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Un nemico del popolo al Teatro Argentina

A ridare vita all’opera di Ibsen, scritta nel 1882, c’è un grande attore, Massimo Popolizio, qui anche regista, la cui maestria non ha bisogno di stravolgere il testo per attualizzarlo. E così propone, come a suo tempo il drammaturgo norvegese, il tema cardine: il potere, la corruzione, i conflitti sociali, etici e politici di una società che non ha a cuore la comunità, che non ha alcun interesse a proteggere le singole persone ma si getta unicamente sull’interesse capitalistico. Il racconto è affidato ai personaggi di una piccola città di provincia, dove gli abitanti sembrano vivere in apparente armonia. Qui, un conflitto etico-politico contrappone due fratelli. Il dott. Stockman e suo fratello, sindaco della cittadina. Attraverso una serie di analisi chimiche di laboratorio, il dott. Stocknan, eticamente serio nell’esercizio della sua professione, scopre che le acque termali della sua città sono contaminate. A tale proposito pensa di avvisare pubblicamente la popolazione, a protezione della stessa e di avviare una serie di interventi di manutenzione, necessariamente costosi e la chiusura temporanea dello stabilimento. Il sindaco che è anche suo fratello assume un’altra posizione. Vuole mettere a tacere tutto, a protezione del benessere economico della popolazione, e della sua posizione. Il dottor Stockman prosegue nel suo intento, certo di avere l’appoggio e la gratitudine della cittadinanza. Passo dopo passo scopre che al contrario tutti lo osteggiano nella decisione a volere rendere pubblico quanto scoperto. La notizia rompe gli equilibri, scatena una lotta di potere che cambierà la vita di Stockman ma non si sottrae. Nonostante tutto decide di combattere per la verità, a sue spese. Perde il lavoro, la sua casa assediata, la famiglia offesa, e da paladino viene additato come un “nemico del popolo”. Popolizio nella sua quasi imbarazzante bravura non ha alcuna difficoltà ad interpretare una viva, accorata e sentita ribellione contro la tirannia e la corruzione di chi è al potere, e dove chi è guidato tende a soggiacere per salvaguardare l’interesse personale.
Popolizio per fortuna ha ancora a cuore il teatro rispetto a tanti che nella rivisitazione di testi propongono qualcosa di irriverente. Qui il nuovo avanza lentamente, a piccoli passi, senza nostalgia del passato, grazie anche ad un cast di tutto rispetto. Grazie ad una grande e bravissima Maria Paiato, in un azzardato ma riuscitissimo ruolo maschile, quello del sindaco. Essenziale ed efficace costruzione scenica fatta di poche sedie e qualche arredo metallico. Proiezioni di grande effetto e musiche in perfetta armonia. Una particolare attenzione ai suoni con l’originale costruzione del pubblico nel pubblico. Sulle ultime battute, si illumina il retropalco ed il dottor Stockman lentamente scompare, deluso ma pur sempre fermo nella sua idea. Si spengono le luci ed il pubblico, emozionato e pieno di gratitudine, applaude.

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