldati dalla stufa
abitava con la moglie in un bellissimo palazzo di Via Savaré, 1,
dove si era trasferito nel 1954[..]

 

La strage del 12 dicembre 1969 può diventare rischiosamente un lontano ricordo, ma in Patmos Piazza Fontana brucia ancora di dolore. Ricordare è importante.

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Paola Crisostomidis Gatti

Paola Crisostomidis Gatti è nata in Sicilia. Ha vissuto in diverse città italiane. Attualmente si divide tra Roma e Firenze. Dopo la maturità classica si è laureata in giurisprudenza. Ha lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. A dieci anni aveva già scritto le prime poesie e cambiato città sette volte. Crede nel potere terapeutico della Poesia come medicina dell’anima. Ama la poetessa Antonia Pozzi, si commuove leggendo “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” di Pavese e sul suo comodino tiene i lirici greci tradotti da Quasimodo.  Ha pubblicato la raccolta di poesie “Istanti lunghi come coltelli”, Giuliano Ladolfi Editore, affrontando il male di vivere con un percorso di rinascita e consapevolezza. Porta sempre in borsa il libro “Guardami: sono nuda” di Antonia Pozzi. E’ diventato il suo talismano.  

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