L’onda lunga delle donne

 

Un’onda lunga si è alzata.

Si vede dagli omicidi, tutti uguali, che si susseguono negli ultimi giorni in maniera esponenziale e orribile: l’uomo uccide la donna con cui ha condiviso un tratto di vita importante, una relazione d’amore, un matrimonio, a volte una famiglia, e poi, in qualche caso, si uccide.

L’odio verso le donne non è una cosa tipicamente italiana, purtroppo.

A Parigi, sui bastioni della Senna nei pressi del ponte di Notre Dame ho letto una lunga scritta in ricordo di una donna ammazzata dal suo compagno qualche anno fa. Nelle edicole c’erano titoli su femminicidi francesi. A Barcellona l’affittuaria del B&B che occupavo mi ha parlato di donne morte ammazzate per mano dei loro compagni e della condizione femminile in Spagna, forse migliore – diceva –  di quella dell’Italia, ma pur sempre gravosa.

E’ un segno molto chiaro di un malessere profondo covato in una società che non ha saputo stare al passo coi cambiamenti che ha generato. Una società schizofrenica che da una parte ha felicemente sdoganato tabù sessuali, dall’altra non ha saputo mantenere la dignità della persona umana, maschio o femmina che sia…. e se si umilia un uomo, quell’uomo umilierà una donna, che nel suo immaginario, per abitudine ancestrale, sta un gradino sotto di lui.

Un’onda lunga si è alzata, è inarrestabile, ma miete vittime. Starla a guardare dà forza, ma sgomenta, perché è un’onda fatta anche di sangue e di soprusi subiti, di sostanza dolorosa, che per quanto si scelga e si decida di alleggerire con canti, danze, poesie, sorellanza e creatività, proviene comunque e sempre da un campo minato.

Dobbiamo far capire agli uomini che abbiamo accanto che va cambiato lo schema, va rinnovato il pensiero, va ribaltata la visione del mondo. Che non deve essere più maschio alfa al comando, femmina un passo indietro, e non deve neppure essere maschio incapace e femmina forte e migliore in assoluto, va cercata una via comune, una via che ci porti verso la parità dei sessi nella comunione d’intenti di crescita. E non dobbiamo stancarci mai di lottare per cambiare il nostro stesso sentire, fatto di tradizioni che non amavano le donne e di abitudini indotte dalle donne che sono venute prima di noi per alleviare il peso della nostra subalternità storica. Tutto questo sarà pure utopia ma è l’unica soluzione possibile.

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Simona Fasulo

Si occupa delle rubriche "La sdraio", "A proposito di donne" e "Leggerescrivere" Simona ha imparato a scrivere a quattro anni, copiando le lettere dell'alfabeto dai compiti in classe delle zie insegnanti, a sette ha cominciato a scrivere i suoi pensieri. Presto ha fatto della sua abitudine un mestiere. Ha scritto per i giornali, per la radio, per la televisione. Ha smesso cento volte senza smettere mai. Ha usato la forma orale delle parole per tanto tempo, lavorando a Radio Rai; la forma scritta, immaginando decine di personaggi da far vivere nei suoi originali radiofonici, o nei racconti da leggere in diretta nei suoi programmi. Nel 2000 ha cominciato a scrivere per la lunga serialità televisiva, e ha messo le sue parole al servizio di idee collettive, imparando un altro mestiere, perché i mestieri della scrittura sono infiniti. Nel frattempo insegnava ai volenterosi aspiranti sceneggiatori e narratori alcune regole della scrittura. Ha scritto decine di racconti. Quelli scritti per la sua rubrica di cibo e letteratura su Radio Uno (“Pepe, Nero e gli altri”) sono stati pubblicati nel 2000 da Mursia nella collana Golosia. Dal 2013 conduce un laboratorio di lettura e scrittura nel carcere di Rebibbia. Negli ultimi anni ha dato immagine alle sue parole scrivendo e realizzando documentari per Rai Storia. Da Anna Magnani a Roberto Rossellini, da Vittorio Emanuele Orlando a Antonino Caponnetto, da Goliarda Sapienza a Alba de Céspedes, hanno ripreso vita italiani trascurati dall'Italia, che però l'Italia hanno contribuito a farla.

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