CARLO BORDINI. Semplicemente Poeta

Qualcuno dice che i grandi poeti sono persone semplici. Come Carlo Bordini, classe 1938. Nato a Roma, un padre generale che influenzerà per sempre la sua vita, militante trotskista negli anni sessanta, insegnante di storia moderna presso il Dipartimento di Studi storici dell’università di Roma La Sapienza. Appassionato di Apollinaire, le sue “poesie narrative” sono state tradotte in varie lingue. È l’unico poeta italiano ad essere stato ospitato al Festival de Poesia Nicaraguense e al Festival de poesia de Bogotà.

E’ un pomeriggio di festa. Un primo maggio senza manifestazioni a cui partecipare. Carlo Bordini mi aspetta a casa. Il suo studio è pieno di libri. Sul tavolo un computer, carte con appunti. Alle pareti fogli di giornali, la foto di briganti del Sud Italia post Unità in catene, la loro estrema dignità. Da un lato una foto di Verlaine abbracciato a Rimbaud, due uomini semplici, quasi dimessi, a sottolineare che la poesia, quella vera, è semplicità. Mi racconta dei suoi viaggi in Sudamerica, l’importanza che questi paesi anche se più poveri di noi danno alla poesia. Ha partecipato a Festival importanti in Nicaragua, Colombia, Perù e Bolivia. Mi mostra un video di bambini, alunni delle scuole di Bogotà, che recitano le sue poesie.
Cos’è per te la Poesia? Quale funzione ha avuto nella tua vita?
La poesia è stata una necessità in un periodo particolare della mia vita. Ho iniziato a scrivere verso i diciotto anni quando ero ancora al liceo. Mi sentivo dentro a un tunnel di sofferenza, bloccato dentro. Mi ha aiutato a uscirne fuori e a rivedere la luce. Comunque per me è sempre stato naturale scrivere poesie. Ho smesso dai 24 ai 32 anni, durante la mia militanza politica in un gruppo trotskista, pensavo che fosse più importante, più utile, un mediocre rivoluzionario che un buon scrittore.
Appena sono uscito da questo trip politico ho ripreso a scrivere. Sono un ossessivo, sono della Vergine! In quel momento esisteva solo quello. Poi ho voluto vivere, mi sono accorto che non vivevo più. La vita mi stava scappando. Allora mi sono laureato rapidamente in storia, per me era facile perché avevo già dato qualche esame. Non ho fatto italianistica perché non volevo rientrare nel gergo della letteratura, l’istituzione letteraria non mi piaceva, volevo essere libero, scrivere quello che volevo, non frequentavo circoli letterari anche se il mio rapporto con i critici letterari è buono.
Hai qualche nuovo lavoro in programma?
Ho finito di scrivere da pochi giorni e mi sento in vacanza. Il bello è che non so cosa succederà domani, con la poesia non sai mai cosa succederà. La poesia è come una bella donna che ti viene a trovare quando vuole lei e tu la devi accettare quando viene, altrimenti rischi che non venga più. Ma non la devi cercare, quando la cerchi magari non c’è.
Spesso gli artisti hanno dei Maestri di riferimento, qual è il tuo?
A me piace molto Guillaume Apollinaire, credo sia il poeta che mi abbia influenzato di più, anche se ho sempre avuto la tendenza a non avere dei legami, dei maestri. Sono io il mio maestro.
Apollinaire lo amo per varie caratteristiche che riesce a fondere insieme. Per prima cosa è un poeta onirico, è lui che ha inventato il termine surrealismo che poi si è sviluppato con il movimento di Breton. Nello stesso tempo è estremamente razionale, quindi è in grado di unire razionalità e onirismo in una sintesi inimitabile dando vita ai suoi meravigliosi versi alessandrini. Questo poeta si trova all’inizio di un processo di cambiamento della poesia e come spesso succede l’inizio è migliore di quello che viene dopo, è l’alba. Infatti Apollinaire scrive in alessandrino e in rima però elimina tutta la punteggiatura, non serve. Il verso alessandrino, quello francese che ha una sillaba in più rispetto all’endecasillabo, è un verso più lungo; mi ritrovo nel suo verso lungo, quasi in prosa. Ho bisogno di espandermi. Di respiro.

Hai pubblicato una raccolta dove possiamo trovare le tue poesie?
Le mie poesie, scritte dal 1975 al 2010, sono state tutte riunite nel volume unico “I costruttori di vulcani”. All’interno si trova anche un poemetto di 12 pagine dal titolo “Polvere”, una riflessione sul come rinascere da un mondo che sta morendo. Questo viene considerato dalla critica uno dei miei lavori migliori insieme al Poema a Trotsky.
Per chiudere l’intervista, ci regali qualche tuo verso?
Da I costruttori di vulcani:
Microfatture
L’idea della catastrofe, una catastrofe silenziosa,
appena avvertita, ma inevitabile.
Oppure le microfratture psichiche,
le microfratture di un’anima.
La mia anima è piena di
microfratture. Sono i piccoli traumi nascosti,
dimenticati, che tornano ogni tanto, quando l’anima è sotto sforzo,
quando non te ne accorgi. Dentro sono franato tutto. Non me ne accorgo,
ma lo sono. Magari quando attraversi una strada e un rumore ti fa rabbrividire,
quando tremi alla pronuncia di un nome, quando
hai un improvviso soprassalto di insicurezza. Le microfratture
sono le telefonate e gli appuntamenti che ti snervano,
improvvisamente,
l’andare in una stanza e chiedersi: che ci sto a fare,
ecc. ecc.
tutto un elenco dei nervosismi, dei soprassalti, delle cose che ti feriscono,
e le minuzie che ti snervano, ecc ecc
il cervello che funziona troppo,

Sogno di Elena
Sognavo d’essere morta, eppure camminavo
per la stanza, per la casa
chiedendomi chissà, se la mia decom-
posizione era già cominciata
e se gli altri se ne sarebbero accorti.
Poi
cominciai a preoccuparmi per l’odore,
se si sentiva o no; e temevo, poi,
che avrei attaccato a qualcuno la
mia morte.

Autunno

Quando la fantasia
scopre l’invenzione di se stessa
si stanca
di inventare la realtà
non esistono le ore, non esistono i
giorni, l’esistenza e la vita si
confondono.

E’ questo il paradiso? O l’autunno?
l’inverno precede dunque l’autunno?
E’ questa la cabala?
così come la guerra precede la pace.
l’acqua è acqua di pozzo, molli onde,
concentriche.

Ciò che richiama il tuo incerto sorriso.
Un ricordo oltre i mari, oltre
le colonne di sole. Le foglie girano e
riportano indietro.

tu non immagini di vivere in un
castello incantato, e
di svegliarti dopo trent’anni, credendo
di aver dormito
dieci minuti

forse sono le ragnatele ad aver
dormito, o forse abbia-
mo dormito entrambi. abbandonai
nei tuoi terrori i miei. l’autunno
è appena iniziato.

A Silvia

ti ricordi quella mattina
attraversare piazza esedra
gremita
andare all’università a pie
di
aspettarti.

Le sue pubblicazioni:

Strana categoria, Roma, Stampato in proprio, 1975.
Poesie leggere, Siena, Barbablù, 1981.
Strategia, Roma, Savelli, 1981.
Pericolo, Reggio Emilia, Aelia Laelia, 1984.
Mangiare, Roma, Empirìa, 1995.
Polvere, Roma, Empirìa, 1999.
Purpureo nettare, Bergamo, Alla pasticceria del pesce, 2006.
Sasso, Milano, Scheiwiller, 2008.
Antologia: Pericolo, Poesie 1975-2001, San Cesario di Lecce, Manni, 2004.
I costruttori di vulcani, Luca Sossella editore, Bologna, 2010.
Assenza, Carteggi letterari, 2016.
Difesa Berlinese, Luca Sossella editore, 2018 (contiene quasi tutta la sua opera narrativa).
Pezzi di ricambio, ristampa Empirìa, 2019 (racconti e frammenti).

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