Storie della Shoah in Italia. I Giusti

I Giusti sono coloro che durante la seconda guerra mondiale salvarono dalla furia nazista intere famiglie di ebrei, semplicemente nascondendole e nutrendole per un periodo. Oramai, passati ottant’anni da quella orribile storia di soprusi e violenze, i sopravvissuti, sia tra i salvati che tra i salvatori, sono pochissimi, per questioni meramente anagrafiche. Nel documentario Storie della Shaoh in Italia. I Giusti, con la regia di Alessandro Arangio Ruiz, proiettato in anteprima all’auditorium della Confindustria a Roma domenica scorsa, ci sono interviste antiche e più recenti, che ci ricordano voci e volti di persone comuni che hanno rischiato la propria vita e quella delle loro famiglie per evitare che altre persone comuni, con l’unica colpa di appartenere ad un’altra religione, fossero arrestate, deportate e uccise nei campi allestiti da un’idea folle di razza. Ai salvatori, anche dopo molti anni, viene conferito dallo Stato di Israele, dopo una rigorosa indagine storico-scientifica che accerta l’effettiva realtà dei fatti, il titolo di Giusto.

 

 

Il film è una sorta di seconda puntata sul tema della Shoah, firmata dagli stessi due storici  – Amedeo Osti Guerrazzi e Isabella Insolvibile – che realizzarono, sempre con la regia di Arangio Ruiz, Storie della Shoah in Italia. I Complici, in onda tempo fa su Rai due.

Oltre alle vicende di personaggi passati alla storia anche grazie al cinema che li ha celebrati, come Schindler o Perlasca che riuscirono a salvare centinaia di ebrei, ci sono storie molto più piccole su cui ancora non si era fatto uno studio accurato. In Italia, tra il 1943 e il 1945, in tanti si prodigarono per proteggere i propri simili. Ecco quindi la storia della famiglia Fiorentini, salvata da Alberto Zapponini, editore della famosa Guida Monaci. O la vicenda del romano Mario Martella che salvò la famiglia Sabbatini, proprietaria della tipografia in cui lavorava, avvertendoli della retata del 16 ottobre al Ghetto e poi li nascose, continuò a lavorare come se niente fosse e, una volta finita la guerra, restituì la tipografia ai legittimi proprietari. Tra le altre anche la storia di Bruno Fantera che nel quartiere di San Saba, molto attivo contro tedeschi e fascisti, salvò la famiglia di Gino Moscati, che allora era il custode della Sinagoga di Roma.

La sala della proiezione era gremita di autorità, di addetti al lavoro e di famiglie ebree, venute a celebrare la bravura e la solidarietà di gentili che hanno permesso loro di esistere. Se non ci fossero stati i Giusti molte famiglie sarebbero sparite nel nulla dei forni crematori, è stato detto più volte. La Storia, quella con la S maiuscola, ci racconta, con dovizia di particolari e sacrosanta forza, quei tempi terribili, affinché non si ripetano più. Tuttavia, tra i presenti, prima della visione del documentario, nessuno ha fatto cenno all’eccidio che si sta attuando proprio in questi mesi contro persone comuni – donne bambini vecchi giovani – colpevoli soltanto di abitare da sempre in una striscia di terra che molti anni fa – nel 1948 – qualcuno ha deciso di assegnare agli ebrei che fuggivano dall’Europa martoriata dalla guerra. E colpevoli di essere correligionari dei terroristi di Hamas che il 7 ottobre scorso hanno messo in atto una vera e propria carneficina contro inermi famiglie di ebrei, causando milleduecento morti.

Si dice che quando si subisce un grave abuso si finisca per ripetere quell’abuso cambiando ruolo, incarnando cioè la veste dell’aguzzino invece che quella della vittima. E’ stato riscontrato per esempio in molti casi di pedofilia, ma anche certe violenze subite da bambini si possono inconsapevolmente agire nei confronti dei propri figli. Non è una regola, ma è una dura possibilità e ci si chiede se non scaturiscano da questa sindrome  alcune dichiarazioni impossibili da condividere fatte da potenti israeliani, i bombardamenti a tappeto sulla striscia di Gaza, che hanno causato fin qui 22,000 morti e sono considerati la risposta – ma quanto crudele e abnorme! – a quell’attacco mostruoso del 7 ottobre. Una escalation di dolore, morte, violenza, che rischia di non fermarsi mai.

Il documentario potrebbe ispirare un’idea di pace e di comunione tra i popoli. E ci auguriamo che questo sia l’effetto della sua proiezione e della sua diffusione, perché “la guerra fa schifo”, come dice Anna Magnani nel bel film per la TV del 1972 che racconta proprio quel periodo storico terribile, “1943. Un incontro”. Della guerra non abbiamo bisogno e dalla guerra si può uscire. Ce lo dimostrano le azioni, semplici e coraggiose, dei Giusti.

 

Storie della Shoah in Italia. I Giusti.

di Amedeo Osti Guerrazzi e Isabella Insolvibile

Montaggio di Marco De Marinis

Regia di Alessandro Arangio Ruiz

musiche originali di Leonardo Svidercoschi

filmati di repertorio dell’Istituto Luce e del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea)

Venerdì 26 gennaio in seconda serata su Rai Tre