Si fa per ridere (1)

Una risata vi seppellirà

Quante volte abbiamo sentito la frase “si fa per ridere”, pronunciata da chi aveva appena preso in giro qualcuno? A volte, quando si è in compagnia, viene l’impulso di dire battute, di provocare risate, anche a danno di altri, vittime più o meno consapevoli dell’ironia del burlone di turno. Poi spesso ci si rende conto, anche un attimo dopo, di avere forse esagerato, di avere magari offeso qualcuno e quindi ci si giustifica con la frase “dài, si fa per ridere”. Se si fa per ridere, allora va bene. È tutto perdonato.

All’epoca dei governi Berlusconi (sembra preistoria…) Roberto Benigni faceva satira sull’allora Presidente del Consiglio e concludeva i suoi monologhi con un “Silvio, si scherza, si fa per ridere, eh!” tanto per mettere le mani avanti e scongiurare qualche querela. Ma anche in quelle scuse dirette a Silvio si scorgeva una sottile e velata ironia, sulla suscettibilità del personaggio, ricordando il famoso “editto bulgaro” contro Biagi, Santoro e Luttazzi.

Se si fa per ridere, allora tutto è perdonato…  Ne siamo così sicuri? La strage compiuta sei anni fa a Parigi alla redazione di Charlie Hebdo dai fondamentalisti islamici sembrò purtroppo negarlo. Quei fatti suscitarono un nuovo dibattito sul problema della libertà di satira, problema peraltro vecchio quanto le società umane, perlomeno quelle sottomesse a poteri assoluti.

Infatti, mentre la tragedia ha origini nell’antica Grecia, la comicità – in quanto stile letterario – nasce sotto l’Impero Romano e le prime opere satiriche erano scritte in latino.

Nella democrazia ateniese il cittadino sceglieva con piena responsabilità di decisione tra il bene e il male, e per le scelte sbagliate la colpa e l’ira degli dei ricadevano su di lui: da qui il senso delle tragedie greche.

Roma invece era governata da un potere forte e centralizzato, che decideva del destino dei cittadini, ai quali non restava molto spazio di scelta. Ciò che era giusto o sbagliato veniva stabilito dal potere, e la trasgressione o il disaccordo erano puniti o emarginati. Si dovevano eseguire gli ordini come marionette, con scelte individuali ridotte o inesistenti e l’unica possibilità per i cittadini comuni era obbedire, comportarsi e agire – appunto – come burattini manovrati dall’alto. La comicità nacque quindi come sfogo e reazione all’imposizione di un comportamento omologato. Il personaggio comico era quello che non riusciva a comportarsi come richiesto, in modo “normale”. O che voleva a tutti costi impersonare il ruolo dettato dalla normalità, ma con risultati goffi e ridicoli. In questo caso era il modello stesso, quindi, quello del potere costituito, che veniva preso in giro. E questo ruolo della comicità è rimasto pressocché invariato nei secoli. Chi non ricorda Charlie Chaplin nei panni del Grande Dittatore?

C’è una frase legata al rapporto tra ironìa e potere – “una risata vi seppellirà” – che ha avuto origine tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Era lo sberleffo degli anarchici quando venivano arrestati, ed è stata poi ripresa dai movimenti di protesta, sia nel 1968 che nel 1977.  Il motto completo degli anarchici francesi recitava: «La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà». Gli anarchici ponevano l’accento sulla prima parte, cioè sulla fantasia capace di distruggere le vecchie regole della politica. Successivamente, la frase è stata rimaneggiata e usata per sbeffeggiare le forze dell’ordine durante gli arresti. La risata quindi è stata utilizzata come espressione di resistenza e complicità, una risata “rivoluzionaria”, con l’obiettivo di infastidire il potere.

Parrebbe dunque che fantasia e allegria aiutino ad affrontare la vita, grazie al loro effetto liberatorio, armi utili ad affrontare i problemi e a proporre idee nuove. Che ridere facesse bene lo avevamo intuito da tempo: lo sapevano i giullari, i buffoni di corte incaricati di divertire il re, gli unici autorizzati a sbeffeggiarlo e prenderlo in giro pur di strappare un sorriso.

La risata è l’espressione per eccellenza della gioia e della felicità. Lo dice pure un vecchio proverbio: ridere fa buon sangue. Oggi la conferma ci arriva anche dalla scienza: ridere fa bene al cuore. La risata è un vero e proprio farmaco: stimola la produzione di ormoni come adrenalina e dopamina, che a loro volta liberano endorfine ed encefaline, in grado di migliorare l’efficienza del sistema immunitario. Sembra provato che le persone allegre vivano più a lungo.

(1 – Continua)