La leggerezza di leggere (3)

Senza fretta 

Montesquieu affermò di non avere mai avuto un dolore che un’ora di lettura non avesse dissipato. Anch’io, nel mio piccolo (senza volermi paragonare al grande filosofo francese), cerco le mie consolazioni nella lettura. Da adolescente, quando ero triste o col morale a terra, per cercare di risollevarmi, sceglievo un disco che facesse al caso, lo mettevo sul giradischi e lo ascoltavo a occhi chiusi, provando a consolarmi. Oggi, a qualche decennio di distanza, quando mi càpitano momenti di angoscia o di rabbia, anziché poggiare un disco sullo stereo preferisco prendere un bel libro che si addica al mio stato d’animo e al mio umore e immergermi nella lettura. Per questo ho sempre diversi libri pronti, col proprio segnalibro infilato nella pagina in corso, ciascuno adatto a ogni diversa condizione psicologica: romanzo classico, narrativa moderna, saggio storico…

Non leggo mai un libro alla volta, non aspetto di finire di leggerne uno prima di iniziarne un altro. Come non abbiamo mai un solo, unico, amico con cui intrattenerci in ogni circostanza, o non ascoltiamo mai una sola musica – sempre la stessa invariabilmente – così io non ho un solo libro con cui interagire. Ce ne sono sempre diversi sullo scaffale, che aspettano un mio cenno per parlarmi. E posso impiegare anche mesi a leggere un libro, perché non ho paura di indugiare, di tornare indietro, di riflettere su una frase o su di un aggettivo (a volte persino su di un avverbio…) magari riformulando con parole mie per verificare di aver davvero compreso quanto l’autore volesse dire.

Nell’epoca dei social network, dei tweet rabbiosi, dei post su Facebook spesso pieni di rancore e odio, delle chat e delle news lanciate senza riscontri, il libro resta un’àncora di salvataggio, un rifugio di sicurezza, di comunicazione rilassata, ponderata, tranquilla, senza fretta e senza assillo. Un libro non è un post o una notizia dell’ultimo minuto da pubblicare più in fretta possibile. E non c’è un algoritmo a produrlo o a sceglierlo. Quello che è stampato in un libro deve resistere nei decenni.

Nella lettura di un libro non dobbiamo coltivare la rapidità ma piuttosto la profondità, la durata, la riflessione. Nessuna fretta di sapere tutto subito: le tecniche di lettura rapida le lasciamo ai managers, ai dirigenti d’azienda.

Nelle prime pagine della Bibbia leggiamo di Dio che punisce Adamo ed Eva per la loro presunzione di voler accedere alla conoscenza, col semplice gesto di cogliere il frutto proibito. No, la verità non la si può raggiungere così facilmente, mangiando una mela, o cliccando su di un post. La verità e la conoscenza vanno conquistate poco a poco, a fatica, con pazienza, prendendo tutto il tempo necessario.

Con pazienza. I libri sono gli insegnanti più pazienti che potremmo mai avere. Ma sono anche i consiglieri più disponibili e saggi e, perché no, gli amici più tranquilli e fedeli che potremmo trovare. La letteratura è piena di metafore e di paragoni tra l’amicizia e la lettura.

(3 – Continua)