Hard & Soft brexit

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La signora May è costretta dall’esito dei seggi a rivedere la modalità della Brexit che diventa un elemento chiave della trattativa in corso per un’alleanza di governo con il piccolo partito unionista nord-irlandese. Il Dup è un partito omofobo, antiabortista, estremista sotto molti aspetti, ed è favorevole ad una “soft Brexit”, necessaria per mantenere una frontiera aperta con la repubblica d’Irlanda, ovverosia con la Ue, e per mantenere la pace nella regione. Può darsi che la coalizione non si faccia alla fine. L’ex-premier conservatore John Major, consiglia infatti alla signora May di mettere su un governo di minoranza, creando accordi di volta in volta con altri partiti, piuttosto che con una delle due parti in causa nel conflitto nord-irlandese. Insomma un gran pasticcio per i sudditi di sua Maestà che sicuri della propria autonomia e della propria indipendenza, tanto da star fuori della moneta unica, e sicuramente capaci di guadagnare con la finanza nell’isola felice londinese della City, si ritrovano improvvisamente a fare i conti con una realtà che non immaginavano fino a solo un anno fa. Si parla di richieste, per attutire gli effetti di una Gran Bretagna fuori da mercato comune e unione doganale, della possibiltà di ottenere l’esenzione da dazi per settori specifici, per esempio industria dell’auto e banche, pagando in cambio una parte del budget Ue e continuando ad accettare la giurisdizione della Corte Europea. Ma la UE otterrebbe poco in cambio e potrebbe non avere interesse a fare concessioni simili. Cara pallida Albione sempre più pallida, non sempre possiamo fare il gioco delle due scarpe.