La dieta di parole

Perché si scrive? Per esprimersi, per mettere a fuoco un pensiero, per capire di più, per spiegarsi, perché non se ne può fare a meno, per sentirsi meno soli, per rilassarsi? Per queste e altre mille ragioni.
Per chi si scrive? per un pubblico immaginario, per noi stessi, per qualcuno in particolare?
Tutti scriviamo qualcosa prima o poi. Dal componimento scolastico alla lettera d’amore a tutti è capitato di cimentarsi con le parole. Non per questo però siamo tutti scrittori. Il libro, come tutto in questo mondo che macina prodotti, è un bene di consumo, quindi è assai più facile di un tempo pubblicare. E non c’è niente di male a farlo, se se ne sente proprio l’urgenza. Come?
Su ogni pagina facebook c’è la pubblicità di un sedicente editore che cerca nuovi poeti, narratori e saggisti. Se lo contattate a volte vi viene fatta una richiesta di denaro o comunque dovete assicurare l’acquisto di un tot di libri, perché ovviamente nessuno rischia in proprio su uno sconosciuto.
Ci sono poi i premi letterari: inviare i vostri elaborati può farvi capire se vale o no la pena di continuare. Magari siete bravi e fortunati e c’è una casa editrice nella giuria del premio che si incaricherà di pubblicare gratuitamente il vostro lavoro.
Poi ci sono gli agenti letterari. Quelli seri leggono il vostro scritto e se lo ritengono valido lo sponsorizzano presso le case editrici. A questo punto, potreste avere addirittura un contratto e se l’editore è abbastanza ricco e serio, potrebbe proporvi l’incontro con un editor.
Chi è l’editor? Un esperto che saprà darvi i consigli giusti. L’editor serve a mettere a punto, a raddrizzare un personaggio, un passaggio, a correggere uno snodo che funziona poco. Spesso aiuta a fare i giusti tagli, difficili da decidere da soli.

(Raymond Carver)
Gordon Lish è stato l’editor di Raymond Carver, e gli ha salvato la vita. I racconti di Carver erano belli, ma erano troppo lunghi, troppo poco essenziali. Il minimalismo imperava nell’arte, nel design, nell’architettura, e in letteratura. L’imperativo era: pochi aggettivi, pochi avverbi, descrizione minima di cose comuni. Lish è uno scrittore, ha fondato e dirige riviste letterarie, vede l’enorme potenziale di Carver e prende in carica i suoi racconti, facendo un restyling all’osso. Stordito dalla manipolazione Carver gli scrive in preda al panico: “Qui è in gioco il mio equilibrio mentale… Sento che se il libro fosse pubblicato nella sua attuale forma revisionata, non riuscirei più a scrivere un altro racconto”. Però ha bisogno di guadagnare per vivere e mantenere la famiglia e col suo lavoro di scrittore fin lì non ce l’ha fatta. Lish sa quel che fa e pubblica la raccolta “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, che dopo la sua “dieta di parole” ha un enorme successo: Carver diventa per tutti un grande scrittore.
Se siete scrittori e incontrate un Gordon Lish sul vostro cammino siete fortunati, ma ricordatevi che niente sarà indolore.

(Raymond Carver e Gordon Lish)
P.S. Una volta stabilizzatosi nella fama, Carver poté pubblicare senza passare sotto la mannaia di Lish. Quando, dopo la sua morte avvenuta nel 1988 a soli cinquant’anni, la seconda moglie curò la versione integrale di quella raccolta amputata, ripubblicandola con il titolo originale di “Principianti” noi lettori potemmo scoprire quanto erano più belli i racconti senza dieta di parole.
Ma la storia – anche quella letteraria – a volte ci sorprende.

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