La patente elettorale (3)

Buoni e cattivi

Gli Stati Uniti sono considerati la più grande democrazia del mondo e persino la esportano, la democrazia. Ma oggi sono paradossalmente tra le società più squilibrate dell’Occidente, dove chi non ha soldi non ha nemmeno diritto alla salute, dove lobby e multinazionali controllano tutte le decisioni governative, come quelle relative all’ambiente e alle armi. Eppure gli americani credono ciecamente al liberismo del loro Paese, convinti della possibilità della scalata sociale, persuasi che la loro nazione sia ricca di opportunità, anche se in realtà gli USA sono tra le meno “mobili” di tutte le democrazie occidentali.

L’Occidente è abituato a dividere il mondo politico tra “buoni” – i governi democratici – e “cattivi” – i regimi autoritari. Dando per scontata la condanna dei totalitarismi, dovremmo però iniziare anche a riflettere sull’assoluta bontà e sacralità della democrazia – soprattutto nelle sue espressioni più recenti – se vediamo cos’è successo là dove sono stati rimossi i dittatori ed è stata “introdotta” la democrazia. Come la Libia dopo Gheddafi, o l’Iraq e tutto il Medioriente dopo Saddam Hussein.

La democrazia non è garanzia assoluta di “buon governo”. È uno strumento di potere come un altro. Uno strumento che mette il potere – invece che nelle mani di un dittatore – nelle mani del popolo o di chi lo manovra. E, solo perchè gestita dal popolo, non per questo ha necessariamente ragione a prescindere. Anzi, proprio per questo diventa uno strumento pericoloso: abbiamo già visto come sulle decisioni popolari influiscano ignoranza, disinformazione e malafede. Nella Germania degli anni ’30 del Novecento i nazisti erano la maggioranza, e in quanto tale hanno approvato le leggi razziali e la “soluzione finale”, mandando milioni di persone nei campi di sterminio. È stata quindi una decisione democratica: Hitler era stato eletto democraticamente dal popolo tedesco.

Il problema è quindi duplice: da un lato c’è la vulnerabilità del popolo che si fa ingannare, dall’altro c’è la malafede della classe politica che lo inganna. E che spesso è anche incompetente e inadeguata: proprio per questo ricorre all’inganno per conquistare il potere che altrimenti non otterrebbe per merito. Se non viene richiesta  una preparazione, se basta solo essere eletti, c’è chi cerca di ottenere i voti con ogni mezzo, lecito e illecito, sfruttando la disinformazione e l’ingenuità degli elettori.

Purtroppo non esiste un “diploma” di leadership politica, nelle democrazie elettorali. Per avere leader preparati e competenti, per una vera meritocrazia politica, si dovrebbe invece introdurre una formazione obbligatoria per i futuri leader. Chi si candida a governare dovrebbe essere obbligato a presentare un Curriculum Vitae ai cittadini, avere una preparazione e un‘esperienza come per ogni altra professione che si rispetti. Come accade in alcuni Paesi asiatici, dove la classe politica è formata, selezionata e reclutata, proprio come i dipendenti di una società privata. Si fa carriera venendo assunti e promossi per meriti e risultati, non a votazione. Ma curricula ed esperienza da soli non bastano: vanno analizzati e valutati con consapevolezza, da “giudici” competenti e preparati.

(3- Continua)