Re Lear

Al Teatro Eliseo, Re Lear di William Shakespeare per la regia di Andrea Baracco, capace di mettere in scena l’intenso e complesso animo umano all’interno del rapporto più stretto e viscerale che l’uomo conosca, quello tra padri-figli/figlie. Una lente che a progressivo ingrandimento osserva la complessità relazionale ed il suo doloroso tormento fino alla totale distruzione del rapporto, con la morte.
La tragedia si snoda attraverso la storia di Re Lear e nel contempo si intreccia alle vicende parallele del Duca di Gloucester. Re Lear superbamente interpretato da un grande ed appassionato Glauco Mauri nei suoi 90 anni,decide di lasciare il trono ed affidare il regno alle sue tre figlie in cambio di un patologico amore incondizionato e devozione assoluta. Le prime due, Goneril e Regan ipocritamente promettono di aderire alle egoistiche richieste paterne. L’ultima, Cordelia, afferma con piglio deciso di amare sinceramente suo padre ma un giorno, perché amerà anche suo marito, il suo sentimento nei confronti del padre non potrà essere assoluto ed incondizionato. La giovane finirà per pagare con la morte la sua sana posizione relazionale ed il rifiuto della volontà paterna.
All’incredulità ed indignazione di Re Lear si intreccia la vicenda altrettanto complessa del Duca di Gloucester interpretato da un più che convincente Roberto Sturno, protagonista assoluto del suo amore per Edgar, figlio legittimo e prediletto, e del mai celato rifiuto nei confronti di Edmund, figlio illegittimo, mai accettato, tanto da spingere costui ad eliminare con la morte fratello e padre.
Un’opera di grande attualità nella rappresentazione di un padre, Re Lear, incapace di vedere l’altro separato da sé come essere dotato di una propria autonomia. Un padre che chiuso nella sua vanità e narcisismo, nella assurda pretesa di sottomissione, perpetuerà l’idea di un amore esclusivo fino a perdere le coordinate mentali di se stesso per ritrovarsi solo ed in preda alla follia.
Un padre, il Duca di Gloucester incapace di amare un figlio illegittimo se pur nato da una relazione di forte passione.
Padri che non sanno amare in modo sano e figli rivali, critici, collerici più che complici.
Scenografia molto ben articolata in una verticalità fatta di porte, trasparenze, scale il tutto in una penombra complessizzante ancor più la complessità dell’opera. Attori che entrano ed escono dalla scena coinvolgendo il pubblico, in un movimento che conferisce fluidità all’opera. Costumi moderni, ben scelti. Ottima compagnia. Mauri e Sturno due pilastri capaci di pregevole interpretazione fatta di tanto, e di conferire tutte le sfumature dell’animo umano che Shakespeare ha voluto dare ai due personaggi.
Una regia veramente ben riuscita.

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Gabriella Montecalvo

Gabriella è Medico Psichiatra ed appassionata di Teatro. Con le sue recensioni ci racconta la realtà dei teatri romani con una lucida ed elegante interpretazione e con particolare attenzione agli aspetti psicologici. La sua narrazione è avvincente come le pieces che ci racconta e spiega.

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