Leonardo e la Luna (2)

Leonardo e il Rinascimento

Leonardo da Vinci e Rinascimento: un binomio che richiama subito alla mente l’idea stessa di genialità nell’arte e nella scienza. Ma che cosa aveva di speciale il Rinascimento? Sull’arte va bene, siamo d’accordo. Ma la scienza? Esisteva già allora la Scienza, così come la intendiamo noi? Ed è stato poi Leonardo, l’unico genio di quel periodo?

Una delle caratteristiche del Rinascimento – periodo aureo a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento – sono stati i fitti interscambi, le feconde relazioni tra diversi campi del sapere – ingegneria, tecnica, arte, filosofia – che portarono alla rivoluzione scientifica che avrebbe trasformato la visione del mondo. Il moderno concetto di “scienza” non esisteva ancora, o piuttosto nacque proprio allora, grazie alle menti eccelse di quell’epoca, che investigarono la Natura e vollero derivare la teoria dalla pratica e dalla sperimentazione.

Molti artisti contemporanei di Leonardo erano anche architetti o ingegneri, la versatilità in quanto tale non era del tutto sorprendente all’epoca; la particolarità del genio di Vinci era peró il fatto che fosse un “maestro” in tutto. Era soprattutto l’abilità in ogni cosa che facesse che meravigliò anche i suoi contemporanei. Ancora oggi proviamo profonda ammirazione davanti all’eclettismo di Leonardo, eccelso pittore, architetto, anatomista, ingegnere, ma anche pensatore sistemico, ecologista ante-litteram con profondo rispetto per la vita, nonché inventore appunto del moderno metodo sperimentale, e cioé scientifico.

Eppure di lui, fino al 19° secolo, si conosceva solo il lato artistico, pittorico. Era celebre per i suoi ritratti, per la Gioconda, per l’Ultima Cena. I suoi famosi codici e taccuini furono scoperti solo due secoli fa, quando Napoleone decise di trafugare gli archivi coi documenti lasciati da Leonardo, fino ad allora rimasti abbandonati, e portarseli in Francia.

E proprio da quei documenti veniamo a sapere che Leonardo, in effetti, considerava proprio il disegno e la pittura come strumenti fondamentali di “scienzia”, di conoscenza, analisi e comunicazione. Riempì fogli e fogli di schizzi e disegni, molti di natura tecnica e ingegneristica, altri che sarebbero sfociati nei suoi celebri quadri e affreschi. Proprio all’inizio del suo “Trattato della pittura” Leonardo scriveva cosa fosse secondo lui la Scienza: “Nessuna umana investigazione si può dimandare vera scienzia se non passa per le matematiche dimostrazioni.” Dunque la teoria derivata dall’esperienza, dalla pratica, dall’esplorazione. Era curioso di capire come funzionasse la Natura, analizzava e cercava di unificare leggi matematiche e leggi fisiche, comprese l’ottica, i movimenti dei fluidi e degli esseri viventi. Portò anche lo studio dell’anatomia a nuovi livelli. Molte delle sue idee di macchine erano ispirate alla Natura, come quella della macchina volante che sviluppò quando iniziò a studiare il volo degli uccelli.

Leonardo studiava, non smise mai di imparare. E, spinto dalla curiosità e dalla voglia di indagare le connessioni tra i fenomeni naturali, creò analogie inedite per l’epoca (come appunto i movimenti nei fluidi e nell’aria, alla base dei suoi studi sul volo). Prendeva il suo tempo, fu quasi sempre in ritardo nella consegna – quando consegnava – delle opere che gli venivano commissionate. Non per mancanza di voglia o perché gli pesasse il lavoro, ma perchè al contrario voleva fare troppe cose contemporaneamente e veniva distratto dai suoi molteplici interessi. Aveva spesso la “testa tra le nuvole”, e anche più in alto, visto che si occupò pure della Luna: Leonardo fu tra i primi a sostenere che il nostro satellite non emana luce propria, ma riflette quella del Sole. Scrisse infatti che “la Luna non è luminosa per sé, ma bene è atta a ricevere la natura della luce a similitudine dello specchio e dell’acqua, o altro corpo lucido”.

(2 – continua)